RECENSIONE

Daniele Ventre (ed.)

LIRICI GRECI

Lirici greci

Vincenzo Ruggieri

Quaderno 4126

pag. 412 - 413

Anno 2022

Volume II

21 Maggio 2022
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Occorre riconoscere subito il grande impegno e la passione profusi da Ezio Savino nel maneggiare «questi grani arroventati di poesia» (p. 14): si tratta dei 18 maggiori poeti della lirica greca arcaica. Si deve aggiungere parimenti l’attento e paziente lavoro di Daniele Ventre nello stabilire il testo di vari frammenti: egli ha rifinito quanto purtroppo Savino ha dovuto lasciare non tradotto, ipotetico (le traduzioni in Teognide, Simonide, l’auspicato cambio testuale del frammento 17 di Saffo ecc.).

Le voci proposte nel corposo volume sono quelle giambiche di Archiloco, Semonide di Amorgo, Ipponatte; seguono i canti elegiaci di Callino d’Efeso, Tirteo, Mimnermo, Solone, Teognide, Focìlide, Senofane, Crizia; si arriva all’amata lirica monodica di Saffo, Alceo, Anacreonte; e si termina con la lirica corale di Alcmane, Stesicoro, Ibico e Simonide.

Sono le voci nuove, i poeti che hanno in gran parte abbandonato la musa omerica, quella delle grandi impalcature palaziali: si tratta delle liriche che, dal VII al IV secolo a.C., hanno espresso nuovi temi, conflitti, gioie, smanie, sentimenti, un universo canoro emerso da un cratere chiamato «io» (egō). Questo pronome, rarissimo prima, ma onnipresente ora, è il tramite per cui tutto il magma umano fuoriesce, esplode e si esalta in un canto che indica e riflette, ovviamente, un’altra società. In effetti si annuncia nuovo, irriverente, ma vero e ambivalente, il provocante apparire di Archiloco: «Eccomi, io! Servente d’Urlante Signore / io, che maneggio regalo amoroso di Muse». Si tratta del frammento 1, che Savino intenzionalmente assume come metronomo sottostante alla sua originale traduzione.

Ventre confessa che il suo compito nel «curare» questa gigantesca opera tocca anche la stessa versione saviniana, «in quanto opera poetica di secondo grado, pienamente autonoma e al contempo correlata agli originali» (p. 15). Per rendere vivo il verso arcaico, egli ha cesellato la sua traduzione in modo da incarnare, dove e come possibile, una forma di musicalità, di ritmo, di esuberanza o delicatezza, effetti altrimenti lasciati dimessi in una piatta, meccanica traduzione.

Se il lettore si sofferma sul noto frammento 7 di Semonide sulla donna, può notare come Savino incalzi differentemente su un identico verso (v. 96 e v. 115), offrendo una versione italiana testualmente diversa, ma ben intonata allo spirito del verso originale. L’inizio del noto frammento 31 di Saffo non si attiene a una normale traduzione; al contrario, Savino non attenua il peso dell’iniziale verbo e pronome (phainetai moi, da quasi tutti i traduttori reso con «mi sembra»), ma erompe con: «Chiarissimo, per me». Qui si gioca il rischio della traduzione, l’acuto della corda sulla lira.

La filologia, per Savino, non è stata solo quella scienza positiva capace di stabilire e offrire al lettore un testo antico, grazie allo studio delle fonti dirette e indirette, ma è stata anche un’esigenza interiore nel rinvenire nel verso quella musicalità che a noi moderni non è pervenuta.

Savino e Ventre sono stati «cesellatori di misura», non solo nell’essere filologicamente vicini al textus receptus, ma anche nel tentare di offrire al lettore il movimento dell’emozione di quell’«io» apparso di recente sulla scena, il tormento del bello, il ritmo della parola, quasi a supplire alla tragica scomparsa della musica. La musica è l’illustre assente, ma già all’inizio siamo informati: «L’intento è di offrire al lettore almeno l’eco recondita dei trilli di cetra, degli squilli di flauto, delle note taglienti di iambuke» (p. 14), riportandoci a vedere nuovamente Alceo con la sua lira e con accanto Saffo (sul kalathos attico del pittore di Brygos, ca. 470 a.C.).

Il volume raggiunge il suo scopo, quello di offrire in traduzione la lirica greca arcaica. Con quest’opera il lettore è indotto a una duplice esperienza, emotiva e intellettuale, sia nel centellinare i versi, tentato com’è di volgere costantemente lo sguardo su entrambe le colonne del testo – greco e italiano –, sia nel seguire possibilmente la risonanza musicale di una stessa bellezza, fermandosi, quando possibile, sull’arcana scansione ritmica del greco.

Lirici greci
tradotti da EZIO SAVINO;
testo greco, integrazioni a cura di DANIELE VENTRE
Milano, Crocetti, 2021, 784, € 35,00.

 

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