RECENSIONE

«HUMANAE VITAE». UNA PIETRA MILIARE

Francesco Cultrera

Quaderno 4078

pag. 406 - 407

Anno 2020

Volume II

16 Maggio 2020
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Il libro presenta lo sviluppo della riflessione teologica sulla regolazione delle nascite, un argomento che ha agitato la vita della Chiesa soprattutto a partire dall’enciclica di Paolo VI Humanae vitae, del 25 luglio 1968.

La Casti connubii (31 dicembre 1930) di Pio XI aveva condannato qualsiasi metodo che privasse l’atto coniugale della sua capacità generativa. L’insegnamento di Pio XII aveva messo in risalto la liceità del ricorso ai periodi infecondi del ciclo femminile per limitare le nascite. Era ancora presente la doppia finalità del matrimonio: la generazione della prole, fine primario; e il remedium concupiscentiae, fine secondario.

Il Vaticano II, nella Gaudium et spes, supera la distinzione tra fine primario e fine secondario del matrimonio. L’intimità coniugale è vista nel grande quadro del sacramento del matrimonio. In esso è impressa l’immagine di Dio, con l’istanza della sua piena realizzazione lungo l’intera storia della salvezza: all’orizzonte si stagliano le nozze di Cristo – l’Agnello – con la Chiesa nello splendore dell’escaton.

Il Concilio tuttavia non ha risolto il problema dei metodi per regolare le nascite, perché Paolo VI lo aveva riservato alla propria riflessione. La commissione scelta dal Papa non diede una risposta univoca: una consistente maggioranza ammetteva, a certe condizioni, la liceità dei metodi artificiali per regolare le nascite, contro una minoranza decisamente contraria. Dopo lunga riflessione Paolo VI, nell’Humanae vitae, ribadì l’illiceità del ricorso a metodi artificiali per la regolazione delle nascite. Egli tuttavia avviò un discorso teologico, coerente con il Vaticano II, che avrebbe avuto in seguito uno sviluppo. L’intervento del Papa suscitò una forte reazione nell’opinione pubblica in generale, e nella Chiesa cattolica in particolare. Si aprirono allora tre itinerari diversi.

Il primo, quasi passato sotto silenzio dal nostro autore, crea strutture pastorali per diffondere l’insegnamento sui metodi naturali e per promuovere il cammino interiore della coppia.

Il secondo è caratterizzato dal fatto che i vescovi e i confessori vanno incontro alle difficoltà di coscienza di tante coppie. Si parlerà di peccato veniale, di cammino graduale, e di tutte quelle attenuanti che la teologia morale ha scoperto lungo i secoli.

Il terzo itinerario stimola l’approfondimento della riflessione teologica, il cui sviluppo è magistralmente disegnato dal volume di Fumagalli. Il richiamo alla legge naturale, che distingue tra fine primario e fine secondario del matrimonio, era già stato superato dal Vaticano II nella Gaudium et spes, che metteva in risalto la «significazione» personale dell’intimità. In questo quadro ci si chiede se essa sia definibile soltanto ed esclusivamente in base all’atto coniugale, o piuttosto non sia strettamente legata all’«insieme» del vissuto coniugale, alla diversità delle sue manifestazioni, all’indole e al cammino della coppia. Si parlerà allora, assieme all’autore, della ricchezza «simbolica» dell’unione coniugale. In questa analisi ci viene incontro papa Francesco con l’esortazione apostolica Amoris laetitia.

ARISTIDE FUMAGALLI
«Humanae vitae». Una pietra miliare
Brescia, Queriniana, 2019, 112, € 11,00.

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