RECENSIONE

INTORNO AD ANSELMO D’AOSTA

Maestri e discepoli dal Bec a Canterbury

Intorno ad Anselmo d’Aosta

Roberto Timossi

Quaderno 4087

pag. 98 - 99

Anno 2020

Volume IV

3 Ottobre 2020
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San Tommaso Becket nel 1163 sedeva come arcivescovo sulla cattedra di Canterbury e, benché già travagliato dai primi scontri con il re Enrico II Plantageneto in difesa dell’autonomia della Chiesa, ritenne doveroso compiere un gesto di riconoscimento verso il suo autorevole predecessore Anselmo d’Aosta (1033-1109) avviandone il processo di canonizzazione. Il procedimento poi non fu molto rapido, dal momento che si concluse soltanto nel 1690 con la proclamazione della santità del grande aostano, seguita poi dall’inserimento nel novero ufficiale dei Dottori della Chiesa con il titolo di Doctor Magnificus. Anselmo d’Aosta è infatti celebre per aver formulato la prima dimostrazione a priori dell’esistenza di Dio, oggi nota come «prova ontologica», nonché per essere stato l’ispiratore del metodo scolastico, dal quale prese avvio quella fase della storia della filosofia e della teologia medievali che va sotto il nome di «Scolastica».

L’attività di sant’Anselmo si svolse in tre luoghi fondamentali: Augusta Praetoria (Aosta), dove nacque da una famiglia di piccola nobiltà; il monastero di Le Bec, in Normandia (oggi comune di Le Bec-Hellouin), dove studiò e insegnò; e infine la città di Canterbury, nella quale nel 1063 fu elevato alla cattedra arcivescovile. Per questo gli studiosi lo qualificano da sempre con appellativi differenti: Anselm of Canterbury e Anselm von Canterbury nel mondo anglosassone e tedesco; Anselme du Bec in Francia; e Anselmo d’Aosta in Italia.

Il motivo per il quale Anselmo lasciò l’amata Augusta Praetoria è legato al desiderio di congiungere la propria vocazione religiosa all’intellectus fidei («l’intelligenza della fede»), alla ricerca di una migliore comprensione della rivelazione, secondo la formula agostiniana fides quaerens intellectum («la fede che cerca l’intelligenza») e, per riuscirci, egli pensò bene di andare a lezione da uno dei maggiori maestri dell’epoca: Lanfranco di Pavia (1010-89), che insegnava nel monastero di Le Bec. Prima di diventare arcivescovo, Anselmo divenne priore e direttore della scuola monastica del suo convento, e nel corso della sua vita non smise mai di studiare, insegnare, meditare e scrivere opere di indiscutibile spessore sia teologico sia filosofico.

Sebbene sul filosofo e teologo aostano siano stati scritti numerosi testi da importanti specialisti, e sebbene praticamente subito dopo la sua morte alcuni suoi allievi ed estimatori – come Eadmero ed Elmero di Canterbury – si sentissero in dovere di tramandarci notizie su di lui, non è mai stato approfondito a sufficienza, dal punto di vista teologico-filosofico, il contesto culturale e scolastico che ruotò intorno al grande maestro fin dai tempi di Le Bec. Questa pubblicazione colma in buona misura tale lacuna, fornendoci contemporaneamente uno spaccato dell’ambiente monastico medievale dei secoli XI e XII. Il libro contiene anche alcuni scritti inediti in traduzione italiana di Anselmo e del suo allievo Bosone, abate di Le Bec, tutti presentati con l’originale latino a fronte.

Il saggio è assai puntuale nel fornire ampi riferimenti storico-critici e nell’analisi dell’attività di riflessione e ricerca sviluppata dalle figure più significative che sono entrate in contatto con Anselmo, mettendo così bene in luce la fecondità di un insegnamento destinato a influenzare tutta la Scolastica, nonché l’indiscutibile valore di un pensiero teologico-filosofico profondo.

MATTEO ZOPPI
Intorno ad Anselmo d’Aosta. Maestri e discepoli dal Bec a Canterbury
Roma, Carocci, 2020, 204, € 22,00.

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