DUE VOLTE MOZART

Quaderno 4044

pag. 589 - 598

Anno 2018

Volume IV

15 Dicembre 2018
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ABSTRACT – La stagione 2017-18 del Teatro dell’Opera di Roma si è conclusa con due opere di Mozart (due capolavori): Il flauto magico, composto nel 1791, anno della morte del grande musicista, e Le nozze di Figaro, del 1786. L’allestimento dei due spettacoli presentava sorprendenti novità.

Fantasmagorico Il flauto magico. Allestito alla Komische Oper di Berlino nel 2012, ha poi mietuto applausi da più di 250.000 spettatori tra Europa, America e Giappone. L’amal­gama di teatro, cinema muto, animazione, pittura e cabaret è frutto dell’immaginazione di Barrie Kosky, regista teatrale e soprintendente della Komische Oper; Suzanne Andrade, regista teatrale e performer; e Paul Barrit, film-maker.

A differenza di altre opere di Mozart, scritte per il teatro di corte, Il flauto magico fu composto per un piccolo teatro popolare nella periferia di Vienna. Si tratta dell’opera in lingua tedesca maggiormente rappre­sentata, una delle 10 opere più famose al mondo. Tutti ne conoscono la storia, la musica, i personaggi. È la storia d’amore, raccontata come se fosse una fiaba, tra Tamino e Pamina. Nell’opera i due si cercano continuamente, ma gli altri personaggi li separano sempre, li spingono lontano l’uno dall’altro. Lo spettacolo presentato al Teatro dell’Opera può essere visto come un viaggio attraverso i mondi onirici di Tamino e Pamina, che si fondono per amalgamarsi in un unico, strano sogno. Colui che collega reciprocamente questi sogni e questi mondi è Papageno.

Del tutto nuova la regia delle Nozze di Figaro, curata dal regista inglese Graham Vick per il Costanzi. Al di sopra di tutto aleggia la musica di Mozart che, come diceva il teologo Karl Barth, è degna di essere suonata dagli angeli. Figaro aveva aiutato tempo addietro il conte di Almaviva a sposare Rosina (ora Contessa), pupilla di don Bartolo. Si trattava della precedente commedia di Beaumarchais, Il barbiere di Siviglia, resa celebre dalla versione operistica di Gioacchino Rossini. Questo è il proseguimento dell’azione narrata in precedenza. Gli anni sono passati. Finita la sbornia dell’innamoramento giovanile, Conte e Contessa cominciano entrambi a sentire il peso dell’età. Fi­garo è diventato factotum del Conte e sta per sposarsi con Susanna (Elena Sancho Pereg), cameriera della Contessa.

Dopo aver eseguito due regie delle Nozze molti anni fa nel Regno Unito, Vick ha deciso per la prima volta, in questa occasione romana, di liberarsi di ogni traccia del Settecento. L’ambientazione è contem­poranea, perché, secondo il regista britannico, l’uomo esercita ancora oggi sulla donna un’autorità coercitiva. L’abuso di potere è un vizio che dura. Davvero il mondo non è cambiato dai tempi della Rivoluzione francese e, se si volesse andare per il sottile, bisognerebbe ricono­scere che, se è cambiato, non è cambiato in meglio.

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TWO TIMES MOZART

Season 2017-18 at Rome’s Opera Theater concluded with two works by Mozart (both masterpieces): The Magic Flute, composed in 1791, the year of the great musician’s death, and Le nozze di Figaro, dated 1786. The staging of the two shows presented surprising novelties. The phantasmagorical Magic flute, performed at the Komische Oper, Berlin, in 2012, which has been lauded in different parts of the world. The direction of The Marriage of Figaro, edited by the English director Graham Vick for the Costanzi Theatre, is a completely new rendition. Above everything, Mozart’s music hovers. And as theologian Karl Barth used to say, it is worthy of being played by angels.

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