RECENSIONE

GIORGIO LA PIRA TRA DIRITTO E FEDE

Danilo Campanella

Quaderno 4081

pag. 94 - 95

Anno 2020

Volume III

4 Luglio 2020
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Il pensiero di Giorgio La Pira (1904-77), padre costituente, sindaco di Firenze, filosofo e docente di diritto, rappresenta un contributo essenziale al dibattito politico e alla riflessione teologica del dopoguerra.

Il volume che presentiamo nasce dagli Atti dell’omonimo Convegno, al fine di celebrare un «esempio» e un «gigante», come lo definiscono nel testo gli avvocati Andrea Pontecorvo e Donatella Cerè. La Giornata di studio, tenutasi a Roma il 4 luglio del 2018 e promossa dalla Commissione Cultura dell’Ordine degli Avvocati di Roma, ha portato, l’anno successivo, alla realizzazione di questo libro.

Come ricorda Raffaele Vinci, il diritto e la fede in Giorgio La Pira hanno rappresentato «due apici inscindibili […], due facce della stessa medaglia». Tale binomio, oggetto del Convegno, cogliendo profili differenti, è stato riproposto nel libro, facilitando la comprensione e la riflessione del lettore.

Nell’Introduzione, lo storico e giornalista Giuseppe Sangiorgi ricorda che il Convegno ha voluto facilitare una nuova, profonda riflessione «su quale rapporto possa e debba esistere tra diritto e fede senza che nessuno dei due termini voglia interferire o delegittimare l’altro sul terreno dei rispettivi significati e ambiti d’azione».

Nella sua dissertazione, Antonino Battiati sonda le radici della testimonianza di La Pira, attraverso le tre «grandi speranze» dell’uomo: quella concernente i valori della civiltà; quella di ordine economico-sociale; e quella pacificatrice.

Il pensiero di Giorgio La Pira, ricorda Giovanni Emidio Palaia, supera il dualismo fra materialismo e idealismo, per raggiungere qualcosa di più alto: una visione totale dell’uomo, definita negli Atti da Carlo Parenti plura in unum, unità nel molteplice, evidente anche nel modo in cui La Pira era solito salutare durante le riunioni: «Confratelli, amici, colleghi, compagni, salve». Era un saluto inclusivo, preludio a quel desiderio di «moltitudine ordinata», che non minaccia l’unità.

Patrizia Valeri analizza il pensiero giuridico costituzionale del «professorino dossettiano» – come taluni lo definirono –, che colse l’importanza dell’idea delle formazioni sociali (cfr art. 2 della Costituzione), le quali, come sottolinea nel testo Giuseppe Corasaniti, sono un «mezzo essenziale per sviluppare la personalità dell’uomo». Un pensiero che superava i modelli di costituzionalismo allora conosciuti – francese e sovietico –, verso una concezione di diritto che non fosse anteriore al diritto naturale.

Non si deve dimenticare che La Pira, oltre che un politico, fu anche un fervido, sincero uomo di fede. Ragione e fede: una saggezza che si radicava in ogni suo contributo, che rimane valido ancora oggi.

Giorgio La Pira tra diritto e fede
a cura di RAFFAELE VINCI
Roma, Nuova Editrice Universitaria, 2019, 262, € 15,00.

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