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A sessant’anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II, questo agile volume si propone di ricondurre il lettore ad fontes, ai 16 documenti promulgati dall’assise conciliare, per riscoprire quello «spirito autentico» tanto spesso invocato quanto raramente compreso nella sua profondità teologica. I due AA. – il gesuita polacco Dariusz Kowalczyk ed Enrichetta Cesarale, docenti alla Pontificia Università Gregoriana – offrono una rilettura divulgativa ma rigorosa del patrimonio conciliare, dialogando costantemente con gli insegnamenti di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. Come ricorda p. Federico Lombardi nella Prefazione, i testi del Vaticano II appartengono anche al nostro tempo (cfr p. 6).
Il titolo scelto, Il Concilio. Dono minacciato, esprime efficacemente la tesi centrale del volume: il Concilio non è stato semplicemente un evento storico conclusosi nel 1965, bensì un «dono dello Spirito Santo» alla Chiesa, un dono che rimane tuttavia esposto a minacce provenienti da opposte direzioni. Gli AA. identificano con chiarezza questi pericoli: da un lato, il «tradizionalismo oscuro, non sano, che tende a immobilizzare il tempo con le sue tradizioni chiuse alla comprensione dei fedeli»; dall’altro, «il progressismo radicale, troppo accelerato, che tende a modificare bisogni e aspettative in nome di un orientamento ideologico deciso apriori» (p. 11). La vera recezione del Concilio richiede il superamento di questi due estremi ideologici attraverso un discernimento che riconosca nell’«anti-spirito» – categoria ripresa da Ratzinger – ogni tentativo di strumentalizzare il Vaticano II per progetti estranei alla sua mens autentica.
La struttura del volume è semplice e pedagogica: dopo una Introduzione teologica, 16 capitoli corrispondono ai 16 documenti conciliari, seguendo l’ordine delle quattro Costituzioni, dei nove Decreti e delle tre Dichiarazioni, consentendo così di avvicinarsi sistematicamente all’intero corpus conciliare. Particolarmente riusciti sono i capitoli dedicati alle Costituzioni Sacrosanctum Concilium e Dei Verbum, nei quali emerge il nesso tra lex orandi e lex credendi e la rivoluzione ermeneutica operata dalla comprensione della Rivelazione non come mera trasmissione di verità dottrinali, bensì come automanifestazione personale del Dio trinitario.
L’impostazione dialogica con i tre pontificati postconciliari costituisce uno degli elementi più fecondi del lavoro. Gli AA. mostrano come Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, pur con sensibilità e accentuazioni diverse, abbiano costantemente riaffermato la prospettiva del «rinnovamento nella continuità», rifiutando sia l’«ermeneutica della rottura» sia ogni immobilismo preconciliare.
Un pregio particolare del volume è la chiarezza con cui viene affrontata la questione della vera e della falsa riforma ecclesiale. Riprendendo Yves Congar e Joseph Ratzinger, gli AA. ricordano che «ogni vera riforma della Chiesa consiste nel ritrovare un equilibrio tra ciò che può e dovrebbe cambiare e ciò che è inalterabile» (p. 25). La riforma non è «annacquamento della fede», né rincorsa acritica delle mode culturali, bensì «radicalizzazione della fede nel servizio al mondo che cambia». Questa prospettiva permette di superare sterili contrapposizioni tra «novità» e «tradizione», riconoscendo che il cristiano, come lo scriba del Vangelo di Matteo, è chiamato a estrarre dal suo tesoro «cose nuove e cose antiche».
Il volume si conclude con l’analisi del Decreto Ad gentes sull’attività missionaria, riaffermando che «la Chiesa è per sua natura missionaria» e che ogni battezzato porta il munus dell’annuncio. Questa conclusione ricorda al lettore che il Concilio «ha favorito una Chiesa in costante cambiamento», come annota p. Mark Lewis nella Postfazione (p. 233).
Il volume si raccomanda come strumento prezioso per quanti desiderano accostarsi o ritornare ai testi del Vaticano II con uno sguardo libero da pregiudizi e ideologie. L’invito pressante degli AA. intende sottolineare che «l’autore principale del Concilio è proprio lo Spirito Santo», la terza Persona della Trinità, che «protegge la Chiesa di Cristo dalla paura delle cose nuove, come anche dal pericolo di perdersi in balia di pseudo-novità, falsificazioni ideologiche ben mascherate» (p. 12). Nel nostro tempo, segnato da polarizzazioni ecclesiali, questo richiamo alla docilità allo Spirito e alla lettura integrale dei documenti conciliari costituisce un contributo significativo alla recezione autentica di quell’«evento fondamentale» che continua a interpellare la Chiesa del terzo millennio.