Molti hanno osservato che la pace è un tema centrale del pontificato di Leone XIV[1]. Nel discorso che ha rivolto il 9 gennaio 2026 ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, egli ne ha sottolineato la natura e l’urgenza[2]. In quell’occasione, ha operato una chiarificazione decisiva tra visioni autentiche e visioni false della pace, secondo una distinzione che trova il suo fondamento ultimo in Cristo e la sua elaborazione teorica nella dottrina delle «due città», tanto cara a sant’Agostino. La differenza tra queste due concezioni della pace ha profonde implicazioni per l’ordine sociale umano, non da ultimo in relazione ad altri due termini chiave: «verità» e «giustizia». In definitiva, gli ordini della pace, della verità e della giustizia sono complementari e si radicano nella realtà più piena delle giuste relazioni tra Dio, l’uomo e l’intera creazione. Se uno solo di questi tre elementi, sia sul piano teorico sia su quello pratico, viene deformato, ne deriva il rischio di gravi pericoli per l’intera famiglia umana.
Una retta comprensione della pace è dunque di importanza decisiva per la diplomazia della Santa Sede. Anche se tiene lo sguardo fisso su Cristo, come ha detto Leone XIV ai diplomatici, «il cristiano, vivendo nella città terrena, non è estraneo al mondo politico, e cerca di applicare l’etica cristiana, ispirata alle Scritture, al governo civile»[3].
Che cos’è la pace?
È ormai un luogo comune richiamare una nozione falsa di pace fondata sulla mera assenza di conflitto, come nella celebre frase dello storico romano Tacito: «Fanno il deserto e lo chiamano pace»[4]. Leone XIV ha osservato in altre occasioni, per esempio, che «troppe volte […] consideriamo [la parola “pace”] una parola “negativa”, ossia come mera assenza di guerra e di conflitto, poiché la contrapposizione è parte della natura umana e ci accompagna sempre, spingendoci troppo spesso a vivere in un costante “stato di conflitto”: in casa, al lavoro, nella società»[5].
La formulazione del Papa suscita ulteriori interrogativi sulla vera natura della pace: perché la pace è così sfuggente? E perché il conflitto è tanto radicato nella vita umana, «è parte della natura umana e ci accompagna sempre»? Leone XIV affronta tali questioni nel suo discorso del 9 gennaio 2026, richiamandosi a sant’Agostino. Come egli ha ricordato, il grande Dottore della Chiesa africano offre, attraverso la dottrina delle «due città», una narrazione della storia del peccato e della salvezza
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