L’ arte dell’amicizia
Nella vita e nelle opere letterarie di Jorge Luis Borges l’amicizia si può collocare in due ambiti: uno è quello aneddotico, l’altro è nel più intimo del suo cuore e dei suoi scritti. Uno dei suoi più grandi amici, il poeta e connazionale Jorge Calvetti, ce ne dà testimonianza: «Borges non riusciva a parlare dell’amicizia senza commuoversi […]. I suoi amici, i suoi veri amici, in un modo o nell’altro lui li ammirava […]; innalzava loro monumenti di amicizia, costruiti a forza di ammirazione»[1]. Questa ammirazione lo portava al punto di diventare amico di personaggi letterari: «Molte volte – confessa Calvetti – gli ho sentito dire con un tremito nella voce: “Sono caduto, neanche mi avesse preso un fulmine, quando ho visto Cruz morto”»[2].
L’amicizia può stabilirsi tra persone reali e personaggi immaginari, come Borges sostiene che accada nel Don Chisciotte, dove quella tra il cavaliere e Sancio Panza è contagiosa, e non soltanto l’autore – Cervantes – ma anche i lettori – Borges – diventano amici tra loro e dei personaggi.
La relazione tra letteratura e amicizia è così profonda da proiettarsi verso l’eterno. Borges afferma: «Dunne[3] assicura che nella morte apprenderemo l’uso felice dell’eternità. Riavremo tutti gli istanti della nostra vita e li combineremo a nostro piacimento. Dio, i nostri amici e Shakespeare collaboreranno con noi»[4].
Il «Don Chisciotte»
Per sviluppare il tema faremo ricorso alle riflessioni di Borges sull’amicizia come argomento intimo del Don Chisciotte della Mancia[5]. Stiamo parlando di uno dei grandi classici della letteratura spagnola e mondiale. Lo è nel senso in cui Italo Calvino definisce un classico «un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire»[6], che resta attuale perché consente letture e riletture. Cominciamo con il ripercorrere alcune delle diverse letture e interpretazioni che il romanzo di Cervantes ha ricevuto nel corso del tempo.
Nel XVII secolo, il Don Chisciotte veniva letto come un romanzo di imprese cavalleresche. Alonso Chisciano, nobiluomo spagnolo, impazzì leggendo libri di cavalleria e andò in cerca di avventure, accompagnato dal suo fedele amico Sancio Panza. Era intenzionato a porre rimedio a ogni sorta di situazioni ingiuste e a procurarsi fama con gesta cavalleresche per conquistare il cuore dell’amata Dulcinea, una rozza contadina, idealizzata dal cavaliere errante.
Il XIX secolo ha esaltato il personaggio romantico che combatteva con i mulini a vento, scorgendone il punto focale
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