RECENSIONE

SALVIAMO IL CAPITALISMO DA SE STESSO

Filippo Cucuccio

Quaderno 4040

pag. 205 - 206

Anno 2018

Volume IV

20 ottobre 2018

In questo libro Colin Crouch, professore emerito di Sociologia, affronta con rigore metodologico e con un’analisi accurata il tema delicato delle manchevolezze del capitalismo, affiorate nelle sue più recenti manifestazioni.

Comincia ricordando il tragico incendio della Grenfell Tower di Londra del 14 giugno 2017, segnato dalla tragedia della morte di un centinaio di persone e dovuto quasi sicuramente alla cattiva qualità dei materiali usati. Per l’autore, questo è un esempio emblematico dei guasti prodotti dall’affermarsi di un capitalismo nella sua versione neoliberista.

Crouch trae così lo spunto per avviare una riflessione sul neoliberismo capitalistico, passando in rassegna alcuni dei suoi effetti degenerativi: dalle asimmetrie informative all’insufficiente concorrenza, alle disuguaglianze sociali, che si sono accresciute con il diffondersi della globalizzazione economica. Questi elementi dimostrerebbero l’incapacità di tale forma di capitalismo di far fronte alle esternalità che minacciano la vita umana.

Seguono alcune pagine espressamente dedicate al tema di evitare di buttare, assieme a questi effetti degenerativi, quanto di buono è stato comunque realizzato in termini di impulsi positivi al commercio internazionale, di riduzione delle barriere e di facilitazione nei contatti tra le persone.

Nel terzo capitolo l’autore si pone l’interrogativo se sia possibile riformare il capitalismo neoliberista e puntare verso l’obiettivo di una società contrassegnata da minori disuguaglianze sociali. La sua risposta articolata parte dal presupposto di un’incapacità del mercato di autocorreggersi e di guardare al lungo periodo e di un profondo contrasto che si è andato delineando nel corso di questi anni tra le due visioni di tale forma di capitalismo: quella del neoliberismo del mercato e quella del neoliberismo aziendalista. Si apre così la porta alla configurazione di un’altra contrapposizione di più ampio respiro: quella del governo del capitalismo, sospeso tra l’opzione del libero mercato e la presenza dello Stato.

Il percorso indicato dall’autore trova una chiave risolutiva nel ruolo delle Istituzioni internazionali (Unione Europea, Ocse, Fmi ecc.), capaci di porsi come governo transnazionale e in grado di risolvere problemi complessi e secolari, come la sopraffazione di alcune nazioni su altre attraverso lo scarico delle prime sulle seconde di esternalità negative. Un esempio concreto? L’utilizzo di risorse senza preoccuparsi dei danni ambientali arrecati o dei diritti dei lavoratori praticamente inesistenti nel processo di importazione di beni. Ecco allora che il conferimento alle Istituzioni internazionali degli strumenti utili per nuove forme di governo democratico, a cominciare dal consenso popolare, appare come la strada percorribile per portare il capitalismo fuori dalle secche delle proprie contrapposizioni consolidate.

Questo libro ci offre una lezione interessante su cui riflettere e che si pone in controtendenza con un momento storico in cui gli ideali europei sembrano perdere molto del loro carisma, e la globalizzazione sta paradossalmente determinando forme sempre più accentuate di ripiegamento su se stessi, se non addirittura di isolamento, da parte di molti Stati.

COLIN CROUCH
Salviamo il capitalismo da se stesso
Bologna, il Mulino, 2018, 112, € 12,00.

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