"Abramo e i tre visitatori" (Marc Chagall)

«CREDO NELLO SPIRITO SANTO»

Miguel Ángel Fiorito - José Luis Lazzarini

Quaderno 4081

pag. 78 - 82

Anno 2020

Volume III

4 Luglio 2020
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Lo scorso 13 dicembre La Civiltà Cattolica ha pubblicato Escritos, cinque volumi che contengono la raccolta degli articoli di p. Miguel Ángel Fiorito, gesuita, che fu padre spirituale di Jorge Mario Bergoglio. La presentazione è stata realizzata dallo stesso Francesco presso la Curia Generale della Compagnia di Gesù. Con questo articolo – parte di un ben più ampio contributo sul Credo – avviamo la traduzione totale o parziale di questi saggi, talora scritti in collaborazione. L’obiettivo è rendere disponibile a un pubblico ampio la sapienza di un autore spirituale che tanto impatto ha avuto sulla vita di una generazione di gesuiti, tra i quali lo stesso Pontefice.

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Il pastore che dice: «Credo nello Spirito Santo», dovrebbe porsi alcune domande fondamentali per cercare di scoprire l’azione dello Spirito nel suo popolo fedele.

In concreto si domanderà: «Come passa il Signore nella vita del mio popolo? Come accoglie il mio popolo questo suo passare? Come confessa il mio popolo lo Spirito Santo?». E in quell’interrogarsi dovrà tenere presente che «confessare» non è soltanto manifestare una convinzione, ma incarnarla in quegli atti che rendono l’uomo buono o cattivo; ricorderà anche che «confessare» è pregare, con quella preghiera che è, alternativamente, silenzio e parola, riverenza e rito.

Suggerimenti pastorali per la catechesi dello Spirito

«Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi» (Gv 14,17): sembra un inizio adeguato per la catechesi dello Spirito. Se infatti non ci risolviamo ad adorare lo Spirito nelle cose buone che viviamo, finiremo come quegli sciocchi che, davanti al dito che indicava la luna, fissarono lo sguardo soltanto sul dito!

«Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi…»: è un invito a riconoscere lo Spirito di Dio non come qualcosa di vago, una creatura fra le altre…, bensì con la certezza di un Dio personale: uno che «abita» (Rm 8,11), che «insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio» (Rm 8,16), che ci fa gridare: «Padre!» (Rm 8,15), che «intercede» per noi (Rm 8,26), che «è stato mandato nei nostri cuori» (Gal 4,6).

In questo senso è utile scorrere i vecchi testi dei Padri, pieni di unzione per quello Spirito Personale. Unzione come quella che manifesta san Cirillo di Alessandria, quando dice: «Se, con il sigillo dello Spirito Santo, siamo conformati a Dio, come potrebbe mai essere creato ciò che ci imprime l’immagine della divina sostanza, e fa sì che in noi ci siano i segni della natura increata? Lo Spirito Santo non è un artista che raffiguri in noi la sostanza di Dio, come se Egli le fosse estraneo: non è così che ci porta alla somiglianza con Dio; ma Egli stesso, che è Dio e da Dio procede, si imprime nei cuori che lo ricevono come il sigillo sulla cera»[1].

«Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi…»: dev’essere l’inizio della catechesi dello Spirito; e, da lì in avanti, la sagacia pastorale suggerirà momenti forti dell’azione dello Spirito, una sorta di «quando» di Dio. I suggerimenti potrebbero apparire in forme come queste:

a) quando l’avversità non ci infastidisce, non ci paralizza, non ci esaspera, e diciamo: «Dio stringe, ma non soffoca», e affermiamo una volontà di continuare a vivere perché «vale la pena di vivere». Lo Spirito è in noi, perché è Spirito di fortezza, e ci fa sentire che possiamo tutto «in colui che ci dà la forza» (Fil 4,13).

b) Quando, davanti all’irreparabile – la morte di una persona cara, la nascita di un figlio disabile, la sterilità della coppia – riu­sciamo a dire con fede: «Dio ha voluto così», e accettarlo con serenità, e avvertire in ciò in cui gli stolti vedrebbero soltanto morte o logoramento della vita la nascosta fertilità del dolore. È lo Spirito a risvegliare questa speranza superiore e ci fa vivere l’ultima beatitudine del Vangelo: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!» (Gv 20,29).

c) Quando stavamo per fare il male e non lo abbiamo fatto, perché «ci è venuto in mente», «siamo stati spinti». Lo Spirito ci è venuto in aiuto, perché è «luce beatissima che viene dal cielo e invade nell’intimo il cuore» ed è guida che «drizza ciò che è sviato» (Sequenza di Pentecoste).

d) Quando, davanti all’amara constatazione del nostro peccato, perché «non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Rm 7,19), non ci disperiamo e cerchiamo il perdono. Lo Spirito, nostro Avvocato difensore davanti al Padre (cfr 1 Gv 2,1), ci ricorda che dobbiamo rassicurare «il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore» (1 Gv 3,19-20).

e) Quando ci rendiamo responsabili della nostra vita, senza atteggiarci a un’autoaffermazione superba, ma restando a disposizione di Dio.

Quando cerchiamo di conoscere Dio, il mondo e noi stessi, ma riusciamo a riconoscere che tutto è dono di Dio.

Quando siamo soddisfatti del frutto del nostro sforzo, ma riusciamo a riconoscere che tutto è dono di Dio.

Quando riusciamo a comprendere che la nostra obbedienza a Dio non è sottomissione servile, e che il nostro legame con Dio ci dà la nostra vera statura e consistenza.

Quando amiamo la nostra famiglia e i nostri amici senza sottomettere né sottometterci servilmente, ma rendendo e rendendoci giustizia.

Quando possiamo comprenderci meglio legati a Dio e sentirci felici nel servizio fraterno.

Quando riusciamo a capire che la storia non comincia e non finisce con noi…

In quei momenti lo Spirito dimorava in noi e ci «situava» come figli del Padre, e fratelli del Figlio, e ci faceva sentire e gridare: «Abbà! Padre!» (Rm 8,15; Gal 4,6).

f) Quando crediamo nella presenza di Gesù, e nella potenza del suo Spirito nei sacramenti, e nel loro prolungamento nei sacramentali; e ne confessiamo la fertilità e il potere di purificazione nell’acqua del battesimo, la capacità di impregnarci di Cristo negli oli – infatti abbiamo «ricevuto l’unzione dal Santo» (1 Gv 2,20) – e adoriamo il Corpo e il Sangue del Signore nell’Eucaristia, e sentiamo che Dio ci accompagna nelle parole e nei gesti dei sacramentali. È lo Spirito che ci dà il credere e ci insegna tutto ciò di cui abbiamo bisogno (cfr Gv 16,13-15).

g) Quando siamo fedeli al patrimonio della fede tramandatoci dai nostri padri, e custodiamo fedelmente tutto ciò che ci hanno insegnato, è lo Spirito che ci ricorda tutto questo (cfr Gv 14,16), lo stesso Spirito che ha parlato per mezzo dei profeti e che ci indica la direzione delle vere orme della storia della salvezza.

h) Quando crediamo nella Chiesa, popolo di Dio e gerarchia, nonostante sia Chiesa di uomini – di santi e di peccatori –, «crediamo che lo Spirito che ci governa e che guida le nostre anime alla salvezza è lo stesso in Cristo nostro Signore, lo sposo, e nella Chiesa sua sposa; poiché la nostra santa madre Chiesa è guidata e governata dallo stesso Spirito e Signore nostro che diede i dieci comandamenti»[2].

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Questi «quando» del nostro popolo fedele manifestano un possibile inizio della catechesi dello Spirito Santo, perché sono azioni del nostro popolo che indicano la presenza, in esso, dello Spirito: «Nessuno può dire: “Gesù è Signore!”, se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1 Cor 12,3).

Anziché ripararci dietro azioni chimicamente pure, siamo chiamati a indirizzarci verso quelle zone in cui ci sono indizi che fanno ben sperare per il cammino, dove si annusa un terreno adatto a confermare ciò che si può confermare, a rafforzare ciò che è debole, a correggere ciò che è deviato.

Si tratta di un percorso alternativo tra la comoda ingenuità di chi dice: «Va tutto bene», e quell’atteggiamento critico dietro cui si celano presupposti ideologici, che finisce col distruggere ciò che aveva cominciato col non capire.

Dovremmo improntare la nostra pastorale alla stessa speranza con cui la Chiesa ci fa pregare per i moribondi: «Ti raccomandiamo, Signore, quest’anima che non rinnegò il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo», rendendo giustizia alle meraviglie che Dio opera nei nostri fedeli.

Fedeltà allo Spirito

Ci sembra vi siano tre passi chiave per l’insegnamento della fedeltà allo Spirito. Li formuliamo in questo modo:

  1. Riconoscimento dello Spirito come Essere personale. I suggerimenti pastorali che abbiamo espresso, incentrati nella frase «Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi», tendono a rafforzare la fede in una Persona che «abita», che «grida», che «opera»… Sebbene sia vero che lo Spirito è chiamato a significare, nella Trinità, l’ineffabilità di Dio, ciò non giustifica – nemmeno quando parliamo con la nostra gente semplice – un mutismo della nostra catechesi riguardo allo Spirito.
  2. Coscienza che lo Spirito è luogo d’incontro con il Padre e con il Figlio. In certi movimenti attuali c’è il pericolo che si operi un «subordinazionismo» al contrario. Larvatamente lo Spirito viene confuso con qualsiasi «spirito» – in genere con il proprio –, e di conseguenza si ordina al Padre come dev’essere il suo piano, e al Figlio come deve salvare il mondo, e alla Chiesa come deve proseguire l’opera della salvezza. Qualcuno ha detto una volta: «Tutti abbiamo un uccellino in testa; ma il guaio è che alcuni credono sia lo Spirito Santo».
  3. Obbedienza allo Spirito, e non sua manipolazione. È lo Spirito «che ha parlato per mezzo dei profeti», come confessa il nostro Simbolo, indicandoci che quello stesso Spirito è presente in tutta la storia dell’uomo, dandole unità e senso. È Spirito di sintesi, e non di contraddizioni senza uscita; e sappiamo che lo Spirito supera le contraddizioni senza uscita come «carisma e istituzioni», «utopie e realtà» ecc. È lo Spirito che ci riconcilia con la nostra condizione creaturale come condizione di accesso alla nostra dignità di figli, ed è lo Spirito a persuaderci che la storia non comincia e non finisce con noi[3].

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“I BELIEVE IN THE HOLY SPIRIT”

On 13 December last year, La Civiltà Cattolica published Escritos: five volumes containing the collection of articles by Fr. Miguel Ángel Fiorito, a Jesuit who was spiritual father of Jorge Mario Bergoglio. The presentation was made by Francis himself at the General Curia of the Society of Jesus. With this article – part of a much wider contribution on the Creed – we begin the total or partial translation of these essays, which were sometimes written in collaboration. The aim is to make the wisdom of a spiritual author, who has had so much of an impact on the life of a generation of Jesuits, including the Pontiff himself, available to a wide audience.

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[1] Cirillo di Alessandria, s., Thesaurus de sancta et consubstantiali Trinitate, 34.

[2] Ignazio di Loyola, s., Esercizi spirituali, n. 365. Sant’Ignazio, nella Predicazione sulla dottrina cristiana (una relazione contemporanea che ne descrive in italiano l’apostolato a Roma), diceva anche: «Essendo la Chiesa una congregatione delli fideli christiani, et illuminata et governata da Dio N.S., haviamo da intender che quel medesimo Signore nostro che ha donato li X commandamenti, è il principal donator di quelli che dà la Chiesa, accioché noi altri in ogni obedienza et servitio di sua Maestà più sicuramente ci potiamo salvar».

[3] Questo testo è tratto da M. Á. Fiorito, Escritos, III, Roma, La Civiltà Cattolica, 2019, 339-346.

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