(Steve Johnson/Unsplash.com)

“TIERRA DE MI RAÍZ” E “UN ARCO DE ALEGRÍA”

“Terra della mia radice” e “Un arco di gioia”

Quaderno 4140

pag. 610 - 613

Anno 2022

Volume IV

17 Dicembre 2022

TIERRA DE MI RAÍZ

Ser de Rosa que siempre llevo dentro,

desde más dentro aún que el centro mio.

Tierra de mi raíz de mi rio

y tierra de la tierra y de su centro.

 

Porque rebosa todo lo que adentro

guardo de Ti, yo mismo desvario

si no te busco, término del rio,

latido fiel del mundo que concentro.


Porque todo mi ser está en el tuyo

y flota y siente el mundo tuyo suyo.

Porque el más hondo corazón señala


tu mar y mi raíz tu tierra cala.

Porque eres Dios y yo soy hombre solo,

mi ser de rosa te pronuncia en todo.

 

TERRA DELLA MIA RADICE

Essere di Rosa che sempre porto dentro,

più intimo ancora che il mio centro.

Terra della mia radice e del mio fiume

e terra della terra e del suo centro.

Poiché trabocca tutto quello che dentro

serbo di Te, io stesso mi perdo

se non ti cerco, termine del fiume,

palpito fedele del mondo che concentro.

Perché tutto il mio essere è nel tuo

e fluttua e sente il tuo mondo suo.

Perché il profondo del cuore segnala

il tuo mare e la mia radice nella tua terra cala.

Perché sei Dio e io soltanto un uomo,

il mio essere di rosa ti pronuncia in tutto.

***

UN ARCO DE ALEGRÍA

La casa estaba ardiendo de silencio

y el Pan dispuesto ya a partir. Un beso

dio en el cántico escrito del «Magnificat».

Los siglos de cenizas le miraban.

Estaba puesta en pie Castilla pura,

respirando azul aire y limpio trigo.

Abrió los brazos, corazón partiendo,

para nombrar a Dios y para darlo.

Hablar de Dios sintiéndole que fluye

desde Sí mismo a todas las cabezas,

cada cabeza un mundo entrecortado.

Aniquilado tiempo devolvía

su libertad al tiempo. Mieses mudas

erguían las cabezas como el trigo

a la lluvia de julio. Se granaba

en profundos latidos la esperanza.

Los tiempos por venir eran abiertos

al aleteo suave, en nido blanco,

donde nace el ser nuevo. Era la siega.

Las hoces se miraban tan brillantes

al sol del Pan, que de rodillas eran

un arco de alegría, como de alas.

La bendición final dio la salida,

y el pueblo andaba por el polvo ciego

alegre, hacia otro llanto y otras horas,

reconcidas ya como del vuelo

que acompaña a la Asunta levantada.

 

UN ARCO DI GIOIA

La casa ardeva di silenzio

ed era già disposto il Pane da spezzare. Un bacio

raggiunse il cantico scritto del Magnificat.

I secoli di cenere lo guardavano.

Era dritta in piedi la Castiglia pura,

respirava aria azzurra e grano puro.

Aprì le braccia, cuore spartendo,

per nominare Dio e per donarlo.

Parlare di Dio sentendolo che scorre

da Sé a tutte le teste,

ogni testa un mondo sospeso.

Annichilito tempo ridava

la sua libertà al tempo. Messi mute

alzavano la testa come il grano

alla pioggia di luglio. Si sgranava

in profondi battiti la speranza.

I tempi a venire erano aperti

al dolce battito d’ali, in nido bianco,

dove nasce l’essere nuovo. Era la mietitura.

Si vedevano le falci scintillare

al sole del Pane, che inginocchiate erano

un arco di gioia, come di ali.

La benedizione finale segnò l’uscita,

e il popolo andava accecato di polvere

gioioso, verso altro pianto e altre ore,

riconosciute ormai come dal volo

che accompagna l’Assunta innalzata.

***

Emilio del Río è nato in Castiglia, la terra di Machado, nel 1928. Nel 1940 è entrato nel seminario di El Burgo de Osma e quindi nella Compagnia di Gesù. Ha svolto gli studi a Lovanio (Belgio), ma anche a Gandía, Madrid e Roma. La sua carriera di docente di Letteratura è iniziata a Comillas, Santander, e in seguito a Valladolid. Ha trascorso vari anni tra l’America centrale, il Messico e New York. Negli ultimi anni è vissuto a Valladolid, dove è morto il 7 ottobre 2022. Le due poesie che qui presentiamo sono tratte dalla sua ultima antologia poetica, dal titolo Tu nombre ha florecido (Madrid, Vitruvio, 2008).

Acquista il Quaderno