PAOLO VI E IL CONCILIO VATICANO II

Quaderno 4038

pag. 452 - 468

Anno 2018

Volume III

15 settembre 2018

ABSTRACT – La canonizzazione del beato Paolo VI, il Papa che seppe sapientemente condurre e accompagnare fino alla fine il Concilio Vaticano II, ci dà l’opportunità di ripercorrere, seppure sinteticamente, alcuni momenti significativi dell’evento conciliare.

Fin dall’inizio del suo pontificato Montini avvertì fortemente la responsabilità del lascito del suo predecessore, cioè di guidare la più grande assemblea episcopale mai riunita nella storia della Chiesa, la quale avrebbe portato a un rinnovamento profondo del cattolicesimo non soltanto da un punto di vista dottrinale, ma anche – anzi, soprattutto – pastorale, liturgico e spirituale. Egli guidò i lavori conciliari, mettendo a frutto la sua precedente esperienza di abile negoziatore e operando pazienti mediazioni tra le diverse anime del Concilio e, quando era necessario, intervenendo con decisioni personali al fine di assicurare il maggior consenso possibile alle deliberazioni conciliari, o, alcune volte, avocando a sé la decisione di alcune questioni importanti, come ad esempio la riforma della Curia romana, la questione del celibato sacerdotale e il delicato problema della regolamentazione delle nascite.

Paolo VI inoltre fece modificare alcune parti del Regolamento, in maniera tale che potesse assumere in modo più incisivo e visibile la guida del Concilio, eliminando il problema, denunciato da molti, di una sua presunta «acefalia».

Nell’articolo vengono esaminati i casi più significativi in cui Paolo VI, soprattutto nella terza e quarta sessione, intervenne nel Concilio (sia nell’Assemblea generale sia nelle Commissioni) e le motivazioni per cui lo fece. «Il Papa – affermerà – non è il semplice notaio del Concilio. Ha la sua responsabilità davanti a Dio e alla Chiesa».

Purtroppo questi interventi sono stati a volte considerati come indebite ingerenze, anche quando essi avevano come fine quello di allargare il consenso dell’Assemblea alla linea riformatrice. In realtà egli agì nel pieno rispetto delle sue prerogative e dei suoi poteri.

Secondo J. W. O’Malley, Paolo VI svolse nel Concilio almeno quattro ruoli diversi. A volte egli volle agire come «vescovo tra i vescovi», presentando quindi emendamenti che le Commissioni incaricate erano libere di accettare o meno. Ma, in quanto capo del Concilio, egli assunse tre ruoli direttivi distinti: a) agì da arbitro supremo delle dispute procedurali, anche in prima istanza; b) agì da promotore per assicurare in ogni caso la quasi unanimità nell’approvazione dei documenti conciliari, perché il Concilio non doveva terminare con vincitori e vinti, pena il pericolo di uno scisma nella Chiesa; c) agì da garante dell’ortodossia cattolica, cioè nel conservare integra la verità della fede pur nel variare delle sue forme di trasmissione all’uomo moderno.

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PAUL VI AND THE VATICAN COUNCIL II

The canonization of the blessed Paul VI, the Pope who knew how to wisely conduct and accompany Vatican Council II to its conclusion, give us  the chance, even if somewhat briefly, to retrace some significant moments of the conciliar event at which he was a propeller and tireless «mediator», in search of harmony and communion among the council fathers. The most significant cases are examined in which Paul VI, especially in the third and fourth sessions, intervened at the Council (both in the General Assembly and in the Commissions) and the reasons why he did so. These interventions did not undermine the freedom of the Council, as he acted in full respect of his prerogatives and his powers.

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