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Al di fuori della ristretta cerchia dei cultori della materia, non sono in molti a conoscere il sostanziale contributo dato alla creazione delle basi di una moderna geografia da un trevigiano, Giovanni Battista Ramusio, vissuto tra gli anni Ottanta del XV secolo e la seconda metà del secolo successivo.
Egli infatti veniva ricordato anche dalle cronache dell’epoca per i suoi incarichi e meriti in campo diplomatico, avendo percorso fin da giovane i gradini della carriera pubblica negli apparati di potere della Serenissima, in un periodo storico particolarmente complesso per lo sviluppo e, in certi momenti, per la stessa sopravvivenza della Repubblica di Venezia.
A far emergere il suo ruolo di appassionato cultore della materia geografica provvede questo libro di Andrea di Robilant, il quale, con una ricostruzione puntuale e ben documentata, fa luce non soltanto sulla passione di Ramusio per le nuove conoscenze geografiche, ma anche, e soprattutto, sulla sua sapiente e certosina opera di acquisizione di materiale, rapporti e lettere di difficile reperibilità, se non addirittura spesso secretati, fonti di inestimabile importanza per impostare le basi di un nuovo sapere destinato a modificare e sostituire i canoni tolemaici, da sempre considerati con timore reverenziale.
Il volume passa in rassegna quelle che nel Rinascimento potevano legittimamente considerarsi le principali fonti di conoscenze delle nuove terre, scoperte da avventurieri ed esploratori al servizio delle più importanti potenze marinare dell’epoca, includendovi il libro che un altro veneziano, Marco Polo, aveva scritto alcuni secoli prima, Il Milione. L’A. ricorda le modalità con cui Ramusio riesce ad acquisire queste fonti, illustrando anche il complesso intreccio di amicizie e conoscenze utili a tal fine.
Il secondo merito di Ramusio è la sua volontà di diffondere questa conoscenza attraverso una pubblicazione da lui curata, Navigationi et Viaggi, in tre volumi, dedicati alle terre dell’Africa e dell’India (il primo) e del Sudest asiatico (gli altri due). In questa operazione giocano un ruolo fondamentale l’amicizia e la comunanza di interessi conoscitivi con lo stampatore ed editore Tommaso Giunti, di famiglia toscana ma trapiantato a Venezia, che allora si proponeva al mondo intero quale centro primario e di eccellenza di stampa e di diffusione libraria. Anche su questo aspetto della pubblicazione dell’opera Navigationi et Viaggi l’A. appassiona il lettore con il racconto di vicende particolari e rocambolesche, dal desiderio di Ramusio di non firmare il primo volume alla pubblicazione anticipata del terzo volume rispetto al secondo, previsto nel piano complessivo dell’opera, all’incendio che distrusse l’impianto di stampa del Giunti e, infine, alla pubblicazione postuma, ma in questo caso con il nome del suo autore, del terzo volume.
Il libro si conclude con un autentico coup de théâtre, in linea con lo spirito di avventura che pervade deliziosamente l’intera narrazione. L’A. ricorda infatti che, nelle sue ricerche dei luoghi in cui è vissuto e ha operato Ramusio, ricorreva il riferimento a una dimora di campagna, Villa Ramusia, in cui il personaggio di questo libro si rifugiava per meditare sulle sue acquisizioni e studiarne i diversi aspetti utili alla pubblicazione. Ebbene, soggiunge l’A., ai giorni nostri, ormai da qualche anno, quella residenza che a suo tempo era assurta al ruolo di cenacolo di appassionati umanisti, dopo varie vicissitudini, ormai abbandonata e in rovina, è stata acquistata e ristrutturata da un docente dell’Università Ca’ Foscari, il geografo Giovanni Vallerani e dalla moglie, ed è tornata a essere un punto di incontro per intellettuali e accademici.