UNITÀ E CONCORDIA NELL’USO DEL MESSALE ROMANO

Una analisi di «Traditionis custodes»

Quaderno 4114

pag. 388 - 401

Anno 2021

Volume IV

20 Novembre 2021
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Nella Chiesa cattolica la liturgia continua a destare vivo interesse. Se n’è parlato per decenni a proposito dell’interpretazione e conseguente traduzione dei testi; se n’è parlato prima e dopo la pubblicazione della terza edizione vernacola del Messale Romano; ora papa Francesco, con il motuproprio Traditionis custodes («Custodi della tradizione»), torna a parlarne, peraltro su un tema quanto mai sensibile. Per comprendere il nuovo provvedimento è bene dare uno sguardo alla storia recente del Messale Romano in merito a concessioni pontificie ormai revocate. È Francesco stesso a guidarci, spiegando con una lettera i motivi che lo hanno spinto a pronunciarsi sull’uso di un libro liturgico che da più di trent’anni è in cerca di pace – in latino si direbbe «quærens pacem» –, una pace di unità e di concordia intraecclesiale. In essa Francesco, ispirandosi al suo Predecessore che già aveva accompagnato la normativa di allora con un’analoga lettera, si rivolge a tutti i vescovi «con fiducia e parresia».

La lettera accompagnatoria al motuproprio «Traditionis custodes»

In questa lunga e articolata lettera papa Francesco assume come punto di partenza per affrontare la situazione cui intende portare rimedio la facoltà, concessa con indulto della Congregazione per il Culto Divino nel 1984 e confermata da Giovanni Paolo II nel 1988, di poter celebrare la Messa con l’ultima edizione tridentina del Messale Romano pubblicata nel 1962. Tale concessione, riservata a gruppi di fedeli che l’avrebbero richiesta, era motivata dalla volontà di ricomporre lo scisma lefebvriano. È qui che si inserisce il motuproprio Summorum Pontificum del 7 luglio 2007, con cui Benedetto XVI aveva inteso regolamentare la prassi di quanti scorgevano in quel Messale una forma particolarmente adatta a favorire l’incontro con il mistero. Ora, per capire il motuproprio di Francesco, è necessario rileggere i dodici articoli del motuproprio di Benedetto XVI, che ripercorriamo brevemente. […]

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UNITY AND CONCORD IN THE USE OF THE ROMAN MISSAL. An analysis of  Traditionis custodes.

With the motu proprio Traditionis custodes Pope Francis has reaffirmed the values of the liturgical reform, of which the Missal of Paul VI is, for the Roman rite, the singular expression. Recognising that the use of the Missal of Pius V had been unduly instrumentalised to build oppositions in the rejection of the Council, the Pontiff replaced the concessions made by his Predecessors with a clearer juridical regulation. This measure resulted in involvement of the bishops in the guardianship of the tradition.

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