Il 14 marzo 2026 è venuto a mancare, all’età di 96 anni, Jürgen Habermas (nato il 18 giugno 1929 a Düsseldorf), uno dei più importanti pensatori del nostro tempo. Il suo percorso intellettuale è in proposito eloquente: studia filosofia, storia, psicologia, letteratura, economia in diverse università (Gottinga, Zurigo, Bonn, Marburgo). Anche i suoi contributi hanno spaziato su discipline molteplici, ma accostate per un interesse costante, sorto in tenera età, in seguito agli eventi drammatici della sua nazione: dare credibilità speculativa alla democrazia.
La sua infanzia e adolescenza furono infatti segnate dall’ascesa e dalla caduta del regime hitleriano e dagli orrori della Seconda guerra mondiale: il processo di Norimberga, seguìto per radio, rappresentò per lui un evento scioccante. In esso egli riconobbe il fallimento della cultura tedesca sotto il profilo civile e morale. Decise perciò di dedicarsi alla filosofia, perché vedeva in essa non solo un mestiere, ma una missione: promuovere la sopravvivenza della civiltà occidentale. Il suo compito era di elaborare un pensiero capace di garantire il valore e la dignità di ogni essere umano, indipendentemente dalla sua condizione fisica, economica o razziale. Alla sensibilità nei confronti di tale compito contribuì anche un difetto congenito (il labbro leporino), che lo rese particolarmente consapevole del ruolo della comunità in ordine alla vita delle persone, in particolare degli ultimi e dei più bisognosi.
Una diversa lettura dell’illuminismo
Nel 1956 Habermas diventa assistente del filosofo Theodor W. Adorno all’Istituto per la Ricerca sociale di Francoforte, di orientamento neomarxista, che annovera tra le sue fila alcuni tra i più importanti intellettuali del tempo: Max Horkheimer, Friedrich Pollock, Herbert Marcuse, Leo Löwenthal ed Erich Fromm. Riprendendo l’analisi neomarxista, l’Istituto intende compiere una critica della società del tempo e delle sue derive intolleranti. Una delle opere più celebri di questo gruppo, La personalità autoritaria, pubblicata nel 1950, ha un influsso enorme sulle scienze sociali, anche negli Stati Uniti (luogo di residenza e ricerca di Adorno e Horkheimer fino alla fine della Seconda guerra mondiale).
Habermas tuttavia non condivide la loro critica radicale all’illuminismo, considerato come l’origine della «ragione strumentale» (asettica e meccanica), incapace di fondare valori, volta unicamente a manipolare il consenso, al fine di dominare la natura e gli uomini. I regimi totalitari – come il nazismo e il comunismo – e l’industria culturale capitalistica, in questa prospettiva, sarebbero due facce della stessa medaglia: mostrerebbero l’esito della mentalità tecnologica che annulla la persona e la rende schiava del sistema
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