RECENSIONE

IL GIAPPONESE DI VARSAVIA E ALTRI RACCONTI

Enrico Paventi

Quaderno 4044

pag. 621 - 622

Anno 2018

Volume IV

15 Dicembre 2018
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Le opere di Shūsaku Endō (1923-1996) continuano a essere pubblicate in Occidente: una presenza sul mercato librario che costituisce un segno tangibile della loro crescente popolarità, alla quale ha senz’altro contribuito la recente realizzazione del film di Martin Scorsese tratto da Silenzio, il suo romanzo forse più celebre.

Endō è stato autore anche di parecchi racconti che fortunatamente è possibile leggere nella nostra lingua: si tratta di testi – ambientati spesso nel Giappone del Novecento – ai quali vanno ora ad aggiungersi i tre presenti in questo volume.

Nel primo, intitolato Un uomo di quarant’anni, una lunga malattia e degenza in ospedale viene descritta dall’autore con uno sguardo colmo di compassione e di comprensione, mentre emerge l’importanza delle relazioni personali che, influendo sulla vita di ciascuno, la modificano.

Unzen è invece il nome di una montagna, ricca di bollenti acque sulfuree, nella quale – a partire dal 1629 – vennero torturati e costretti a rinnegare la propria religione moltissimi cristiani. Il protagonista del racconto ripercorre alcuni luoghi dell’altura, rilegge qualche testimonianza su quegli eventi e riflette sulla propria adesione al cattolicesimo, sulla natura della propria fede, sul suo rapporto – problematico e conflittuale – con Dio.

Il giapponese di Varsavia narra infine una vicenda sostanzialmente fittizia che vede un gruppo di turisti nipponici intento a visitare il centro della capitale polacca. Lì, in una città squallida e tetra, la comitiva viene a conoscere la storia di p. Massimiliano Kolbe, il religioso che ad Auschwitz, nel 1941, sacrificò la propria vita per salvare dalla morte per fame un prigioniero, che sarebbe tornato dalla moglie e dai figli.

Si tratta di argomenti sui quali Endō ha meditato lungo tutto l’arco della sua esistenza. Tematiche, osserva Tosolini (che ha tradotto il libro dalla lingua originale), che evidenziano come l’uomo si senta «straniero nella propria anima e nella propria carne, eppure, proprio per questo, anche attento e capace di cogliere il messaggio di tenerezza di quel Dio che, in Gesù, accoglie, perdona e lenisce la fragilità umana, sempre desiderosa di lasciarsi cullare da una compassione incondizionata, assoluta ed eterna» (p. 12).

Osservazioni, queste, che sembrano pienamente condivisibili, ma che non debbono condurci a trascurare la notevole qualità della prosa del romanziere e saggista nipponico: il quale procede per periodi piuttosto brevi, che conferiscono alla narrazione un ritmo rapido e costante; utilizza un lessico essenziale e incisivo, nell’ambito del quale svolge un ruolo rilevante il misurato impiego degli aggettivi e degli avverbi; dà vita a un riuscito susseguirsi di discorso indiretto, diretto e flusso di coscienza; costruisce dialoghi che si caratterizzano per concisione ed efficacia. Peculiarità stilistiche che contribui­scono a fare di Endō un autore meritevole di grande attenzione e a rendere le sue opere davvero pregevoli.

SHŪSAKU ENDŌ
Il giapponese di Varsavia e altri racconti
Bologna, EDB, 2018, 96, € 10,50.

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