RECENSIONE

LE COABITAZIONI

Quaderno 4040

pag. 199 - 200

Anno 2018

Volume IV

20 Ottobre 2018
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Una delle novità portate dal cristianesimo fu l’attrazione verso lo stato verginale, sull’esempio di Gesù e della Vergine Maria. Indirettamente così si affermava che una persona poteva sentirsi realizzata anche senza l’esercizio della sessualità, purché questa rinuncia fosse indirizzata a una vita di unione con Dio e a servizio del prossimo. Nei primi secoli, le donne e gli uomini che sceglievano lo stato verginale non erano ancora organizzati in monasteri, con regole precise sotto l’obbedienza di un superiore, ma vivevano a casa loro, conducendo una vita per il resto normale. In questo modo il pericolo di un cedimento era sempre in agguato. In particolare, molti asceti presero l’abitudine di instaurare delle convivenze con una persona dell’altro sesso. I motivi principali erano questi: darsi un aiuto reciproco nelle faccende domestiche; non lasciare sole e senza protezione le donne vergini, specie se giovani.

Contro questa pratica delle «coabitazioni» Giovanni Crisostomo scrive i due brevi trattati che qui sono stati tradotti e introdotti da Domenico Ciarlo. Innumerevoli sono le ragioni che il Crisostomo adduce per contrastare quel modo di vivere la verginità. Anche se coloro che coabitano osservano la castità del corpo, tuttavia è difficile che conservino la purezza del cuore. E, soprattutto, un tale comportamento è di scandalo, perché non può evitare il sospetto della gente, e ciò va a discredito dell’impegno stesso di verginità. Nel contrastare questa prassi il Crisostomo non è il solo: numerosi sono gli interventi, sia di singoli vescovi sia di concili, che condannano le coabitazioni (cfr pp. 16-41).

Nei suoi due trattati, il Crisostomo si rivolge solo ad asceti, uomini e donne, ma sappiamo da altri documenti che il fenomeno riguardava anche i chierici posti nei gradi più elevati (vescovi, presbiteri e diaconi). Ciò suppone che chi riceveva l’imposizione delle mani per il ministero si impegnava a vivere nella continenza e, non avendo una madre o una sorella che lo accudissero nelle faccende domestiche, si prendeva una vergine consacrata, con la quale coabitava. Per il Crisostomo, tali coabitazioni erano di fatto una forma di servitù, sia dell’uomo verso la donna, sia anche della donna verso l’uomo. La soluzione prospettata dal Crisostomo è che gli asceti uomini stiano tra di loro e che altrettanto facciano le vergini. Sarà questa la strada che prenderà poi la vita religiosa.

GIOVANNI CRISOSTOMO
Le coabitazioni
a cura di DOMENICO CIARLO
Roma, Città Nuova, 2018, 144, € 20,00.

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