La prima enciclica di Leone XIV, Magnifica humanitas (MH)[1], porta al centro dell’attenzione i dibattiti che oggi maggiormente interpellano l’umanità riguardo alla tecnologia – soprattutto l’inarrestabile sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA) – e al potere. E non lo fa come uno spettatore inorridito, bensì dall’interno dell’esperienza umana e della Rivelazione cristiana, dalla cui sinergia nasce la Dottrina sociale della Chiesa (DSC), che proprio in questo ambito aveva già prodotto, nel gennaio 2025, la preziosa riflessione Antiqua et nova, la Nota congiunta del Dicastero per la dottrina della fede e del Dicastero per la cultura e l’educazione sul rapporto tra l’IA e l’intelligenza umana.
MH ha cominciato a prendere forma il giorno stesso in cui il cardinale Prevost è stato eletto successore di Pietro e ha scelto il suo nome come 267° Pontefice della Chiesa. Se Leone XIII guidò la Chiesa nel passaggio dal XIX al XX secolo, aprendola con determinazione alle sfide dell’umanità nel tempo della rivoluzione industriale, Leone XIV sta facendo lo stesso nel contesto della rivoluzione tecnologica, nella quale il potere e le tecnologie pervasive s’intrecciano con il tessuto della vita quotidiana, plasmano i processi decisionali in ogni ambito e modellano l’immaginario collettivo. Oggi il mondo procede senza una direzione chiara, governato dalla logica della forza bruta, che non soltanto prescinde dall’orizzonte del bene comune, ma arriva perfino a deridere la legalità internazionale. Di fronte a tutto questo, papa Prevost invita ad alzare lo sguardo con serenità, dialogo e verità.
L’enciclica utilizza diversi indicatori per descrivere la profonda crisi spirituale e culturale che stiamo attraversando: nichilismo, polarizzazione, disgregazione dei legami, sfiducia, «cultura della potenza», disprezzo della fragilità, guerra… Vengono inoltre esaminati alcuni ambiti particolarmente colpiti dalla digitalizzazione: la scomparsa della verità nella vita pubblica, il disorientamento educativo, il mondo del lavoro minacciato, la fragilità delle famiglie e dei giovani, le nuove forme di schiavitù e le patologie del potere, di cui la guerra costituisce la manifestazione principale tanto nelle sue forme visibili quanto in quelle ibride, non meno dannose. Non si tratta di fenomeni isolati, ma strettamente interconnessi. Lo straordinario potere che ha la tecnologia di curare, connettere, educare e custodire il creato si accompagna infatti alla sua capacità di dividere, escludere e alimentare l’ingiustizia. Considerata in astratto e in sé stessa, la tecnologia non è un male, ma neppure la panacea dei problemi dell’umanità. Ciò non significa, tuttavia, che essa sia assiologicamente neutrale, poiché la sua stessa realtà
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