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Medico dei poveri e tra i poveri, conosciuto e amato al punto che alla sua morte si fermò l’intero Paese, José Gregorio Hernández è stato canonizzato il 19 ottobre 2025 da papa Leone XIV, che l’ha definito uomo «con un cuore ardente di devozione» e «benefattore dell’umanità». Questa biografia, redatta dalla giornalista Manuela Tulli, ripercorre la sua toccante vicenda, che si configura come un esempio emblematico di santità vissuta nel mondo, in cui la vocazione medica e l’impegno spirituale si intrecciano in modo fecondo.
Nato in un contesto segnato da forti disuguaglianze sociali, Hernández dedicò la propria vita alla cura dei malati e all’assistenza dei poveri, incarnando una forma di carità operativa che anticipava le istanze della medicina sociale contemporanea. La sua formazione culturale, arricchita da interessi musicali e pittorici, testimonia una personalità poliedrica, capace di coniugare scienza, arte e fede.
La sua morte, avvenuta il 29 giugno 1919 in circostanze tragiche, assume una valenza simbolica; il giorno precedente egli aveva dichiarato: «Offro la mia vita per la pace nel mondo», e proprio in quelle ore veniva resa pubblica la firma del Trattato di Versailles, che pose fine alla Prima guerra mondiale. L’impatto della sua scomparsa sul clima politico venezuelano, sotto la presidenza di Juan Vicente Gómez, fu tale da favorire un processo di distensione sociale, confermando la portata pubblica della sua testimonianza.
Papa Francesco, promotore della sua canonizzazione, lo ha definito «un modello di santità impegnata nella difesa della vita, come un buon samaritano, senza escludere nessuno», sottolineando la dimensione universale e inclusiva della sua opera. In tal senso, san José Gregorio Hernández si configura non solo come modello spirituale, ma anche come riferimento etico e culturale per una società in cerca di riconciliazione e di giustizia.