Il documento Quo vadis, humanitas? (QVH) è stato pubblicato dalla Commissione teologica internazionale con l’intento di riflettere sulle profonde trasformazioni culturali, scientifiche e tecnologiche che stanno segnando il nostro tempo[1]. Il testo è stato approvato all’unanimità durante la sessione plenaria del 2025 e autorizzato alla pubblicazione il 9 febbraio 2026 dal card. Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, previo assenso di papa Leone XIV, in occasione del 60° anniversario della Costituzione pastorale Gaudium et spes (1965-2025).
Con tale documento, la Commissione teologica internazionale intende mettere in dialogo l’antropologia cristiana con le trasformazioni tecnologiche contemporanee, riconoscendo il valore dello sviluppo, ma allo stesso tempo denunciando i rischi di un progresso senza orientamento etico, ispirato da visioni prometeiche dell’umano, quali il transumanesimo e il postumanesimo, che puntano a superare o sostituire l’uomo con la tecnologia.
La vera umanizzazione non può scaturire dal semplice potenziamento tecnologico, bensì dall’accoglienza consapevole del dono di Dio e dalla responsabilità verso l’intera umanità. In questo quadro, l’inquietudine che accompagna la condizione umana si trasforma in quella tensione verso il «transumanar» – così come evocato da Dante Alighieri nel Paradiso, canto I, verso 70 –, ovvero quell’anelito a una divinizzazione che supera ogni limite umano, suggerendo che la vera crescita dell’uomo risiede nell’apertura al Mistero e nella capacità di trascendere sé stesso.
Cambiamento culturale epocale
Il documento riflette, nell’Introduzione (cfr QVH 1-20), sulle sfide che l’umanità sta affrontando nel mondo contemporaneo a causa dei rapidi progressi scientifici e tecnologici. «[Si] tratta, dunque, di riproporre oggi l’antropologia cristiana in un dialogo aperto e critico con le istanze più recenti delle culture e dell’esperienza umana, cercando di interpretarle alla luce dell’antropologia cristiana» (QVH 7). Il punto di partenza è la constatazione dell’ambivalenza della condizione umana: da una parte, la grandezza e le potenzialità dell’essere umano, evidenziate dallo sviluppo della scienza e della tecnologia; dall’altra, la sua fragilità, segnata da malattia, morte, guerre, disuguaglianze e sofferenza. Secondo il testo, questa tensione non deve essere semplificata né esaltando solo il progresso, né rassegnandosi ai limiti umani.
Il cambiamento culturale contemporaneo obbliga a interrogarsi sull’identità dell’umano. Per affrontare tale riflessione, il documento propone alcune categorie fondamentali: lo sviluppo umano, la vocazione dell’uomo, la questione dell’identità personale e sociale e la dimensione drammatica della storia umana, cioè il fatto che ogni persona costruisce la propria vita attraverso scelte libere, in situazioni concrete e spesso difficili. In questo processo l’identità non è qualcosa
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