RECENSIONE

IL FASCINO DI CHORA

Fortuna contemporanea di una intuizione platonica

Maurizio Mazzurco

Quaderno 4062

pag. 545 - 546

Anno 2019

Volume III

21 Settembre 2019
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Platone introduce l’intuizione di Chora (Χώρα) nel Timeo. Questo termine assume particolare importanza in un filone del pensiero filosofico contemporaneo, legato ai temi della comprensione del soggetto umano, dei limiti del linguaggio e della razionalità, dell’inaccessibilità del tutto, con le citazioni di Heidegger, la consacrazione di Derrida e l’appropriazione di Kristeva. Travalica anche i confini della filosofia, diventando stimolo fecondo nella riflessione teologica e religiosa, nella teoria dell’architettura e della geografia e negli studi di genere (il dibattito femminista). Che cos’è dunque Chora? La questione viene affrontata da Andrea Ciucci, sacerdote, studioso di filosofia della religione.

Per Platone, Chora è un terzo genere di realtà, complessa e indefinibile, che è preesistente alla creazione del mondo e non ammette corruzione; un «terzo luogo capace di tenere insieme idee e mondo, astratto e concreto, eternità e storicità» (p. 236). Passiva e insieme accogliente, essa offre spazio a tutte le cose che devono generarsi e può essere colta attraverso un ragionamento bastardo che non deriva dalla sensazione. Platone la descrive solo attraverso immagini e metafore: ricettacolo, matrice, spazio, nutrice.

In un’epoca in cui tutto viene messo in discussione e «il sostantivo “essere” risulta una parola vuota» (p. 44), il «nome innominabile» di Chora diventa un modo di esprimere il «carattere contraddittorio e sfuggente della realtà umana» (p. 73).Interessante è il contributo di Chora nella riflessione teologica contemporanea. Da un lato, si giunge a una teologia negativa, debole, la weak theo­logy di Caputo, il cui vaglio – setaccio, altra immagine di Chora – non salva le religioni rivelate; dall’altro, «la fecondità di Chora deve essere custodita e approfondita» (p. 295).

Kearney sceglie l’immagine della Madonna della chiesa di San Salvatore in Chora a Istanbul, dove «la Vergine è raffigurata con le mani aperte e con il figlio Gesù nel suo grembo; la Madre di Dio dimora dell’incontenibile. Maria è la Chora […], accoglienza di un altro nella sua diversità concreta e inafferrabile» (p. 194).

«Chora mostra la fecondità della centralità cristologica. Emerge un cristianesimo che smette i panni ormai deludenti dell’esperienza religiosa fondata su una pretesa divina, ma che custodisce, approfondisce e consegna la vicenda particolare e singolare di Gesù» (p. 209).

«Chora schiude all’uomo contemporaneo uno spazio vuoto e incolmabile per il tragico nella storia, che non lo spiega, ma che lo accoglie, […] annuncia la pratica gratuità dell’accoglienza» (p. 288). La croce di Cristo «si offre nella sua insuperabilità storica e si caratterizza per una incancellabilità escatologica» (p. 288).

«Chora non pone una critica radicale alla questione metafisica, bensì alla sua pretesa totalizzante» (p. 289).

ANDREA CIUCCI
Il fascino di Chora. Fortuna contemporanea di una intuizione platonica
Sesto San Giovanni (Mi), Mimesis, 2019, 316, € 28,00.

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