«Usa e getta»: la società del banale
I sociologi sostengono che abbiamo costruito, e stiamo tuttora costruendo, una società sempre più banale, più vuota, più consumatrice di evasioni. Forse sarà sempre stato così, ma prima si cercava di nascondere questo comportamento, considerato negativo, mentre oggi si accetta la banalità senza il minimo imbarazzo.
È una banalità che colpisce molti aspetti e che si è insinuata nel sistema della vita sociale. D’altra parte, probabilmente essa non riveste tutto il carattere deteriore che a priori siamo tentati di attribuirle, perché l’essere banali resta, tutto sommato, una tra le molte opzioni presenti nell’esistenza umana. Sta di fatto che, in generale, tra le nuove generazioni di cittadini occidentali aumentano le attività banali. Per constatarlo basta guardare in che modo essi ricevono le informazioni: sempre in eccesso, e tuttavia inconsistenti. Essi elaborano queste grandi quantità di informazioni tramite supporti di facile assimilazione: via audio o sullo schermo, tramite messaggi stringenti, che quasi non richiedono alcuno sforzo intellettuale, o attraverso le reti sociali. Le generazioni emergenti disertano la stampa e, in particolare, i lunghi articoli di opinione; si accontentano, nel migliore dei casi, di occhieggiare i titoli. Per fortuna, c’è qualche onorevole eccezione.
Questa banalità si compendia nell’«usa e getta», così diffuso nella nuova società. Indossiamo vestiti usa e getta, mangiamo cibi usa e getta – preparati istantanei e sovrabbondanti, i cui scarti finiranno nella spazzatura – e perfino partner usa e getta: l’antica consuetudine delle coppie tendenzialmente stabili cede il passo al moltiplicarsi di connubi in serie, di durata effimera e che implicano scarso impegno.
Chi rivolge uno sguardo critico all’insieme di valori della nostra società resta colpito dal fatto che le reti sociali costruiscono la vita come un susseguirsi di banalità pressoché irrilevanti e contengono una buona dose di provvisorietà: un pensiero Ikea che, per estensione, plasma in una generazione Ikea tutti quanti vengano contagiati da tale corrente ideologica. L’immagine tratta dal mondo degli arredi valga a ritrarre la preferenza che questa generazione mostra verso ciò che è immediato, che non richiede uno sguardo al futuro e non si pretende definitivo. Senza dubbio a questo atteggiamento contribuisce la provvisorietà di buona parte degli impieghi e dei salari dell’attuale classe lavoratrice, che non permettono di formulare progetti di futuro stabili e a lunga scadenza; d’altra parte, tutto ciò a noi continua a sembrare un motivo insufficiente per abbracciare la banalità generalizzata in cui è immersa la società.
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