Il "Sinodo" in ascensore.

I GIOVANI HANNO RISVEGLIATO LA SINODALITÀ DELLA CHIESA

Quaderno 4041

pag. 209 - 212

Anno 2018

Volume IV

3 novembre 2018

Si è appena concluso il Sinodo dei vescovi dedicato a «Giovani, fede e discernimento vocazionale». Scriviamo queste righe poco prima di andare in stampa, rinviando la riflessione più organica – sia sul processo sinodale sia sul Documento finale (DF) – a un contributo successivo.
Una cosa è emersa con chiarezza dai lavori e dall’intero processo sinodale avviato nel gennaio 2017: si deve evitare di parlare di Chiesa «e» giovani, perché i giovani non sono un «oggetto», così come invece purtroppo lo sono del marketing. Organizzare un Sinodo sui giovani senza i giovani sarebbe stato privo di senso.
Che cosa lo Spirito sta dicendo alla Chiesa oggi attraverso le ricerche, le speranze, le angosce e le richieste dei giovani che a volte si fa pure fatica a comprendere? San Paolo VI lo aveva detto: «C’è un’intima connessione, cari giovani, tra la vostra fede e la vostra vita. Proprio nell’insoddisfazione che vi tormenta, nella vostra critica di quella società […] c’è un elemento di luce» (2 dicembre 1970).
Tutti abbiamo molto da imparare dalle inquietudini non addomesticabili dei giovani, dentro e fuori la Chiesa. La parola «inquietudine» risuona nel testo del Documento finale 8 volte e in vari contesti; con i suoi sinonimi è una delle parole chiave dell’intero documento.
La sfida vera, dunque, è quella di fare compagnia ai giovani e di accompagnarli per aiutarli a porsi e a condividere tra loro le domande giuste, quelle vere, importanti, quelle fondamentali, davanti a un mondo diviso, al vuoto interiore e al loro desiderio di vita piena e felice. E anzi, il Sinodo – nella Lettera ai giovani – chiede ai giovani di farsi a loro volta «compagni di strada dei più fragili, dei poveri, dei feriti dalla vita». Da qui, dunque, l’appello a che siano i giovani a mettersi al lavoro per restituire alla Chiesa quell’istinto di felicità e pienezza che la rende aperta al soffio dello Spirito.
In un mondo in cui gli adulti sono in competizione con i giovani – con i loro stessi figli, se li hanno! –, il Sinodo ci ha parlato ancora di un’umanità alla ricerca di pienezza, che spera ancora, umilmente, nella promessa del futuro. La Chiesa è una canoa – ha detto uno dei 36 giovani uditori sinodali, proveniente delle isole Samoa – in cui i vecchi aiutano a tenere la direzione interpretando la posizione delle stelle, e i giovani, in dialogo con loro, remano con forza. Per Francesco, il giovane è un profeta, ma può davvero profetizzare solo ascoltando i sogni di chi lo precede nel cammino della vita (cfr il volume di Francesco La saggezza del tempo, Venezia, Marsilio, 2018, presentato nel contesto del Sinodo).

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Una Chiesa «empatica». È emerso con forza un metodo: prima di interpretare o fare delle scelte bisogna ascoltare, bisogna riconoscere la realtà. Il primo grande passo di questo Sinodo con i giovani è stato dunque l’ascolto di tante voci arrivate a Roma sin dal gennaio 2017 tramite costanti consultazioni, incontri internazionali, confronti sulle reti digitali. Non è possibile ascoltare i giovani se non si cammina con loro (syn-odos, «cammino con», in greco) per le strade del mondo.
Nella prima settimana di incontri i padri sinodali – tutti insieme o in gruppi linguistici – hanno discusso della realtà che è sotto i loro occhi nei diversi continenti. L’esperienza e il confronto sono spiazzanti. Questo è in fondo un punto di forza unico della Chiesa: la sua voce è davvero universale. E – caso più unico che raro – la sfida della diversità culturale porta a scoprire non solamente le differenze, ma soprattutto i desideri comuni.
Mano nella mano, giovani e pastori provenienti dai cinque continenti hanno attraversato insieme la Chiesa intera e il pianeta, pur con tutte le sue diversità persino di approccio ai problemi; hanno parlato delle grandi sfide del mondo, del presente e del futuro. Il Sinodo ha affrontato le novità dell’ambiente digitale, come pure temi cruciali quali le migrazioni e la mentalità abusiva da combattere con ogni mezzo. Ha parlato della famiglia e dei rapporti intergenerazionali, del corpo e dell’affettività, facendo emergere il «desiderio di confronto» che anima i giovani (cfr DF 39). Si è parlato del lavoro, del disagio sociale, delle persecuzioni, della partecipazione sociale, del ruolo della donna, dell’omosessualità.
Il processo sinodale è stato una grande antenna che ha intercettato i messaggi e le istanze dei giovani non con la freddezza dell’analista, ma con lo sguardo caldo e il cuore inquieto del discepolo. Nell’Aula sinodale è emersa una «Chiesa empatica», come ha detto un vescovo. Ed essa si è riflessa nel Documento finale.
La Chiesa, dunque, deve essere il luogo «dove vengono accolte tutte le domande; dove, alla luce del Vangelo, s’incoraggia giustamente la ricerca personale» (J. M. Bergoglio, Messaggio alle comunità educative, Buenos Aires, 21 aprile 2004). Insieme ai giovani, i pastori vogliono annunciare il Vangelo non come un’istituzione che fornisce sempre «una risposta preconfezionata già pronta» – come ribadito dal Pontefice in un tweet inviato durante il Sinodo –, ma come la Parola che pone domande e fa ardere il cuore.

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La centralità della coscienza. È da valutare in questa prospettiva la forte valorizzazione della coscienza (cfr DF 106-109). In particolare il Sinodo ha riconosciuto l’importanza del discernimento spirituale, che si presenta «come il sincero lavoro della coscienza, nel proprio impegno di conoscere il bene possibile in base a cui decidersi
responsabilmente nel corretto esercizio della ragione pratica, all’interno e alla luce della relazione personale con il Signore Gesù» (DF 109).
Sono parole ben ponderate che valorizzano la libertà personale di ciascuno alla luce del proprio rapporto con il Signore e la propria capacità di conoscere il bene. Questo lo si applica alle varie situazioni, con attenzione ad aiutare le persone – nessuna esclusa – «a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo» (DF 150).

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Un Sinodo sulla forma sinodale della Chiesa. Non è stato semplicemente un Sinodo tematico, su un argomento, cioè «i giovani». Anzi, l’intuizione di Francesco è stata quella di scegliere un tema che avrebbe messo in moto dinamiche nuove, chiamando all’appello vescovi anch’essi giovani da tutto il mondo. Ovviamente molte Conferenze episcopali hanno eletto vescovi giovani o che stanno a contatto diretto con i giovani.
Ecco, dunque, dopo un mese di incontri quotidiani, quello che appare chiaro: questo è stato un Sinodo sulla Chiesa, sulla sua missione, sul suo stile di accompagnamento e discernimento (cfr DF 91-113), in diretto collegamento con la lezione del Concilio Vaticano II, da Gaudium et spes a Lumen gentium. I giovani hanno risvegliato la sinodalità della Chiesa (cfr DF 121). Hanno aiutato la Chiesa a riscoprirla. Non potevano che essere loro a farlo. I padri sinodali hanno notato come la collegialità che unisce i vescovi tra loro e con il Papa si sia articolata e si sia arricchita della pratica effettiva (e non solo delle affermazioni teoriche) della «sinodalità a tutti i livelli» (DF 119) che ha coinvolto i giovani. I giovani, infatti, per ben due anni hanno partecipato attivamente ai lavori e alla riflessione sinodale (cfr A. Spadaro – C. Galli, «La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa», in Civ. Catt. 2018 IV 55-70).
Riflettere con i giovani su «Giovani, fede e discernimento vocazionale» ha aiutato a mettere a fuoco la forma sinodale della Chiesa, «partecipativa e corresponsabile» (DF 123). Il Sinodo ha definito la Chiesa come «spazio di dialogo e testimonianza di fraternità» (DF 1). E la sinodalità deve essere incarnata nelle realtà diocesane, nel territorio, come più volte è stato detto in Aula. Forte è l’appello al ruolo delle donne in questo processo (cfr DF 148).
Il Documento finale è «una mappa per orientare i prossimi passi che la Chiesa è chiamata a muovere» (DF 3). Insomma, quello «con» i giovani si è rivelato essere un Sinodo sulla Chiesa, popolo fedele di Dio in cammino nella storia del mondo, e indica un cammino preciso per la sua «riforma» (cfr DF 118).

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La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa

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