La Famiglia francescana ha celebrato i fatti più importanti della vita di san Francesco d’Assisi accaduti otto secoli fa: nel 2023 l’invenzione del presepe a Greccio, nel 2024 il prodigio delle stimmate, nel 2025 il Cantico di Frate Sole e infine, nel 2026, il «beato transito».
Quest’anno la memoria della morte del Santo, patrono d’Italia, coincide con l’istituzione della festa nazionale del 4 ottobre, reintrodotta dopo essere stata abolita nel 1977. Ripercorrere gli ultimi giorni terreni di Francesco rivela in una nuova luce la storia di un uomo di Dio che ha testimoniato con la propria vita la radicalità evangelica.
La meta di una vita
Il desiderio più profondo di Francesco durante la sua vita è stato quello di «osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo e di seguire fedelmente […] con tutto l’impegno […] l’insegnamento del Signore nostro Gesù Cristo e di imitarne le orme»[1].
Anche gli ultimi giorni della sua vita terrena sono pervasi da questa aspirazione. Quando ormai sente che la sua vita va compiendosi, Francesco si fa leggere dal Vangelo di Giovanni l’episodio della lavanda dei piedi (Gv 13,4-5.12). Nella Regola non bollata lo cita, accompagnandolo con un’esortazione: «E nessuno sia chiamato priore, ma tutti allo stesso modo siano chiamati semplicemente frati minori. E l’uno lavi i piedi dell’altro»[2]. Ogni gesto e parola del Signore Gesù diventa in tal modo norma per la comunità[3].
Francesco ha già vissuto nella giovinezza la spoliazione, quando suo padre lo aveva denunciato davanti ai consoli e al tribunale del vescovo per appropriazione indebita di denaro familiare. Il vescovo gli chiede di restituirlo al padre e di avere fiducia nel Signore. Allora il giovane si spoglia nudo e rende i propri abiti al padre con il denaro e, davanti al vescovo e agli astanti, afferma: «D’ora in poi voglio dire: “Padre nostro, che sei nei cieli”, non: “Padre Pietro di Bernardone”»[4].
Per Francesco un passo evangelico è vivo quando viene vissuto, e perciò, all’approssimarsi della morte, chiede di essere messo nudo per terra: «Quando sentì vicini gli ultimi giorni, […] mostrò con l’esempio delle sue virtù che non aveva niente in comune con il mondo. Sfinito da quella malattia così grave, […] si fece deporre nudo sulla terra nuda, per essere preparato in quell’ora estrema, in cui il nemico avrebbe potuto ancora sfogare la sua ira […]. In realtà aspettava intrepido il trionfo […]. Posto così in terra
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