RECENSIONE

SE IL LAVORO SI FA GIG

Filippo Cucuccio

Quaderno 4072

pag. 409 - 411

Anno 2020

Volume I

15 Febbraio 2020
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L’autore di questo saggio è Colin Crouch, professore emerito di Sociologia, che ha insegnato alla London School of Economics e all’Istituto Universitario Europeo. Da anni consacrato a studiare l’economia capitalistica nei suoi diversi aspetti, questa volta egli concentra la sua riflessione su una della nuove forme di organizzazione dell’economia digitale, la cosiddetta gig economy, «l’economia dei lavoretti». Da non confondere con la sharing economy, che prevede la condivisione di risorse sottoutilizzate, la gig economy si impernia su un lavoro vero e proprio, organizzato da una piattaforma digitale attraverso le prestazioni professionali dei freelance.

Come in altre occasioni, anche questo libro di Crouch si apre con un riferimento a un fatto di cronaca avvenuto nel sud dell’Inghilterra un paio di anni fa: la morte di un corriere – che lavorava per una ditta di logistica –, avvenuta per il peggioramento del diabete di cui soffriva. Un peggioramento – si è poi acclarato – dovuto all’aver trascurato di sottoporsi ai consueti periodici controlli ospedalieri, non per personale negligenza, ma per il timore di incorrere in altre sanzioni, come era avvenuto qualche tempo prima con una multa di 150 sterline, comminatagli dalla ditta per non aver effettuato tutte le consegne programmate, avendo egli occupato una parte della giornata lavorativa nello svolgimento dei suddetti controlli ospedalieri.

Sull’onda dell’indignazione popolare crescente per i dettagli di questa tragica vicenda, si è così aperto un dibattito sulle diverse forme di precarietà nel mondo del lavoro che sta coinvolgendo esponenti del mondo politico e di quello sindacale, accademici e studiosi.

Si inserisce in questo dibattito il libro di Crouch, che investiga l’ampiezza e la portata dei differenti tipi di precarietà, il loro impatto anche sulle forme di lavoro tradizionale e sulla relativa contrattualistica, sulle trasformazioni delle competenze richieste e, infine, sulle modificazioni della rappresentatività e significatività delle organizzazioni sindacali. Un’interessante ricognizione, che non è finalizzata a una semplice fotografia puntuale della situazione dei mercati del lavoro, ma a proporre cambiamenti adeguati nell’ottica di una equità sociale spesso fortemente compromessa dal lato dei più deboli.

L’impianto del libro permette di riflettere via via sulla crescita del lavoro precario nel mondo contemporaneo; sulle ambiguità del contratto di lavoro, partendo dall’asimmetria di base tra i due contraenti; sul trend – inizialmente crescente e poi sempre più in forte diminuzione – delle forme di occupazione a tempo indeterminato.

Dopo una valutazione sia di alcune misure attuate per il sostegno del lavoro, sia dei nuovi tipi di diritti che si stanno sviluppando dalla parte dei lavoratori, ma che di fatto non riducono quell’asimmetria a cui si è fatto riferimento sopra, l’autore si dedica all’esame delle diverse forme di precariato che si collocano al di fuori del modello standard di lavoro.

Si giunge così al capitolo conclusivo, dove, sulla scorta degli esiti di due importanti Rapporti dedicati al mondo del lavoro in questo secolo, alle sue trasformazioni e all’impatto della tecnologia – il Rapporto Supiot del 2001 e il Rapporto Taylor del 2016 –, l’autore, rigettata la tesi neoliberista di un superamento del lavoro precario, si sofferma sull’esperimento della flexicurity. Si tratta di un modello di contrattazione coordinata che, da un lato, si pone come punto di riferimento essenziale per le riflessioni sul tema del mercato del lavoro e, dall’altro, si segnala per la sua divaricazione conclamata rispetto alle politiche del lavoro adottate anche recentemente in sede Ue.

Da questo libro emerge un quadro di riferimento – in cui si colloca la gig economy – caratterizzato dall’esternalità negativa dell’insicurezza che condiziona il mercato del lavoro e dalla pesantezza degli oneri assicurativi sulle imprese. Premessa indispensabile per comprendere la reale sfida di questi anni per le politiche pubbliche: quella di ridurre l’asimmetria di base del contratto di lavoro per migliorare la qualità di vita dei lavoratori dipendenti, senza nuocere all’efficienza organizzativa delle imprese. Una sfida, che per l’autore può essere vinta, se si guarda a quei casi concreti già verificatisi, in cui all’asimmetria contrattuale ridotta ha corrisposto un significativo miglioramento dell’efficienza del sistema nel suo complesso, nell’ambito di economie caratterizzate da elevati standard occupazionali e da soddisfacenti livelli di tutela dei diritti dei lavoratori.

COLIN CROUCH
Se il lavoro si fa gig
Bologna, il Mulino, 2019, 192, € 13,00.

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