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Attualità

«Cessi il fragore delle bombe»

La Civiltà Cattolica

2 Aprile 2026

Quaderno 4204

Le recenti azioni militari degli Stati Uniti d’America e di Israele contro l’Iran e la conseguente spirale di violenza che ha coinvolto altri Paesi della regione ci ricordano che la guerra rimane nel nostro mondo una realtà brutale e inquietante. Per contro, la ricerca della pace e della giustizia mediante il multilateralismo e la diplomazia – con particolare attenzione ai più poveri e vulnerabili – appare non solo ardua, ma troppo spesso nemmeno realmente perseguita.

In uno scenario caratterizzato da molteplici violazioni del diritto internazionale e dall’impotenza delle organizzazioni multilaterali, a noi preme riaffermare in modo inequivocabile che «tutti i cittadini e tutti i governanti sono tenuti ad adoperarsi per evitare le guerre» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2308). Ciò appare forse più evidente e necessario oggi che in altre epoche, in un tempo in cui si rinnova la consapevolezza della natura, dell’importanza e della forza della pace. Essa non è mera assenza di guerra, ma è «fondata sulla giustizia», come ha ricordato papa Leone XIV al termine dell’Angelus del 1º marzo 2026, aggiungendo poi, all’Angelus della settimana successiva, l’appello a che «cessi il fragore delle bombe». Con il prolungarsi della guerra, il Pontefice ha ripetuto in diverse occasioni appelli simili. Si è riferito «all’atroce violenza della guerra» (Angelus del 15 marzo), qualificata come «uno scandalo per tutta la famiglia umana» (Angelus del 22 marzo) e, con l’avvicinarsi della Pasqua, ha ricordato la difficile situazione dei cristiani in Medio Oriente la cui prova «interpella la coscienza di tutti» (Angelus del 29 marzo). Risuonano, infine, con lucida chiarezza, le parole proferite all’omelia della celebrazione di Domenica delle Palme: «Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!».

Quando il Papa e tanti altri chiedono la fine della guerra intendono porre termine alla violenza e alla perdita di vite innocenti, preoccupati dall’immane costo umano del conflitto. Al tempo stesso richiamano l’attenzione su una visione di pace e di giustizia basata sulla dignità dell’essere umano che trova il suo fondamento ultimo nella creazione a immagine di Dio. In questo senso, tutte le guerre feriscono la dignità della persona umana poiché, come ricordava san Giovanni Paolo II, «la guerra è sempre una sconfitta dell’umanità» (Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 13 gennaio 2003). Risuonano anche profetiche e quanto mai opportune le parole dello stesso Pontefice nell’enciclica Sollicitudo rei socialis, quando, in riferimento ai conflitti di ogni tipo, alle divisioni, ma anche alla «radicale interdipendenza», ha voluto ribadire: «Oggi forse più che in passato, gli uomini si rendono conto di essere legati da un comune destino, da costruire insieme, se si vuole evitare la catastrofe per tutti» (n. 26).

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Le affermazioni della Chiesa cattolica non decorrono da un ingenuo utopismo, bensì da una visione della dignità umana che può essere condivisa dalle persone di buona volontà. Una tale visione porta al riconoscimento che la logica della violenza è, in ultima analisi, autodistruttiva. Non si dimentichi, d’altronde, che una giustizia autentica, illuminata dalla carità e dalla ragione, esige che, anche nel contesto di una guerra in atto, restino princìpi guida la ricerca della pace e della riconciliazione e la tutela della dignità umana. Inoltre, non si tratta soltanto di porre termine alla guerra trovando soluzioni pacifiche e giuste alle divergenze, ma anche di preparare condizioni che rendano conflitti di questo tipo meno probabili in futuro; ovvero la costruzione di una «pace giusta».

La guerra che in questi giorni tiene il mondo in sospeso deve essere motivo di seria preoccupazione per l’intera famiglia umana. E la comunità internazionale stessa ha una particolare responsabilità nel garantire che il popolo iraniano non venga abbandonato alle violenze e al caos. Si tratta di una prospettiva ardua, poiché, come ricordava papa Francesco al termine dell’udienza del 24 agosto 2022, «gli innocenti pagano la guerra, gli innocenti». Gli Stati Uniti, Israele e i loro alleati possono affermare che le loro azioni sono «chirurgiche», ma con ogni probabilità esse produrranno piuttosto, come affermato dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, «l’orrore della guerra, che spezza brutalmente vite umane, produce distruzione e trascina intere nazioni in spirali di violenza dagli esiti incerti» (Intervista ai media vaticani, 4 marzo 2026).

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L’attuale conflitto richiama l’attenzione sull’urgenza di porre fine alla guerra stessa. Quando, dopo l’Angelus del 1º marzo, papa Leone XIV ha invocato un «dialogo ragionevole, autentico e responsabile», egli era ben consapevole della difficoltà di risolvere pacificamente i conflitti geopolitici. In effetti, anche le persone di buona volontà possono essere tentate dallo scoraggiamento di fronte all’impotenza e all’inadeguatezza delle istituzioni e delle pratiche multilaterali oggi disponibili per affrontare le criticità del nostro tempo. Come ha osservato il Pontefice nel suo discorso dello scorso 9 gennaio al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, «preoccupa in modo particolare, sul piano internazionale, la debolezza del multilateralismo».

Nella stessa linea, il presidente italiano Sergio Mattarella ha denunciato chiaramente, in un intervento recente, «la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la Seconda Guerra Mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali su base di parità tra gli Stati». Tale pretesa ha come conseguenza voler «agire al di fuori delle regole degli Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi» (Lectio magistralis, Scuola di Scienze politiche «Cesare Alfieri», Firenze, 10 marzo 2026).

La debolezza del multilateralismo non può essere superata dall’oggi al domani, né lo sforzo di costruirlo conquisterà facilmente il sostegno delle grandi potenze. Tuttavia la pace è un bene troppo prezioso perché si rinunci anche solo alla più tenue possibilità di conseguirla, poiché troppo preziosa è la stessa vita umana e, nel caso presente, il bene del popolo iraniano e dei popoli della regione.

La Civiltà Cattolica

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«Cessi il fragore delle bombe»

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2 Aprile 2026

Quaderno 4204

  • pag. 369 - 371
  • Anno 2026
  • Volume I

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Guerra Pace Storia

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