Il termine «spirituale» è spesso penalizzato da un semplicistico accostamento alla dimensione del culto e della religione che ne impedisce un’esplorazione più accurata e una più adeguata comprensione. Tutt’al più oggi lo si apprezza utilizzandolo come espressione di una religiosità senza confessione, capace di cercare una realtà trascendente al di fuori di un’istituzione.
A ben guardare, però, nel corso del Novecento ci sono stati molti tentativi, a partire da discipline diverse[1], di comprendere questo termine in relazione a una dimensione costitutiva dell’essere umano. Nel 1936 Jacques Maritain, in Umanesimo integrale, ne parlava nel contesto della critica a una cultura segnata dal marxismo, affermando: «Proporre all’uomo soltanto l’umano è tradire l’uomo e volere la sua infelicità, perché dalla parte principale di se stesso, che è lo spirito, l’uomo è chiamato a qualcosa di meglio di una vita puramente umana»[2].
Anche nell’ambito della psicologia e della psicanalisi c’è stato chi ha preso le distanze da un approccio che riduceva l’essere umano alle sue reazioni: oltre a una psiche, l’essere umano, diceva Viktor Emil Frankl, ha anche uno spirito, cioè la capacità di possedere valori e di attribuire un significato al mondo e alla vita. In alcuni casi, è indispensabile aiutare il paziente, affiancandolo proprio su questo terreno: «Dobbiamo chiederci se non sia ormai tempo di considerare l’esistenza umana in tutte le sue dimensioni, non solo in profondità ma anche in altezza; e di spingerci pertanto non solo a un livello superiore a quello fisico, ma anche a quello psichico, per entrare nel campo della spiritualità, di cui ben poco finora si è occupata la psicoterapia»[3]. Lo scopo di Frankl era proprio quello di cogliere la totalità psico-spirituale del paziente: «Ciò ch’è animale (seelisch) deve essere separato da ciò ch’è spirituale (geistlich)»[4]. Lo psicologismo tende a svalorizzare tutto ciò che è spirituale, ma lo fa attraverso argomenti che non sono veri.
La dimensione spirituale è dunque emergente rispetto a quella fisica e a quella psichica; si radica in esse, ma le trascende. L’attività spirituale dell’essere umano si esprime nella sua capacità di ritornare su di sé, interrogandosi e coinvolgendosi nel senso delle sue domande. È la capacità riflessiva e immaginativa, la capacità di discernere e progettarsi.
In questo articolo vorremmo provare a esaminare questa dimensione spirituale dell’essere umano, prendendo in considerazione la facoltà del pensiero che, congiunta ad altre facoltà, permette di realizzare tali attività umane. Analizzeremo pertanto il
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