Ricorre nel 2026 il 50° anniversario della morte di Martin Heidegger, un uomo che ha segnato profondamente il percorso filosofico del XX secolo, negli scritti, nell’insegnamento (suoi allievi furono, tra gli altri, Eduard Baumgarten, Hannah Arendt, con la quale ebbe anche una relazione sentimentale, Hans-Georg Gadamer, Karl Löwith, Hans Jonas, Herbert Marcuse, Günther Anders, Leo Strauss) e nelle vicende storiche che lo hanno caratterizzato, in particolare il suo rapporto con il nazismo e l’antisemitismo.
Risulta perciò estremamente arduo condensare in un breve articolo la sua proposta speculativa e le sue vicende di vita, altrettanto complesse del suo filosofare. Come ha giustamente notato Franco Volpi: «Heidegger è stato uno dei grandi pensatori del Novecento che, assieme a Wittgenstein e a pochissimi altri, si è confrontato in modo radicale con i massimi problemi della filosofia e con la sua tradizione, restituendoci il senso del pensare in grande stile, in un’epoca che sembrava averlo irrimediabilmente perduto»[1]. Si cercherà quindi di presentare la sua figura per sommi capi.
Gli anni della formazione
Martin Heidegger nasce a Meßkirch, un piccolo paese del Baden, il 26 settembre 1889, da umili origini. Il padre, Friedrich, è artigiano bottaio e sacrestano; la madre, Johanna, figlia di contadini. Martin studia al ginnasio di Costanza e a Friburgo, presso i gesuiti, grazie a una borsa di studio ottenuta per intervento del parroco del paese, Camillo Brandhuber, e del suo futuro padre spirituale, don Conrad Gröber. Nel 1909 entra nel noviziato dei gesuiti a Tisis, in Austria, ma vi rimane soltanto due settimane (dal 30 settembre al 13 ottobre), anche per problemi di salute; per lo stesso motivo viene congedato dall’esercito quando si arruola volontario nel 1914. Frequenta quindi l’università di Friburgo, studiando teologia cattolica, scienze matematiche, scienze naturali, storia dell’arte e filosofia, che polarizza i suoi interessi, grazie anche alla lettura – suggeritagli da don Conrad – della dissertazione di Franz Brentano su Aristotele. Consegue il dottorato con una tesi dal titolo La dottrina del giudizio nello psicologismo, dove si nota l’influenza delle Ricerche logiche di Edmund Husserl. Ottiene ben presto la libera docenza con la pubblicazione su La dottrina delle categorie e del significato in Duns Scoto, condotta sotto la direzione del sacerdote e teologo cattolico Engelbert Krebs. L’influsso di Scoto sarà molto importante per le successive indagini di Heidegger sul tema dell’essere e del linguaggio.
Nel 1917 si sposa con Elfride Petri. Il matrimonio viene celebrato con rito cattolico
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