Una manifestazione dei "gilet gialli" (Flickr/Patrice CALATAYU)

I «GILET GIALLI»: LE RAGIONI DELLA COLLERA

Quaderno 4046

pag. 152 - 160

Anno 2019

Volume I

19 gennaio 2019

ABSTRACT – Iniziato il 17 novembre 2018, il cosiddetto movimento dei «gilet gialli» ha acquistato un’ampiezza considerevole in Francia, riuscendo a suscitare imitatori all’estero. In effetti, al di là dell’aspetto puramente congiunturale – la rabbia popolare per l’aumento del prezzo del carburante – esso rivela un malessere più profondo, che va ben oltre il caso specifico.

I sentimenti di inquietudine e di angoscia dei ceti popolari, in Europa come in America del Nord, sono una costante di questi ultimi anni. Essi sono alla radice di quello che viene comunemen­te chiamato «populismo», con tutta l’ambiguità che tale termine peggio­rativo comporta. Non è dunque inutile fare dei paragoni tra l’elettorato della Brexit nel Regno Unito, l’elettorato della Lega e del Movimento 5 Stelle in Italia, quello dell’AfD in Germania e, soprattutto, quello che ha portato al potere il presidente Trump negli Stati Uniti.

L’evoluzione economico-sociale tende a favorire le gran­di metropoli, dove si concentrano i nuovi lavori, i servizi pubblici, l’offerta culturale in generale e i nuovi mezzi di trasporto. Come afferma il geografo Christophe Guilluy, «il modello economico liberale ha sacrificato prima gli operai, poi i contadini, i territori industriali, quindi alcu­ne zone rurali e infine numerose cittadine di media grandezza». L’evoluzione politica e culturale degli ultimi decenni ha così reso più fragili queste persone, che si sentono emarginate, più deboli e non considerate. È quella che Christophe Guilluy chiama «la precarizza­zione delle classi medie».

L’incapacità dei partiti politici tradizionali, di de­stra come di sinistra, di accettare questa sfida favorisce la nascita di nuovi movimenti politici, definiti «populisti». Ciò non significa che i problemi siano immaginari o esage­rati.

La crisi multiforme che il movimento dei «gilet gialli» rivela ha radici antiche, che riguardano sia la filosofia sociale e l’economia, sia il collasso delle tradizioni cristiane e socialiste che si trovavano alla base della dicotomia politica tra destra e sinistra. È una crisi che esprime lo sfaldamento sociale e la rottura tra la classe dirigente e il popolo. Nathalie Sarthou- Lajus afferma: «Papa Francesco dice cose importanti quando invita ad andare nelle periferie. Ciò vale per la Chiesa, ma anche per i re­sponsabili politici: è un invito a lasciare il centro del potere. E que­sto suppone una piccola rivoluzione culturale, e persino spirituale, nelle nostre élites».

O si riuscirà a ritrovare il senso della condivisione e della collettività, o si inaspriranno i conflitti sociali e internazionali. Al­lora diventerà chiaro che gli anni del dopoguerra sono stati certa­mente una parentesi felice, ma eccezionale.

***

THE “YELLOW VESTS”: THE REASONS FOR THE WRATH

The spontaneously founded “yellow vests” movement in France commenced as an angry response to the increase in the price of fuel. Yet, this movement has deeper roots, which express the unease of the working classes not only in France, but also in other Western Countries. The de-skilling of work, the splitting of families, the mistrust in the media and the elites in general, the widespread feeling of being despised, the mistrust of policy makers, widespread consumerism, the crisis of political representativeness have made for critical mass and ‘fuel’ an anger which goes beyond the economic situation.

Per leggere l’articolo integrale, acquista il quaderno 4046.

Acquista il Quaderno