È raro vedere riconosciuta ai giovani la capacità di gestire il rapido cambiamento antropologico in atto, che porta a vivere il tempo come un eterno presente e lo spazio come una navigazione e non più come un cammino fatto di regole certe1. Eppure, gli argonauti2 digitali – la nuova generazione che ha per bussola lo smartphone – sanno abitare l’era dell’interconnessione, trasformano il deserto delle opportunità in oasi, sono autodidatti, imparano lingue, crescono in società multiculturali e si raccontano attraverso l’esperienza della fotografia e di brevi messaggi. Per loro, la novità è abitare la Rete in modo diverso rispetto alla generazione dei loro genitori3.
È passato mezzo secolo dal 1968. Per paura di perdere il poco che hanno conquistato da soli, i giovani del terzo millennio non rivendicano insieme i loro diritti sociali, ma sono tutt’altro che passivi e defilati. Subiscono lo sfruttamento di lavori malpagati e di affitti proibitivi, tuttavia il loro silenzio è una forma di resilienza, simile a un guscio di protezione. La loro generazione pone interrogativi all’intero sistema educativo e sociale: verso quale meta sono orientati? In quale modo accompagnarli? Quale dialogo è possibile?
La ricchezza che rappresenta la loro età nella società italiana – in termini di idee, vitalità, speranza e progetti – sta purtroppo diminuendo: nel 1991 i giovani fino ai 34 anni erano 26,7 milioni, il 47,1% della popolazione; nel 2017 sono scesi a 20,8 milioni, il 34,3% della popolazione. Che cosa è cambiato e su quali contenuti si possono ritrovare le varie generazioni per camminare insieme e passarsi il testimone?
Sguardi che si incrociano: giovani e adulti
Bisogna riconoscere che l’analisi della situazione dei giovani è in genere condizionata dalla prospettiva dell’adulto. E se i giovani fossero vittima di una narrazione più sbilanciata sulle paure che sulla speranza, più tesa a insegnare che a educare?
Franco Nembrini4 rievoca alcune tesi del mondo antico riguardanti i giovani. Quella di Socrate, datata 470 a.C.: «La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, si burla dell’autorità e non ha alcun rispetto degli anziani. I bambini di oggi sono dei tiranni, non si alzano quando un vecchio entra in una stanza, rispondono male ai genitori. In una parola, sono cattivi». E ancor prima, nel 720 a.C., Esiodo affermava: «Non c’è più alcuna speranza per l’avvenire del nostro paese se la gioventù di oggi prenderà il potere domani, poiché questa gioventù è insopportabile, senza
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