At the Pantheon fountain, in Rome (iStock/CentralITAlliance)

SOLDI E FELICITÀ

Quaderno 4045

pag. 19 - 31

Anno 2019

Volume I

5 gennaio 2019

ABSTRACT – Uno dei simboli più radicati nell’immaginario dell’uomo mo­derno è l’associazione tra felicità e ricchezza, con i suoi molteplici derivati (consumismo, potere, accumulo). Eppure la storia, oltre a numerose ricerche, mostra che proprio la ricerca sfrenata di guadagno è la causa dei peggiori mali per l’umanità e quindi anche una delle principali cause di infelicità.

Ma perché l’associazione tra ricchezza e felicità è così resistente a ogni possibile smentita? Tra le varie ipotesi possibili, particolarmente interessante al ri­guardo è l’analisi di René Girard. Riprendendo contributi di autori precedenti, egli ha individua­to nel meccanismo di imitazione e nel valore simbolico del denaro, sinonimo di sicurezza e riconoscimento sociale, la tendenza a identificare le persone felici con le persone ricche.

L’idea che la felicità sia associata a guadagnare e ad avere sempre di più porta però a un aumento di stress e infelicità, a una disumaniz­zazione e perdita della propria dignità, perché genera quella che è stata chiamata «la corsa dei topi»: correre sulla ruota di una gabbia non arri­vando mai da nessuna parte.

La rivista British Medical Journal ha condotto negli anni No­vanta un’approfondita ricerca sui fattori che influenzano il rapporto tra beni e qualità della vita, anche in termini di mortalità. Che cosa ne emerse? «La grande idea è che i livelli di mortalità e di salute in una società sono influenzati non tanto dalla sua ricchezza complessiva, quanto dalla maniera in cui tale ricchezza è distribuita. Quanto più uniforme è la distribuzio­ne della ricchezza, tanto migliori sono le condizioni di salute di tutta la popolazione».

Uno degli effetti più deleteri della mentalità prevalente è ritenere che tutto abbia un prezzo, dagli ovuli ai reni, alle persone, allo svago. Il bene ha un carattere essenzialmente gratuito: nel momento in cui lo si monetizza, deperisce. E quando lo stesso es­sere umano tende a diventare un prodotto in vendita, perde le sue caratteristiche peculiari, alle quali può accedere solo nella gratuità: creatività, affetti, generosità, dedizione, passione, altruismo, intimi­tà, tenerezza, condivisione, tutto ciò, insomma, che rende umana e bella la vita.

Le ricerche compiute in sede psicologica giungono alla medesima conclusione del detto di Gesù: «C’è più gioia nel dare che nel ricevere». Donare rende felici. Eppure, quando si chiede a cosa sia associata la felicità, la maggior parte delle persone risponde: quando si ricevono soldi e li si spende per sé. Questo è un tipico esempio di quello che i ricercatori chiamano «distorsione intellettuale».

***

MONEY AND HAPPINESS

One of the most rooted symbols in the modern person’s imagination is the association between happiness and wealth, with its many derivatives (consumerism, power, accumulation). Yet this axiom is not only false, it is also one of the major causes of unhappiness. This article presents some detrimental cultural and social consequences of this mentality, also in light of research carried out in the psychological setting. These all arrive at the same conclusion as Jesus: “There is more joy in giving than in receiving.” Yet trust in the binomial happiness-possession of goods seems to resist every denial. It is a typical example of what researchers call “intellectual distortion.”

Per leggere l’articolo integrale, acquista il quaderno 4045.

Acquista il Quaderno