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Pontificato

«Alzad la mirada» (Gv 4, 35): il viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna

Nuno da Silva Gonçalves

16 Luglio 2026

Papa Leone XIV saluta i partecipanti alla veglia di preghiera a Madrid il 6 giugno 2026. Foto Ⓒ Vatican Media

Dal 6 al 12 giugno, papa Leone XIV ha compiuto il suo 4º viaggio apostolico, recandosi in Spagna con tappe a Madrid, a Barcellona e alle Isole Canarie. Il Paese, che da 15 anni non accoglieva un pontefice, ha circa 49 milioni di abitanti, dei quali il 56,1% si identifica come cattolico. Si tratta, quindi, di una società plurale.  Benché storicamente cattolica, è segnata da una crescente secolarizzazione e dall’indifferenza religiosa che si manifestano anche nelle scelte politiche e legislative. Come in altri Paesi europei, si notano comunque dei segnali di risveglio religioso tra i giovani adulti: un fenomeno che va interpretato, richiedendo attenzione specifica e adeguato accompagnamento, ma che fa ben sperare. Va riconosciuto anche il ruolo sociale della Chiesa cattolica, manifestato, in particolare, nell’impegno in favore delle persone nelle situazioni più vulnerabili e nel mondo dell’educazione[1].

Per Leone XIV, sono stati giorni intensi di ascolto, di dialogo e di annuncio, segnati da una profusione di incontri e di celebrazioni con al centro il motto del viaggio Alzad la mirada (Gv 4,35), illustrato e declinato in tante sfaccettature: nel complesso, 22 interventi tra discorsi, saluti e omelie. Infatti, in non poche occasioni il Papa ha fatto riferimento all’invito di Gesù ai suoi discepoli ad alzare gli occhi per cogliere e interpretare i segni che li circondavano. Attualizzando questo invito, Leone XIV ha chiesto ai tanti che lo hanno accolto e ascoltato di approfondire la consapevolezza della propria storia e delle radici cristiane in essa presenti. Non sono mancati gli appelli all’unità e alla coesione, la chiamata alla santità, come pure l’incoraggiamento ad accogliere e a integrare i più bisognosi, in particolare i rifugiati e i migranti.

Tanti sono stati anche i gesti simbolici che hanno accompagnato le parole del Pontefice. A Barcellona, l’inaugurazione della torre di Gesù Cristo, la più alta della basilica della Sagrada Familia, è stata l’occasione per invitare ad alzare lo sguardo per confrontarlo con quello di Cristo e quindi seguirlo. Non vanno dimenticati, poi, i molti momenti in cui il Papa ha ascoltato con attenzione ed emozione le testimonianze di bambini, giovani, operatori pastorali, carcerati e migranti. Spesso questo ascolto si è concluso con un abbraccio, e così si è resa più evidente la vicinanza del Pastore al suo gregge. Prima del ritorno a Roma, nelle parole pronunciate alla fine della celebrazione eucaristica al porto di Santa Cruz de Tenerife, Leone XIV ha espresso il suo ringraziamento per il «grande affetto» che lo aveva circondato e ha confessato che si sentiva «confortato dalle testimonianze di fede e di amore per la Chiesa, espressioni del grande cuore cattolico della Spagna»[2]. Due giorni dopo, all’Angelus del 14 giugno, ha voluto ribadire la sua gratitudine per il «grande entusiasmo e devozione» con cui era stato accolto[3].

La Chiesa «al servizio del futuro di un popolo che cerca riconciliazione e pace»

L’aereo di Ita Airways con a bordo Leone XIV, il suo seguito e circa 80 giornalisti è partito dall’aeroporto di Fiumicino alla volta di Madrid la mattina del 6 giugno 2026. All’arrivo all’aeroporto di Madrid-Barajas, il Pontefice è stato accolto dal re di Spagna, Felipe VI, dalla regina Letizia e dal presidente del Governo, Pedro Sánchez. Dall’aeroporto, Leone XIV ha raggiunto il Palazzo Reale per la cerimonia di benvenuto e per la visita di cortesia ai monarchi, presenti anche le due figlie, la principessa Leonor e l’infanta Sofia. Successivamente ha avuto luogo, sempre nel Palazzo Reale, l’incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico.

Nelle sue parole di benvenuto, Felipe VI ha ricordato che il Pontefice ha delle radici familiari in Spagna e che conosce bene la lingua spagnola, frutto dell’impegno missionario di tanti anni in Perù. Inoltre, ha evocato il lavoro di Leone XIV a favore dell’unità e della pace. Riconoscendo con gratitudine il ruolo della Chiesa cattolica nel Paese, il Re ha anche accennato al dolore causato dai casi di abuso, affermando «che non sono e non possono essere rappresentativi dell’immensa comunità ecclesiale» e aggiungendo che la chiarezza e la fermezza sono decisive nel processo di guarigione e di riparazione per tutte le vittime, i fedeli, la Chiesa e la società nel suo complesso[4].

Il Papa ha quindi pronunciato il suo discorso, riconoscendo che, sebbene la fede cristiana non esaurisca la «composita identità» del popolo spagnolo, essa «ne ha plasmato profondamente la cultura e rappresenta una riserva di speranza e di orientamento fra le sfide che oggi insieme, come famiglia umana, dobbiamo affrontare». Leone XIV ha poi indicato le finalità della sua visita: «ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo e una più profonda riconciliazione e cooperazione fra le diverse anime di questa Nazione». Si è quindi riferito a san Giovanni della Croce e a santa Teresa d’Ávila, caratterizzati da una «mistica dagli occhi aperti, vale a dire non estranea dalla storia». Similmente, nella vita pubblica dei nostri giorni – ha continuato il Pontefice – servono uomini e donne capaci di riconoscere che «il nostro tempo, che in superficie è sconvolto da terribili squilibri e conflitti, più profondamente chiama alla pace, a una nuova conoscenza della persona umana e della sua inviolabile dignità». È proprio in queste circostanze che, nelle parole di Leone XIV, si svolge l’opera della Chiesa cattolica, «pronta oggi a mettersi al servizio del futuro di un popolo che cerca riconciliazione e pace».

Non è mancato, nel discorso del Pontefice, un invito «ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti […], per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessità». Si tratta, ha proseguito, di «rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici». In questo senso, la sicurezza non viene dalle armi e dai muri, ma piuttosto dalla disponibilità «a fare strada con l’altro, a crescere insieme, fianco a fianco». A proposito delle difficoltà dei nostri giorni, Leone XIV ha evocato sant’Ignazio di Loyola. Egli ci insegna che «nelle prove e negli insuccessi è possibile ripensare tutto», avendo avuto l’audacia di dare «credito alle tristezze e alle consolazioni del suo cuore, in un esercizio di discernimento e di immaginazione per cui alle armi preferì la pace, ai potenti i santi. Capì che non era utopia il bene da cui si sentiva attratto e allora la sua crisi si trasformò in grazia». «Lo stesso – ha proseguito il Papa – può avvenire riguardo alle “cose nuove” che oggi ci turbano e su cui le nostre sensibilità al momento si dividono».

A conclusione del suo intervento, Leone XIV ha voluto esprimere apprezzamento alla Spagna «per la sua fedeltà al diritto internazionale e al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace e la solidarietà fra i popoli». Per quanto riguarda la situazione interna, ha proferito parole di incoraggiamento a coltivare «il dialogo e l’amicizia sociale, a tenere conto del punto di vista dei poveri e dei giovani nell’immaginare il futuro, a volgere in positiva armonia le istanze di autonomia e quelle di unità, a favorire il processo di unione europea, non in contrapposizione ad altre potenze, ma come dono per l’intera famiglia umana».

Terminati gli incontri al Palazzo Reale, il Papa ha raggiunto la Nunziatura apostolica, dove ha soggiornato durante la sua permanenza a Madrid. A metà pomeriggio, ha ripreso il fitto programma di viaggio con la visita al Centro di informazione e accoglienza CEDIA 24 horas, una struttura gestita dalla Caritas diocesana che offre servizi di base, supporto sociale e percorsi di reinserimento. Dopo aver ascoltato le parole di introduzione dell’arcivescovo di Madrid, cardinale José Cobo Cano, canti e testimonianze, Leone XIV, nel suo saluto, ha incoraggiato a considerare le occasioni di aiuto a chi ne ha bisogno come una responsabilità, perché la carità e la sollecitudine «sono la verifica della nostra fede». Al termine dell’incontro, il Papa si è recato nella vicina chiesa della Crucifixión del Señor per salutare e benedire rappresentanti delle associazioni sociali dell’arcidiocesi di Madrid, dopodiché ha fatto ritorno alla Nunziatura.

«Essere umani. Sì, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa»

La sera, ha avuto luogo, nella Plaza de Lima, la veglia di preghiera con i giovani.  Erano presenti circa 600.000 persone. Accompagnato dall’arcivescovo di Madrid e da un gruppo di giovani, Leone XIV è salito sul palco e, dopo le parole di benvenuto, i canti e la rappresentazione scenica Godspell, ha ascoltato le domande che gli venivano rivolte. Tra di esse, sono emerse quelle in cui i giovani hanno chiesto al Papa come dovrebbero impegnarsi nella società e quale missione egli vorrebbe affidare loro. Nel rispondere, Leone XIV ha ricordato che, lungo i secoli, i cristiani sono vissuti in ogni tipo di società, per cui «i discepoli di Gesù sono sempre contemporanei, ma mai prigionieri del tempo che passa». Quindi, ha esortato i suoi interlocutori a «testimoniare Cristo» e a essere sale della terra e luce del mondo, abitandolo con saggezza, per poterlo trasformare. Ha poi formulato in parole chiare e forse inaspettate la missione che voleva affidare ai giovani: «essere umani. Sì, siate umani! Uomini e donne in carne e ossa. […] Persone che cercano la giustizia perché ne hanno fame […], persone che desiderano una vita onesta e retta […]. Siate umani come lo è Cristo, l’uomo perfetto, […] siate missionari del Vangelo davanti alle povertà materiali e spirituali del nostro tempo, ben sapendo che la nostra fede è uno stile di vita, che si compie nella carità». Poi, sempre in un ambiente di raccoglimento, di gioia serena e di spontanea devozione, la veglia è proseguita con l’adorazione eucaristica e la benedizione. Quindi il Papa ha fatto ritorno alla Nunziatura.

La mattina del giorno seguente, domenica 7 giugno, Plaza de Cibeles è stata il palco scelto per la celebrazione della solennità del Corpus Domini, seguita dalla processione eucaristica. Era presente una moltitudine di circa 1.200.000 persone e, alla destra dell’altare, il re Felipe VI, la regina Letizia e le loro due figlie. Durante l’omelia, Leone XIV ha messo a fuoco l’importanza di quanto veniva celebrato: «Si tratta della fede nella presenza del Signore Risorto», che «si dona come alimento» e che «non rimane chiuso nel tempio ma, anzi, esce incontro a noi», abitando i «luoghi della nostra vita quotidiana, come il Dio vicino che cammina con il suo popolo», che ci distoglie «da una fede comoda e privata» e «ci rende costruttori di un mondo nuovo».

Nel pomeriggio, Leone XIV ha incontrato in privato, nella Nunziatura apostolica, i membri dell’Ordine agostiniano, dopodiché ha raggiunto la Movistar Arena, una struttura polivalente che può ospitare fino a 17.000 persone. Qui si è tenuto l’incontro «Tessere reti con il mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport». Tra le tante testimonianze ascoltate, è rimasta nella memoria di tutti quella molto personale e commossa di Antonio Banderas, attore, regista e produttore cinematografico, che ha ricordato il rapporto determinante della Chiesa con l’arte, ha condiviso la sua esperienza di fede, ha parlato di Gesù come del «grande protagonista del film della vita» e, infine, si è dichiarato «vittima dell’incantesimo di Dio»[5].

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Dopo le testimonianze e i momenti musicali, il Papa ha preso la parola per esprimere, innanzitutto, la sua ammirazione per il Paese che lo accoglieva, riconoscendo «l’impronta di creatività che attraversa la sua storia e ne plasma l’identità». Nella consapevolezza di questa eredità straordinaria e constatando la capacità di oggi di «produrre, innovare e comunicare», Leone XIV si è riferito al bisogno di «custodire l’anima» di ciò che la società contemporanea è capace di generare. Da parte sua, la Chiesa – ha proseguito – «desidera rimanere in dialogo con il mondo contemporaneo» e riconosce che nel «DNA dell’umanità è radicato il desiderio di bene, di bellezza e di verità». Perciò la «Chiesa condivide con umiltà ma anche con fermezza ciò che ha scoperto nell’esperienza di fede: che Gesù Cristo risponde alle grandi domande sulla vita umana e la sua pienezza, già in questo mondo e fino al suo culmine nell’eternità». Al termine dell’incontro, Leone XIV si è recato per la cena nella residenza del cardinale arcivescovo di Madrid e, successivamente, ha raggiunto la Nunziatura apostolica.

La grandezza morale di una nazione si manifesta nella protezione delle vite più fragili

Il giorno dopo, 8 giugno, presso la Nunziatura, papa Leone XIV ha tenuto un incontro privato con il presidente del Governo di Spagna, Pedro Sánchez. Subito dopo si è recato al Palacio de las Cortes, dove è stato accolto in una seduta congiunta del Congresso dei deputati e del Senato. Dopo il benvenuto della presidente del Congresso dei deputati, Francina Armengol, Leone XIV ha pronunciato il suo discorso, il primo di un pontefice davanti all’organo legislativo della Spagna. In esso, ha posto a fondamento di ogni attività legislativa il bene comune e la dignità della persona umana e ha ricordato il pensiero della Scuola di Salamanca, i cui maestri, «cinquecento anni fa, quando si aprivano nuovi mondi e immense possibilità nelle relazioni tra i popoli», hanno introdotto «nel discernimento storico la domanda sul valore irriducibile di ogni essere umano e sui limiti morali del potere». Oggi gli insegnamenti dei maestri di Salamanca, soprattutto Francisco de Vitoria insieme ad altri domenicani e gesuiti, costituiscono una eredità che rimane viva – ha ribadito Leone XIV – «ogni volta che il legislatore si chiede come far sì che il possibile sia giusto, che il legale sia veramente umano e che la volontà della maggioranza custodisca quei beni che appartengono a tutti e rispetti ciò che nessuna maggioranza può legittimamente violare».

A questo proposito, il Pontefice ha voluto rivolgere ai suoi interlocutori «una parola serena e decisa» sulla vita come valore fondamentale, domandando: «Può dirsi pienamente giusta una comunità che lascia nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalla cura degli altri?». Poi, ha ribadito che la «difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà. Ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza», per cui «la grandezza morale di una nazione si manifesta, soprattutto, nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare quelle vite segnate da maggiore fragilità».

Nel discorso di Leone XIV alle Cortes non sono mancate altre tematiche di grande attualità. Tra di esse, la famiglia e l’educazione, i migranti e i rifugiati, la situazione internazionale, il riarmo e un rinnovato appello al dialogo e alla pace. Sul ruolo della religione nella società, il Papa ha sottolineato che la «fede non pretende di imporsi con privilegi o coercizioni; tuttavia, non può nemmeno essere relegata al silenzio come se fosse irrilevante per la vita pubblica». In modo particolare, ha ribadito l’importanza del sigillo sacramentale della Confessione, che si inserisce «nel contesto più ampio della libertà religiosa», per cui la sua tutela giuridica «significa preservare uno spazio sacro di libertà interiore, […] senza timore di pressioni esterne». Al termine del suo intervento, il Papa ha espresso il desiderio che la Spagna possa custodire sempre la memoria delle proprie radici e guardare con coraggio al futuro, unendo nella vita pubblica «la fermezza delle convinzioni alla nobiltà del dialogo e alla grandezza del servizio». Infine, ha auspicato al Paese «giorni di prosperità, giustizia e pace duratura». A questi auspici, l’emiciclo del Parlamento ha risposto con una standing ovation di ben sette minuti!

«La forza della Chiesa non nasce dalla grandezza dei mezzi, ma dalla santità dei suoi figli»

Nella stessa mattina dell’8 giugno, nella sede della Conferenza episcopale spagnola, ha avuto luogo l’incontro di Leone XIV con i vescovi della Spagna. Dopo il benvenuto da parte del presidente della Conferenza, mons. Luis Argüello, arcivescovo di Valladolid, è intervenuto il Papa, che si è riferito a diversi aspetti della vita della Chiesa in Spagna e del ministero dei vescovi: dal cammino sinodale al coraggio di abbandonare delle strutture che non aiutano più; dalla vita sacramentale al dialogo rispettoso e all’uso di nuovi linguaggi; dall’ascolto, rispetto e franchezza alla testimonianza di unità nella pluralità; dal ministero del vescovo come principio visibile di comunione al servizio e missione dei laici.

Belle e significative le parole sulle vocazioni e la pastorale vocazionale, che «non può ridursi a una semplice ricerca di numeri. Essa nasce da comunità vive, da sacerdoti gioiosi, da famiglie capaci di testimoniare la bellezza della fedeltà, da una Chiesa che sa mostrare con semplicità che seguire Cristo non impoverisce l’esistenza, ma la espande». All’attenzione alla pastorale vocazionale ha fatto seguito quella della formazione dei seminaristi, quando il Papa ha affermato che essi «hanno diritto alla migliore formazione possibile» perché anche la Chiesa «ha diritto a sacerdoti ben formati». Perciò, ha proseguito, i seminari devono garantire «un’adeguata esperienza di vita comunitaria», devono avere «formatori totalmente dedicati allo studio e all’insegnamento, con esperienza nell’accompagnamento spirituale» e devono disporre di «Centri Superiori di Teologia dotati dei mezzi necessari per svolgere la propria funzione».

Non meno significative sono state le parole del Pontefice dedicate agli abusi sessuali commessi in ambito ecclesiale. «Di fronte a questa piaga – ha affermato – la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura». Infine, Leone XIV ha ricordato che in tutte le situazioni, anche collaborando con altre istituzioni, religiose o civili, «la Chiesa non smette mai di offrire ciò che le è proprio: l’amore di Dio rivelato in Cristo», per cui «la forza della Chiesa non nasce dalla grandezza dei mezzi, ma dalla santità dei suoi figli, dalla comunione dei suoi pastori, dalla fedeltà umile e perseverante di chi si lascia guidare dallo Spirito».

Al termine dell’incontro presso la sede della Conferenza episcopale, il Papa è rientrato alla Nunziatura, dove, nel pomeriggio, ha avuto degli incontri privati, incluso un gruppo di sei vittime di abusi sessuali avvenuti in ambito ecclesiale. Poi, Leone XIV ha raggiunto la cattedrale di Santa Maria dell’Almudena, dove è stato accolto dall’arcivescovo di Madrid. Alla presenza della regina emerita Sofia, si è quindi svolto un momento di preghiera e di omaggio alla Vergine, incluso il dono della rosa d’oro da parte del Pontefice.

Nelle grandi città, «coltivare il desiderio di trovare il Risorto che è sempre più avanti di noi»

Per l’ultima tappa della fitta giornata, il Papa si è recato allo stadio Santiago Bernabéu, la ben nota sede del Real Madrid, con una capienza di circa 80.000 persone. Lì si è svolto, in un ambiente di grande entusiasmo, reso ancora più impattante dalla configurazione dello stadio e dall’apposita scenografia, l’incontro con la Comunità diocesana. Dopo diverse testimonianze, video, canti e danze, Leone XIV ha preso la parola. Colpito dall’atmosfera che lo accoglieva, ha esordito a braccio, con umorismo: «Immagino che per un calciatore fare un gol in questo stadio sia qualcosa che lascia un segno nella vita. Ma [rivolgendosi all’arcivescovo di Madrid], Don José, oggi la Chiesa di Madrid ha segnato un supergol per sempre!». Poi, prendendo lo spunto dall’immagine del canto usata dall’arcivescovo nelle sue parole di apertura, si è rivolto alla grande assemblea, ricordando come, dai tempi degli apostoli, ci sia stato un rapporto speciale fra Chiesa e città, sottolineando che «emerge sempre più una specificità della missione cristiana all’interno di grandi realtà urbane». Tale specificità richiede la disponibilità a «non chiuderci ciascuno nel gruppo o nella realtà in cui già si sente sicuro, tra persone che cantano sempre la stessa melodia».

A questo proposito, il Papa ha aggiunto importanti indicazioni pastorali: «Per arrivare al cuore della città occorre coltivare […] il desiderio di trovare il Risorto che è sempre più avanti di noi, ci precede e forse è già presente dove ancora non lo abbiamo cercato. Cercarlo e seguirlo è infatti condizione per indicarlo. […] Allora occorre imparare nuovamente l’arte spirituale dell’attenzione, senza la quale persino l’annuncio del Vangelo rischia di diventare impersonale ripetizione». Non meno importante è stato il riferimento di Leone XIV al fatto, sempre più comune, degli adulti che ritornano alla fede o la conoscono per la prima volta. In queste circostanze, egli ha invitato alla fiducia e all’accoglimento dei «nuovi inizi non come eccezione, ma come regola della missione». Conclusasi la giornata, il Papa ha fatto ritorno alla Nunziatura apostolica per la sua ultima notte a Madrid.

Il giorno dopo, 9 giugno, all’IFEMA Madrid, la principale struttura fieristica in Spagna, il Pontefice ha incontrato rappresentanti delle migliaia di volontari coinvolti nella preparazione e svolgimento del viaggio. Li ha ringraziati, affermando che «i cristiani sono chiamati a portare nel mondo il lievito della gratuità», che «fa crescere la qualità umana, etica e spirituale di una società, perché, potremmo dire, è un tratto tipico della “città di Dio”». In seguito, Leone XIV ha raggiunto l’aeroporto di Madrid-Barajas, da dove è partito alla volta di Barcellona con un volo speciale di Iberia.

«L’inquietudine è un dono che Dio stesso ci ha dato»

All’arrivo all’aeroporto di Barcellona-El Prat, il Papa è stato accolto da alcuni rappresentanti della Generalitat de Catalunya. Ha quindi raggiunto la cattedrale di Santa Croce e sant’Eulalia, la patrona della città, ed è stato ricevuto all’ingresso dall’arcivescovo di Barcellona, cardinale Juan José Omella. Durante l’omelia della celebrazione dell’Ora media, Leone XIV ha ricordato che lavorare insieme «non è una scelta di “stile”, ma una necessità fisiologica, fondata sulla grazia concessa a ciascuno». Poi, ha affidato ai barcellonesi e catalani la responsabilità speciale di essere, «con l’aiuto di Dio, costruttori di unità». A conclusione della celebrazione, il Pontefice ha raggiunto la casa arcivescovile, la sua residenza durante il soggiorno a Barcellona.

Nel pomeriggio, Leone XIV ha ricevuto il presidente della Generalitat de Catalunya, Salvador Illa i Roca, e membri dell’Ordine agostiniano. La sera, allo stadio olimpico Lluís Companys, alla presenza di circa 40.000 persone, ha avuto luogo la veglia di preghiera, iniziata con le parole di benvenuto, l’intronizzazione della Croce, alcuni canti e un video introduttivo dal titolo Le croci nel mondo. Immediatamente dopo, in un momento di commovente profondità, tre giovani hanno condiviso le proprie esperienze di inquietudine, sofferenza e rinascita e hanno posto delle domande al Papa. Il Pontefice ha risposto – parlando in spagnolo e in catalano, come ha fatto nei giorni a Barcellona –, ricordando innanzitutto che «l’inquietudine è un dono che Dio stesso ci ha dato», perché siamo fatti per l’infinito. Perciò «ogni orizzonte finito, ogni passo, ogni conquista, pur soddisfacendoci, allo stesso tempo ci spinge avanti e ci invita a continuare a cercare». Quindi una «sana inquietudine» è da coltivare perché, «nonostante le difficoltà, il luogo in cui Dio si fa presente e dove dobbiamo trovare le sue tracce è sempre la realtà in cui ci troviamo».

A proposito dei momenti di dolore, Leone XIV ha ribadito l’importanza di aprirsi a qualcuno «che ci accompagni con discrezione senza la fretta di spiegarci quel dolore» e senza cercare di spiritualizzarlo indebitamente, «riconducendolo superficialmente alla “volontà di Dio” o a qualche suo misterioso progetto». Infatti – ha spiegato – «Dio non vuole la sofferenza, la porta con noi e ci invita a confidare in Lui con perseveranza». Infine, a proposito delle difficoltà nel perdonare, il Papa ha chiesto di considerare il perdono come un rimedio «che guarisce le nostre ferite interiori», un processo che implica chiedere a Dio che ci aiuti alla riconciliazione con noi stessi e alla lenta trasformazione del «risentimento in misericordia e compassione». Dopo questo momento intenso e coinvolgente di dialogo con i giovani, la veglia è proseguita con la lettura del Vangelo e l’omelia del Papa, che, al termine della celebrazione, è tornato alla casa arcivescovile.

Podcast | INTELLIGENZE ARTIFICIALI E PERSONA UMANA

La nostra epoca sarà ricordata come quella della nascita delle intelligenze artificiali. Quella che stiamo vivendo non è altro che la fase iniziale di una rivoluzione informatica e tecnologica che ha lanciato l’intelligenza delle macchine. Qual è l’impatto sociale di queste nuove tecnologie e quali sono i rischi? A queste domande è dedicata una serie in 4 episodi di Ipertèsti, il podcast de La Civiltà Cattolica.

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Essere cristiani non è non sbagliare, bensì «crescere nella capacità di convertirsi»

La mattina del giorno dopo, 10 giugno, Leone XIV si è recato al Centro penitenziario Brians 1, situato nel comune di Sant Esteve Sesrovires. Dopo aver ascoltato la testimonianza di un responsabile della pastorale penitenziaria e di due detenute, è intervenuto, innanzitutto, per ricordare che nessuna situazione può indurre il «Signore a distogliere da noi il suo sguardo» e per ribadire che «gli errori della vita non determinano l’identità di una persona» e non condannano il suo futuro. Ha quindi esortato a confidare nella grazia divina che ci offre la possibilità di «ricominciare sempre da capo, poiché essere umani ed essere cristiani non consiste nel non sbagliare, ma nel crescere nella capacità di convertirsi, pentirsi, emendarsi e, soprattutto,x di riconciliarsi e perdonare».       

Leone XIV ha proseguito il programma della mattinata, visitando, a circa 40 km da Barcellona, la storica Abbazia di Nostra Signora di Montserrat, la cui fondazione risale all’XI secolo. Vi si venera l’immagine romanica della Madonna, di carnagione scura, conosciuta col soprannome popolare di Moreneta. Il Papa ha presieduto la recita del Rosario e, nel suo intervento, ha esortato l’assemblea ad ascoltare l’invito di Maria: «Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5). Ha quindi ricordato la presenza di sant’Ignazio di Loyola a Montserrat, dove, dopo «una notte di preghiera davanti alla Vergine, consegnò le sue armi da cavaliere, momento che segnò l’inizio di una nuova vita al servizio di Gesù Cristo». Dopo aver salutato dal balcone i fedeli presenti nella piazza, Leone XIV è stato accolto a pranzo dalla Comunità dei benedettini.

All’inizio del pomeriggio, il Papa è tornato a Barcellona e si è recato alla chiesa di Sant Agustí, situata in un quartiere multiculturale con una forte presenza di migranti. Qui ha incontrato le realtà di carità e assistenza diocesane, ha ascoltato alcune testimonianze e anche le domande semplici e sincere di Renzo, un bambino di appena sei anni. Proprio queste domande gli hanno dato l’occasione di condividere riflessioni sull’importanza dello sport, sui suoi sogni da bambino, sul bene e il male, sull’importanza dei nonni e anziani e anche sul perdono. Il Papa ha quindi incoraggiato i presenti e le realtà rappresentate «ad avvicinarsi, secondo le proprie possibilità e capacità, con discrezione, delicatezza e perseveranza alle ferite e ai bisogni dei più piccoli e vulnerabili per alleviare le loro sofferenze e porre rimedio alla loro povertà».

La vita cristiana, «un capolavoro da realizzare insieme»

Alla fine del pomeriggio, è arrivato il momento più atteso del soggiorno papale a Barcellona: la celebrazione eucaristica nella basilica della Sagrada Família e l’inaugurazione e benedizione della torre di Gesù Cristo, elemento centrale del progetto ideato da Antoni Gaudí, che, con i suoi 172,5 metri di altezza, è l’edificio più alto della città e la chiesa più alta al mondo.

All’arrivo alla Sagrada Família, Leone XIV è stato accolto dal re Filippo VI e dalla regina Letizia e ha saluto le autorità presenti. Quindi, in un momento pieno di simbolismo, Valentina, una ragazza non vedente, ha spiegato al Papa, al Re e alla Regina la torre di Gesù Cristo, usando un modello in scala che toccava con le mani. In questo modo, ha fatto «vedere» ai suoi ascoltatori i vari elementi della costruzione. Durante l’omelia della celebrazione eucaristica, Leone XIV ha fatto riferimento alla Sagrada Família come a «una casa che cresce con costanza negli anni», ricordando come «la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto, che Dio porta a compimento», «un capolavoro da realizzare insieme». Quindi, ha invitato ad ammirare la torre di Gesù Cristo, alzando a lui lo sguardo, perché è lui il solo che «ci svela la verità di Dio e la verità di noi stessi», ci fa «vedere il mondo con occhi rinnovati» e ci porta a vivere nella carità. Al termine della celebrazione eucaristica, già calata la notte, all’esterno della basilica il Papa ha benedetto e inaugurato la nuova torre, momento segnato da uno spettacolo di luci, canti e fuochi d’artificio. È quindi tornato alla casa arcivescovile.

 «Ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana»

Il giorno dopo, 11 giugno, in mattinata, Leone XIV ha raggiunto l’aeroporto di Barcellona-El Prat e, con un volo speciale di Iberia, è partito alla volta de Las Palmas de Gran Canaria. Dopo circa 3 ore e mezza di volo, è atterrato nella base aerea di Gran Canaria-Gando, dove è stato accolto dal premier Pedro Sánchez, dal vescovo di Islas Canarias, mons. José Mazuelos, e da alcune autorità locali. Quindi si è recato al porto di Arguineguín, luogo simbolico di arrivo di molti migranti che raggiungono il territorio europeo su imbarcazioni di fortuna, provenienti dalle coste africane distanti dai 100 ai 200 km.

 Ad Arguineguín, si è tenuto l’incontro con le realtà di accoglienza dei migranti operanti nell’isola. Dopo aver ascoltato diverse testimonianze, il Papa, avendo come sfondo il porto e il mare, ha preso la parola. Molte sue affermazioni hanno dominato i titoli di apertura dei mass media e hanno scosso le coscienze. Tra di esse, quella che la «dignità umana non ha passaporto, né perde valore quando attraversa una frontiera». Con uguale schiettezza, Leone XIV, affermando che l’Europa «non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi», ha posto una domanda da esame di coscienza: «Che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?». A conclusione dell’incontro, il Papa ha lanciato in mare una ghirlanda di fiori in memoria delle vittime delle migrazioni e ha benedetto una croce fatta con il legno di una imbarcazione di migranti.

 In seguito Leone XIV ha raggiunto la cattedrale di sant’Anna, dove si è svolto l’incontro con il clero, i religiosi, i seminaristi e gli operatori pastorali. Il Papa li ha ringraziati tutti per essere cirenei che accompagnano tanti fratelli e sorelle a portare i loro pesi e ha chiesto loro di abbracciare la croce di Cristo e di coltivare una spiritualità eucaristica. Al termine della lunghissima mattinata, Leone XIV è stato accolto nella casa vescovile di Las Palmas, la sua residenza durante l’ultima tappa del viaggio apostolico in Spagna.

 Nel tardo pomeriggio, allo stadio di Gran Canaria, ha avuto luogo la celebrazione eucaristica, alla presenza di circa 35.000 fedeli. Era la vigilia della solennità del Sacro Cuore di Gesù, e il Papa, nell’omelia, ricordando la gratuità dell’amore di Dio manifestato in Cristo, ha esortato al servizio dei fratelli e sorelle, specialmente «quelli più bisognosi, indifesi, incapaci di rendere il cambio». «Proprio come avviene su quest’isola – ha aggiunto con gratitudine –, nell’accoglienza, nella condivisione, nel dono disinteressato». Alla fine della celebrazione, Leone XIV è tornato alla casa vescovile, dove ha trascorso la notte.

 La mattina dopo, il 12 giugno, di nuovo con un volo speciale di Iberia, il Pontefice è partito alla volta di Santa Cruz de Tenerife. Dopo un breve volo di circa 30 minuti, l’aereo è atterrato all’aeroporto di Tenerife Norte – Los Rodeos, dove Leone XIV è stato accolto dal vescovo di San Cristóbal de la Laguna, mons. Eloy Santiago, e da alcune autorità locali. Ha quindi raggiunto il Centro di accoglienza Las Raíces, una struttura di accoglienza temporanea per migranti, dove, in un saluto in francese, ha ricordato l’esempio dei santi canarini Fratel Pietro e Giuseppe de Anchieta, migranti e missionari, che hanno annunciato il Vangelo in America, tramandando la propria esperienza, ma anche accogliendo ciò che veniva offerto loro. «Perciò – ha concluso il Pontefice – invito anche voi a offrire il tesoro di umanità, di sogni e di cultura che avete portato in queste isole, e ad essere aperti a ricevere ciò che vi viene dato».

 Nella stessa mattinata, a Plaza del Cristo de La Laguna, ha avuto luogo un incontro con le realtà che si occupano dell’integrazione dei migranti. Anche qui, dopo aver ascoltato diverse testimonianze, Leone XIV è intervenuto con parole chiare. Sull’integrazione, ha ribadito che essa completa l’accoglienza iniziale e richiede «un cammino reciproco». Chi arriva, deve imparare «ad abitare una terra nuova», alla quale si deve aprire con fiducia, imparandone la lingua, rispettandone le leggi, conoscendone i costumi e partecipando alla vita comune. Invece, chi accoglie «impara ad allargare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro», consapevole che «lo straniero di ieri può essere il fratello e il vicino di oggi».

 Ai cattolici che accolgono, Leone XIV ha anche chiesto di offrire, «con la testimonianza della vita e della parola, percorsi per conoscere Gesù Cristo, rispettando sempre la coscienza e la libertà di ogni persona». Infine, dopo aver riconosciuto che «ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana», il Papa ha usato parole coraggiose, avendo in mente «coloro che approfittano della disperazione» e «organizzano percorsi di morte» e «trafficano in esseri umani». Ad essi ha detto in tono profetico: «Fermatevi! Convertitevi! […] Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina».

 Terminato l’incontro a Plaza del Cristo, Leone XIV ha fatto una breve sosta nella vicina casa vescovile, dal cui balcone ha salutato brevemente la comunità cattolica locale. Poi, ha raggiunto il porto di Santa Cruz de Tenerife, dove, alla presenza di circa 40.000 fedeli, ha presieduto la celebrazione eucaristica nella solennità del Sacro Cuore di Gesù. Durante l’omelia, il Papa, ribadendo di nuovo il protagonismo delle Isole Canarie come «luogo di prima accoglienza», al centro di rotte migratorie, ha chiesto ai fedeli di lasciarsi evangelizzare da chi viene soccorso, poiché i poveri hanno un posto privilegiato «nella Rivelazione divina e nella missione della Chiesa».

 Con questa celebrazione, si è conclusa la visita di Leone XIV nelle Isole Canarie e il viaggio apostolico in Spagna. Il Papa si è quindi recato all’aeroporto, dove è stato accolto e si è congedato dal re Felipe VI. Poi, a causa di un guasto nell’aereo di Iberia che lo doveva riportare a Roma, è partito a bordo di un Falcon 900 della flotta del Regno di Spagna, messo a sua disposizione dal Re.

* * *

Il 17 giugno successivo, papa Leone XIV ha dedicato l’udienza generale alla condivisione di alcune riflessioni sul viaggio apostolico in Spagna. Ha manifestato la propria gratitudine a Dio, al popolo spagnolo, al Re e alle autorità civili, ai vescovi e alle comunità ecclesiali, riconoscendo come «sia stato accolto dovunque con entusiasmo e apertura all’ascolto». Ha aggiunto di aver notato come la gente «aspettasse la visita del Papa», avendo trovato dappertutto moltitudini ad accoglierlo con grande calore. Inoltre, ha voluto interpretare questa accoglienza come segnale del «bisogno diffuso di ritrovarsi uniti su un fondamento vero e profondo, non ideologico né di interesse parziale. Quel fondamento che solo Cristo, in ultima analisi, può assicurare»[6].

 Alla Chiesa in Spagna spetta adesso il compito, non facile, ma sicuramente entusiasmante, di dar seguito a quanto vissuto durante il viaggio del Pontefice. Nelle parole del cardinale Cobo, arcivescovo di Madrid, la Chiesa e il Papa hanno «dato alla gente l’opportunità di sentirsi parte di un popolo. Ora dovremo accompagnarli anche in futuro»[7].

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[1] Cfr A. Sirgant, «En Espagne, l’Église face à la sécularisation et au débat identitaire», in https://tinyurl.com/4dph52hr. Gli alunni delle scuole cattoliche erano, alla fine del 2024, 1.434.578: cfr Bollettino della Sala stampa della Santa Sede, n. 0472, del 3 giugno 2026.

[2] I discorsi e le immagini del viaggio apostolico in Spagna si possono trovare in https://tinyurl.com/2kr8nrd9.

[3] Leone XIV, Angelus, 14 giugno 2026 (https://tinyurl.com/evnt4wzc).

[4] Cfr «L’unità come norma universale», in L’Osservatore Romano (https://tinyurl.com/jrnvcy6r), 6 giugno 2026.

[5] «L’attore Antonio Banderas: “Io, vittima dell’incantesimo di Dio”», in L’Osservatore Romano (https://tinyurl.com/24pw9e3m), 8 giugno 2026.

[6] Leone XIV, Udienza generale, 17 giugno 2026 (https://tinyurl.com/42mywe9z).

[7] S. Cernuzio – P. Ynestroza, «Il cardinale Cobo: a Madrid viaggio oltre le aspettative, il Papa autorità morale per tutti» (https://tinyurl.com/4d5dkw28).




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«Alzad la mirada» (Gv 4, 35): il viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna

Nuno da Silva Gonçalves

Direttore de La Civiltà Cattolica.



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