TO ROME WITH LOVE

Quaderno 3886

pag. 423

Anno 2012

Volume II

FILM

a cura di V. FANTUZZI

To Rome with Love (Usa, 2012). Regista: WOODY ALLEN. Interpreti principali: W. Allen, A. Baldwin, R. Benigni, P. Cruz, J. Davis, J. Eisenberg, G. Gerwing, E. Page, A. Albanese, F. Armiliato, F. Parenti, A. Pill, A. Tiberi, R. Scamarcio.

Come in un film di Fellini, i personaggi, che sembrano aggirarsi per le strade di Roma, entrano ed escono tra le quinte di un set immaginario, dove ciò che è ritenuto normale nella vita di ogni giorno viene escluso di proposito, mentre diventa plausibile tutto ciò che, fuori da quel contesto, risulterebbe stravagante e assurdo. L’eccezione al posto della regola, insomma. Ma è questa la logica dello spettacolo: stupire. Non per niente Roma è la città del barocco, stile che, come insegna il maestro de La dolce vita, sembra nato apposta per fare da sfondo alle amplificazioni cinematografiche. La Roma del film di Woody Allen To Rome with Love è stata definita, ed è veramente, una Roma da cartolina.La coppia di giovani sposi Antonio (Alessandro Tiberi) e Milly (Alessandra Mastronardi), giunti a Roma da Pordenone in una specie di supplemento al viaggio di nozze, non assomiglia forse a quella formata da Leopoldo Trieste e Brunella Bovo in Lo sceicco bianco di Fellini? I trucidi parenti di lui, il rapido incapricciarsi di lei per il divo del momento (Antonio Albanese in un ruolo simile a quello che fu di Alberto Sordi), l’assurdità dei dialoghi… Sordi, in barca con la Bovo, rimpiangeva «la felicità del ricordo che proviene da una vita posteriore». Le banalità che si scambiano Albanese e la Mastronardi non sono da meno, mentre spicca in tale contesto l’avvenenza di Penelope Cruz, stretta in un abito succinto di colore rosso, che rinvia alla magica apparizione di Magali Noël in Amarcord. John (Alec Baldwin), architetto americano che disegna supermercati, rivive per le strade di Trastevere, dove aveva abitato per un anno in gioventù, una storia d’amore dall’esito infelice. Jack (Jesse Eisenberg) ama Sally (Greta Gerwing) e ne è riamato. Si intromette tra i due Monica (Ellen Page), attricetta un po’ svampita, che riesce a far girare la testa a Jack perché conosce i termini alla moda e infila nel discorso citazioni colte che la fanno apparire come una che sa… Sordo ai saggi consigli che John gli propina in veste di grillo parlante, Jack rimane alla fine con in mano un pugno di mosche.Leopoldo Pisanello (Roberto Benigni), cittadino romano normale e affidabile, un giorno, senza l’ombra di un perché, è colpito da un’improvvisa botta di notorietà, attorniato da un nugolo di paparazzi, assillato dai giornalisti che gli rivolgono domande su argomenti di una futilità sconfortante. Passati pochi giorni di infatuazione, i menestrelli dell’informazione trovano un nuovo pollo da spennare e lasciano il povero Leopoldo-Benigni stralunato e vociante in mezzo a una via Veneto che non vuole più saperne di lui. Woody Allen, nel ruolo a lui congeniale di un nevrotico, che questa volta si chiama Jerry, durante il viaggio da New York a Roma, quando l’aereo si mette a traballare a causa delle turbolenze, si lamenta perché non ha nemmeno un santo a cui votarsi. «Lo sai che sono ateo», dice alla moglie Phyllis (Judy Davis), di professione psichiatra, che gli siede accanto. Passando di paradosso in paradosso, Jerry e Phillis si accorgono che Michelangelo (Flavio Parenti), il bel giovanotto che la loro figlia Hayley (Alison Pill) ha incontrato mentre ammirava da turista le bellezze romane, del quale si è innamorata e che conta di sposare entro Natale, è figlio di un impresario di pompe funebri, Giancarlo (il tenore Fabio Armiliato), il quale ha l’abitudine di cantare pezzi d’opera quando è sotto la doccia.Jerry, che in passato ha avuto rapporti professionali con l’ambiente della musica lirica e ha allestito come regista alcuni spettacoli di scarso successo (troppo innovativi, a suo dire, rispetto ai tempi), convince Giancarlo a esibirsi sul palcoscenico con l’aiuto di una doccia, naturalmente, senza la quale non riuscirebbe ad azzeccare una sola nota. «Sono pazzi questi romani», verrebbe voglia di dire assieme ad Asterix, il quale legge in questo modo l’acronimo SPQR. Così almeno si comportano quei romani, nativi o acquisiti, che registi geniali come Fellini e Allen sono riusciti a trasportare sullo schermo non senza qualche esagerazione di natura artistica. Ma c’è chi dice che, fuori dallo schermo, succedono cose che vanno sopra le righe allo stesso modo e forse ancora di più.

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