«SPECCHIO DELLE MIE BRAME…»

Narcisismo e mondanità spirituale

Quaderno 4044

pag. 599 - 606

Anno 2018

Volume IV

15 dicembre 2018

ABSTRACT – La fine del settimo capitolo del­la Lettera ai Romani riporta un’e­sclamazione con cui san Paolo dà voce a un profondo dolore che lo pervade, coinvolgendo la sua intera esistenza: «Me infelice! Chi mi li­bererà da questo corpo di morte?» (Rm 7,24). A prima vista si direbbe che l’Apostolo dia un giudizio mol­to severo del proprio corpo, quasi preferisca disfarsene per vivere se­renamente la vita dello spirito. Ma non è così. In realtà, se prestiamo attenzione ai versetti precedenti, vediamo che non è del suo corpo che si lamenta, ma piuttosto della tensione che esiste tra il corpo e lo spirito. Il lamento di Paolo riguardo a questa sua lotta interiore rispecchia la stessa esperienza alla quale si rife­risce il Signore nell’orto del Getse­mani, quando dice ai suoi discepoli che «lo spirito è pronto, ma la carne è debole»; perciò raccomanda loro: «Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione» (Mt 26,41). Il Signore invita a pregare e a stare attenti, perché la legge (o la logica) della carne può imporsi nelle nostre vite. Com’è possibile? Vediamo come ce lo spiega Gesù.

Quando racconta la parabo­la del fariseo e del pubblicano (cfr Lc 18,9-14), egli parla proprio della preghiera e presenta – a proposito di questi personaggi – due modi di pregare. I due personaggi hanno qualcosa in comune: entrambi se­guono la logica del mondo. En­trambi hanno bisogno di con­vertirsi. A entrambi farebbe bene lasciarsi raggiungere dallo sguardo trasformante di Dio, che ci avvolge con il suo amore misericordioso. La tentazione non sta nell’og­getto, bensì nella logica: non di­pende dall’oggetto di cui ci oc­cupiamo, ma dalla legge da cui lasciamo governare le nostre azio­ni, dalla logica secondo cui ci rego­liamo. E tuttavia l’oggetto su cui si applica la logica mondana rende la tentazione più sottile.

«La mondanità spirituale» è la peggiore malattia che possa colpire la Chiesa. È un modo di concepire la relazione con il mondo in cui l’uomo usa una logica con cui cerca la propria esaltazione e gloria. Papa Francesco ricorda che l’immagine del Dio che diventa uomo e nasce in una mangiatoia «è il capovolgimento della logica mondana, della logica del potere, della logica del comando, della logica farisaica e della logica causalistica o deterministica».

Si possono prendere in considerazione anche due testi letterari che mostrano il risultato ultimo a cui giunge questa logica mondana, il mito di Narciso e la figura della matrigna nella favola di Biancaneve dei fratelli Grimm. Il risultato fi­nale del narcisismo che si trova alla base della logica del mondo: il sui­cidio e «l’omicidio.

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«MAGIC MIRROR ON THE WALL…». Narcissism and spiritual worldliness

«Spiritual worldliness» is the worst illness that can affect the Church, for it is a way of conceiving the relationship with the world where we seek our own exaltation and glory with logic. Saint Paul meets within himself the bitter root of this worldly logic and he struggles with his ego to rid himself of it. Pope Francis recalls that the image of God who becomes man and is born in a manger «is the reversal of worldly logic, the logic of power, the logic of command, the Pharisaic logic and the causalistic or deterministic logic.» This article also proposes two literary texts that illustrate the final result where worldly logic leads.

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