RECENSIONE

INTRODUCTION À LA RÉFLEXION PHILOSOPHIQUE

Veronica Petito

Quaderno 4073

pag. 512 - 513

Anno 2020

Volume I

7 Marzo 2020
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Scrivere un’introduzione alla filosofia significa già inoltrarsi nel cammino della riflessione che interroga il senso dell’umano. Per questo il testo di Paul Gilbert, professore emerito di Filosofia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, non è propriamente un manuale, ma intende introdurre allo sforzo di «pensare filosoficamente». L’esposizione, d’altra parte, è sistematica e ha soprattutto l’obiettivo di aiutare gli studenti che terminano il primo ciclo di Filosofia a rivedere la loro capacità di armonizzare il «discorso filosofico».

Che cosa è dunque la filosofia? Provando ad articolare una possibile risposta, l’autore preferisce seguire il modo di procedere della filosofia, piuttosto che assumere dati fissati e isolati in anticipo. Il percorso si snoda così attraverso quattro tappe essenziali: 1) gli elementi fondamentali della comprensione che la filosofia ha di se stessa; 2) i grandi momenti della riflessione filosofica; 3) la crisi dell’«idea delle realtà» (la realtà sensibile non può infatti essere considerata l’unica realtà, se non in un approccio «ingenuo»); 4) i princìpi primi che orientano da sempre la questione filosofica.

La prima parte, dedicata al lessico, analizza il termine «filosofia», la struttura in cui è presentato il linguaggio filosofico e il confronto tra «discorso filosofico» e «discorso mitico». Qui, dopo una disamina del termine sophia, vengono delineati i vari significati del logos, inteso come lingua, discorso, parola, linguaggio. È il linguaggio ad articolare, unificandoli, i diversi livelli del logos, ma solo la filosofia assume in sé tutti questi significati, le condizioni cioè della lingua, del discorso e della parola, per costituire un linguaggio autentico. Essa è dunque pienamente linguaggio (cfr p. 52). Questa prima parte si conclude sottolineando l’idea che, se il progetto delle scienze non è molto diverso da quello della filosofia, tuttavia questa si differenzia da quelle per l’appartenenza al linguaggio e alla parola.

La seconda parte del volume si occupa di alcuni grandi temi della filosofia. Nel IV capitolo l’attenzione si concentra sul pensiero greco, su quei presocratici che hanno tematizzato il rapporto tra essere e pensiero, sul concetto di giustizia in Platone e sul significato dell’analogia per Aristotele.

Il V capitolo sviluppa la questione della «ragione moderna» e il modo in cui avviene il mutamento del paradigma culturale di riferimento in Occidente: se infatti nell’antichità la parola è la cosa e nel Medioevo la parola indica la cosa, nella modernità la parola fa la cosa. In altri termini, la ragione moderna non è più lo specchio della razionalità del mondo, ma il presupposto e la condizione della razionalità di questo stesso mondo. Non a caso la scienza moderna è una scienza a priori, matematica. Scientismo, empirismo e neopositivismo vengono poi analizzati, in questo contesto, dall’autore per giungere a mostrare il tratto peculiare della filosofia.

Le conseguenze di tale cambiamento «paradigmatico», che tende a promuovere una visione scientista e neopositivista, sono messe in evidenza nella penultima parte del libro: la separazione tra idea e realtà, soggetto e oggetto, pensiero e cosa ha caratterizzato progressivamente la cultura moderna sino alla considerazione unilaterale, in diverse epoche storiche, dell’uno o dell’altro aspetto. Questo ha prodotto, ad esempio, l’empirismo e l’idealismo.

Il grande progetto che attraversa tutta la storia del pensiero occidentale è, sin dall’inizio, trovare «l’uno», il fondamento della realtà, che invece è fatta di singolarità. Questa idea di «unità» pone il problema della conoscenza di «ciò che è individuale».

Nell’ultima parte del volume l’analisi della filosofia contemporanea si concentra su questioni quali l’esistente, il fenomeno e il metodo fenomenologico husserliano. La tensione tra «universale» e «singolarità» appartiene però in maniera costitutiva alla riflessione filosofica, che è chiamata a realizzare e mettere in atto proprio questa permanente tensione che attraversa il pensiero.

Se dunque la filosofia è riflessione e cerca di articolare insieme le singolarità e l’universale, la conclusione che introduce a tale riflessione non può essere che un inizio. In realtà, è sempre vero che in filosofia non si può andare più in là di una introduzione (cfr p. 239). Nessun autore «è superato» nella ricerca filosofica intesa come anamnesi dell’umano, e un’introduzione alla filosofia può propriamente essere considerata un introdursi «nella casa della nostra umanità, nella riflessione, cioè nella saggezza» (p. 242).

PAUL GILBERT
Introduction à la réflexion philosophique
Paris – Namur, Lessius 2018, 248, € 22,00.

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