Oggi ci vengono poste sfide nuove, non del tutto chiare. Forse possiamo provare gli stessi sentimenti che Teilhard de Chardin ha espresso in La Messa sul mondo: «Come tutti i miei fratelli, ho anche paura dell’avvenire troppo misterioso verso il quale mi spinge la durata. E poi, ansioso con loro, io mi chiedo dove vada la vita»[1].
Ci domandiamo innanzitutto dove stia andando il dialogo tra fede e scienza dopo il primo quarto del XXI secolo. Questo dialogo avviene, ovviamente, tra persone che sono scienziati e credenti, includendo necessariamente anche i non credenti. A tale riguardo, un’iniziativa indimenticabile è stata quella della Cattedra dei non credenti, promossa dal cardinale Carlo Maria Martini a Milano: uno spazio di ascolto dove i non credenti erano invitati a esporre le proprie ragioni e i propri dubbi su temi fondamentali dell’esistenza. In tempi di immediatezza, superficialità e accelerazione imposti dai social media, abbiamo bisogno di recuperare e promuovere tali spazi, dove innanzitutto ci esercitiamo nell’ascolto dell’altro.
Il «caso Galileo»
Una delle fratture più note che ha colpito e continua a colpire le società occidentali è il conflitto tra scienza e religione. In particolare, è nella seconda metà del XIX secolo che tale frattura si è approfondita. Il «caso Galileo», così come lo conosciamo oggi, è, in un certo senso, l’origine di tutti i conflitti tra scienza e religione; è stato l’episodio più clamoroso della controversia tolemaico-copernicana, e anche del dibattito filosofico-scientifico, perché in esso era in gioco un’interpretazione realistica del cosmo. Il «caso Galileo» è anche strettamente legato all’interpretazione della Bibbia.
Nel 1979, san Giovanni Paolo II, auspicando una nuova indagine storica, ha riconosciuto che «[Galilei] ebbe molto a soffrire – non possiamo nasconderlo – da parte di uomini e organismi di Chiesa»[2].
L’insegnamento recente dei pontefici
Il nostro scopo non è quello di fare un riassunto della storia dei rapporti tra scienza e fede, ma di riferirci ad alcuni punti dell’insegnamento dei papi recenti che sono importanti per lo sviluppo del dialogo tra scienza e fede oggi.
Durante il pontificato di Giovanni Paolo II, questo dialogo ha trovato un’espressione programmatica nella lettera da lui inviata al direttore della Specola Vaticana, p. George Coyne S.I., nel 1988, in occasione del terzo centenario dei Principia di Newton. Il Papa si domandava: «È pronta la comunità delle religioni del mondo, la Chiesa inclusa, ad entrare in un dialogo sempre più approfondito con la comunità scientifica, un dialogo che, salvaguardando
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