RECENSIONE

LO SPECCHIO DELLE ANIME SEMPLICI

Maurizio Schoepflin

Quaderno 4040

pag. 200 - 201

Anno 2018

Volume IV

20 Ottobre 2018
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Il 1° giugno del 1310, a Parigi, in place de Grève, alla presenza delle massime autorità civili e religiose, venne arsa sul rogo Margherita Porete. Il giorno precedente, domenica di Pentecoste, una commissione di canonisti l’aveva giudicata «relapsa», ovvero un’eretica non tornata sulla retta via dopo l’anno di carcere concessole per pentirsi.

Insieme a lei viene dato alle fiamme un suo libro, Lo specchio delle anime semplici, che le era costato l’accusa di eresia, in quanto, secondo vari consultori, conteneva almeno 15 proposizioni erronee. Oggi alcuni considerano quell’opera uno dei vertici della spiritualità cristiana. Tra coloro che ammirano profondamente il testo della Porete va annoverato Marco Vannini, uno dei maggiori studiosi italiani di mistica, che ha introdotto e annotato questa recente edizione del libro, la cui traduzione, affiancata al testo originale, è stata curata da Giovanna Fozzer.

Soltanto negli anni Quaranta del secolo scorso si giunse ad attribuire Lo specchio delle anime semplici alla Porete, della quale tuttora si sa ben poco. Nata tra il 1250 e il 1260, forse nella città di Valenciennes, allora appartenente alla diocesi di Cambrai, Margherita avrebbe composto il suo capolavoro intorno al 1290. Una decina di anni più tardi, il vescovo Guido da Colmieu intentò un primo procedimento penale contro lo scritto, il cui originale, forse perduto, sarebbe stato redatto in lingua volgare piccarda. Tradotto in latino fra il 1306 e il 1308, il libro venne approvato da vari esperti, ma Filippo da Marigny, nuovo vescovo di Cambrai, intentò contro l’autrice un nuovo processo, che finì dinanzi al tribunale parigino del Grande Inquisitore di Francia, il quale scomunicò Margherita, segnandone il destino.

Nei loro interventi introduttivi, Marco Vannini e Giovanna Fozzer offrono al lettore informazioni preziose per comprendere un testo certamente non facile qual è questo, illuminandone sia gli aspetti contenutistici sia quelli formali. Vannini sintetizza così il significato dell’opera: «Tra prosa e poesia, in forma di dialogo – anzi, di “contrasto” – il libro descrive i gradi del cammino d’amore dell’anima che cerca Dio, scoprendo la necessità di andare, per amore, oltre l’amore, ovvero, per Dio, oltre Dio, finché, nel completo distacco da se stessa, fattasi nulla, si trasforma in Dio stesso».

Le immagini e il linguaggio di cui fa uso Margherita risultano particolarmente suggestivi, addirittura vertiginosi, come lasciano intendere le seguenti espressioni contenute nel capitolo 135: «Tutto è per l’Anima una sola cosa, senza perché, ed essa è niente in tale Uno. Allora non sa più che farsi di Dio, né Dio di lei. Perché? Perché lui è, e lei non è. Essa non trattiene nulla per sé, nel suo proprio nulla, poiché le basta questo, ossia che lui è, e lei non è. Allora è nuda di tutte le cose, poiché è senza essere, e là dove era prima di essere. Perciò ha da Dio quel che ha; ed è quel che Dio stesso è, per trasformazione d’amore».

Nonostante la condanna, lo Specchio delle anime semplici conobbe una notevole fortuna: venne letto da Eckhart, Taulero e Ruusbroec; fu apprezzato da Margherita, la mistica regina di Navarra (1492-1549); e molti ritengono probabile che la sua conoscenza fosse diffusa nei circoli legati a santa Caterina da Genova (1473-1556).

MARGHERITA PORETE
Lo specchio delle anime semplici
Firenze, Le Lettere, 2018, 470, € 24,50.

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