Le elezioni generali tenutesi in Giappone l’8 febbraio 2026 hanno confermato il governo della prima ministra Sanae Takaichi con una larga maggioranza parlamentare. Il risultato segna un momento significativo nella politica giapponese: Takaichi non solo si conferma nel ruolo di prima donna a ricoprire tale carica, ma sembra aver consolidato il potere del suo partito.
Il significato di queste elezioni, tuttavia, va oltre le sorti di una singola leader o di un partito. Il Giappone si trova oggi ad affrontare sfide profonde, che vanno dal calo demografico all’incertezza economica, fino alle crescenti tensioni geopolitiche nell’Asia orientale. In questo contesto, viene da chiedersi in che maniera la vittoria di Takaichi inciderà sulla direzione della società giapponese e sull’evoluzione della sua cultura politica. Per comprendere la sua azione di governo occorre analizzare sia le dinamiche elettorali che l’hanno portata al potere, sia le pressioni interne e internazionali che ne condizioneranno la leadership.
Le elezioni di febbraio 2026
Nelle elezioni dell’8 febbraio 2026 Takaichi ha ottenuto una maggioranza di oltre due terzi alla Camera bassa del Parlamento giapponese, assicurandosi così la formazione del suo secondo governo. Le elezioni, che riguardavano i 465 seggi della Camera dei rappresentanti, erano state indette a seguito dello scioglimento anticipato dell’assemblea il 23 gennaio, deciso dalla stessa Takaichi, a soli 15 mesi dalla precedente consultazione. In quel momento la formazione politica da lei guidata, il Partito liberaldemocratico (Ldp), disponeva di 198 seggi e, dall’ottobre 2025, per mantenere la maggioranza doveva affidarsi ai 34 seggi del suo partner di coalizione, il Partito dell’Innovazione del Giappone (Ishin). Oggi il Ldp è in grado di governare autonomamente alla Camera con 316 seggi, pur continuando a cooperare strategicamente con Ishin, che conta 36 seggi, e con altre forze politiche[1].
Il nuovo governo Takaichi deve tuttavia fare i conti con la posizione minoritaria dei liberaldemocratici nella Camera alta, la Camera dei consiglieri, che non sarà rinnovata prima del 2028. In essa il partito dispone di 101 seggi su 248, mentre Ishin ne detiene 19. La supermaggioranza incassata alla Camera bassa consente comunque al governo di superare eventuali veti provenienti dalla Camera alta[2].
Si trattava della prima elezione che Takaichi affrontava in qualità di prima ministra in carica e dopo aver assunto la guida del partito nell’ottobre 2025, in seguito alle dimissioni del presidente e primo ministro Shigeru Ishiba. Per la maggior parte degli osservatori, l’esito elettorale ha confermato la popolarità di Takaichi nel Paese
Contenuto riservato agli abbonati
Vuoi continuare a leggere questo contenuto?
Clicca quioppure
Acquista il quaderno cartaceoAbbonati
Per leggere questo contenuto devi essere abbonato a La Civiltà Cattolica. Scegli subito tra i nostri abbonamenti quello che fa al caso tuo.
Scegli l'abbonamento