RECENSIONE

UNA VERITÀ CHE DISTURBA

Credere al tempo dei fondamentalismi

Betty Varghese

Quaderno 4079

pag. 505 - 507

Anno 2020

Volume II

6 Giugno 2020
Voiced by Amazon Polly

Con il consueto stile brillante e non privo di humour che lo caratterizza, Timothy Radcliffe, ex Maestro generale dell’Ordine dei domenicani, entra in merito ad alcune problematiche di grande attualità, come il tema della verità e quello del fondamentalismo, da cui prende il titolo la raccolta di interventi contenuti nel presente volume.

Studiando il fondamentalismo, si scopre anzitutto che esso è un fenomeno proprio della modernità. Sull’onda del fascino suscitato dalla nuova scienza, si teorizza un sapere «chiaro e distinto», capace di possedere la verità in maniera totale e definitiva, su ogni questione, vincendo ogni possibile dubbio e incertezza. Da qui il sorgere di sètte che si presentano come depositarie di verità indiscutibili, dimostrabili sulla base del riferimento alla lettera del testo: un approccio sconosciuto nei secoli precedenti e anche allo spirito stesso del cristianesimo. Lo mostra l’evento Gesù, che avvicina due realtà estremamente differenti tra loro, come Dio e l’uomo; lo mostrano la pluralità dei Vangeli, le molteplici lingue nelle quali è stata composta (e tradotta) la Bibbia, la varietà di proposte teologiche e spirituali e di riti con i quali si celebra il mistero della salvezza.

Il cristiano comprende la sua identità entrando nella complessità e animato dal desiderio di imparare dall’altro. Questa è una versione dei semina verbi dei Padri della Chiesa. Il fondamentalismo, invece, considera la verità in termini univoci ed esclusivi, rifiutando il dialogo se non in vista della conversione dell’altro alla (propria) verità. Prendendo spunto dalla Prima lettera di Giovanni, Radcliffe parla della caratteristica peculiare del cristiano in termini di «identità plastica», aperta e non rigidamente definita, perché tesa tra il già e il non ancora (cfr 1 Gv 3,2).

Proprio per questo il cristiano non ha paura della differenza, non la considera una minaccia, ma riconosce nell’altro la presenza del divino, ritrova nell’alterità un volto della sua inesauribile ricchezza: «Noi sappiamo chi siamo. Questo è attraente per le persone che desiderano un’identità chiara. Ma nello stesso tempo io non so ancora chi sono. E non lo saprò finché non saranno guarite tutte le divisioni tra gli esseri umani […]. Per il cristianesimo, è di fronte allo sconosciuto che io scopro un nuovo aspetto della mia identità» (pp. 19 s).

Radcliffe trova un esempio eloquente di questa identità dinamica in san Tommaso d’Aquino. La genialità delle sue risposte è il segno di uno spirito alimentato da una sete mai appagata di conoscenza; per questo egli non teme, anzi desidera confrontarsi con il pensiero di altri, su qualunque questione. La sua è una santità anche mentale, che non smette mai di cercare e di progredire. La conoscenza infatti è sempre perfettibile, provvisoria e, per essere condotta con onestà, richiede la disponibilità ad abbandonare ipotesi rassicuranti ma false, per seguirne altre, più complesse e destabilizzanti, ma rispettose della complessità del mistero di una verità capace di ricomprendere tutti.

Perciò si richiede una ascesi e una grande consapevolezza della povertà del proprio essere. Soprattutto si richiede la capacità di uscire da se stessi per incontrare l’altro, accoglierne il contributo e cercare anzitutto di capirlo. Senza di questo non c’è critica o discussione che non si riduca a uno sterile monologo.

Un esempio emblematico di fondamentalismo è, per l’autore, una certa tendenza dei social network, dove gli algoritmi che selezionano i link visionati riportano a dati, siti e persone conformi al proprio modo di pensare e favoriscono lo stigma e l’intolleranza nei confronti di chi manifesta un modo di pensare differente. Il pensiero complesso, il ragionamento sfumato, la fatica del capire un punto di vista diverso trovano difficilmente spazio nei salotti digitali. «Le comunità virtuali del web tendono ad aggregare persone che hanno le stesse opinioni» (p. 117). In tal modo si è più vicini a tutti, ma si è anche più lontani da chi viene percepito come differente. Il risultato è un accresciuto isolamento, e una perdita di opportunità per prendere contatto con gli aspetti più impensati, ma forse anche più belli e affascinanti, della propria identità incompiuta.

TIMOTHY RADCLIFFE
Una verità che disturba. Credere al tempo dei fondamentalismi
Verona, Emi, 2019, 144, € 15,00.

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