Tre minuti di pellicola nera accompagnati, come brusio di fondo, da suoni striduli che si perdono in lontananza. È un’immagine del caos primordiale che si contrappone, prima ancora che il film abbia inizio, a un’altra immagine, sintetica e grandiosa, che rappresenta l’ordine della creazione. La Terra, la Luna e il Sole perfettamente allineati, in asse con l’obiettivo della macchina da presa, mentre dalla colonna sonora si sprigionano, incalzati dal ritmo delle percussioni, gli accordi trionfali che aprono il poema sinfonico Also sprach Zarathustra di Richard Strauss, per ribadire la differenza che c’è tra il caos e il cosmo, tra ciò che è e ciò che non è.
Inizia così il film 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, coronato da uno straordinario successo al suo primo apparire cinquant’anni fa, e che ancora oggi conserva intatto il suo fascino.
L’alba dell’uomo
Il mondo all’epoca del Pleistocene. Il Sole si leva sull’orizzonte di un deserto africano, arido, rugoso, cosparso di rocce percosse dal vento. Non un filo d’erba. Non una goccia d’acqua dalla volta del cielo che incombe sulla terra e segna distanze nelle quali lo sguardo non osa avventurarsi. Nelle albe, nei tramonti, il cielo s’incendia di un rosso che fa pensare alla lotta cruenta tra luce e tenebre. Poi scende la notte, e con la notte viene il buio. Tremante e confuso, l’uomo, non ancora uomo, si rifugia dentro la grotta ancestrale.
Uno scheletro di scimmia, abbandonato sulla nuda terra, indica che questa specie non pratica ancora la sepoltura, la cui apparizione, al dire degli antropologi, segna il processo di ominazione.
La presenza di tapiri, pacificamente conviventi con le scimmie nella ricerca di nutrimento, pone queste due specie in uno stesso stadio dell’evoluzione e indica le scimmie come animali erbivori.
Una tigre attacca una scimmia. Significa che le scimmie sono oggetto di predazione da parte di bestie feroci, dalle quali si devono difendere.
In seguito vediamo un branco di scimmie che si esprimono con grugniti e sono guidate da un capo. Difendono il loro territorio (una pozzanghera melmosa che è il loro specchio d’acqua) contro un altro branco della stessa specie.
Un mattino, una scimmia, la prima a svegliarsi, nota la presenza nei pressi della loro tana di un parallelepipedo verticale. Una lastra di pietra nera perfettamente levigata, un monolito che non ha alcun rapporto di somiglianza con le rocce frastagliate che delimitano il paesaggio circostante. La scimmia avverte i suoi simili, che si raggruppano attorno all’oggetto misterioso
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