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Pontificato

Papa Leone XIV incontra l’Africa

Nuno da Silva Gonçalves

4 Giugno 2026

Quaderno 4206

Papa Leone XIV incontra giovani e famiglie in Guinea Equatoriale il 22 aprile 2026 © Vatican Media

Dal 13 al 23 aprile 2026, papa Leone XIV si è recato in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, nel suo primo viaggio apostolico in Africa.  In 11 giorni, si sono succeduti 18 trasferimenti aerei e 25 interventi, tra discorsi, omelie e saluti.  Il Papa ha parlato in quattro diverse lingue: inglese, francese, portoghese e spagnolo, a seconda delle lingue ufficiali dei Paesi visitati.  In Algeria, dove la lingua ufficiale è l’arabo, ha usato l’inglese e soprattutto il francese.   In questo Paese, ha incoraggiato la piccola comunità cattolica locale, è andato incontro alle radici della famiglia agostiniana e si è fatto protagonista del dialogo con il mondo musulmano.   In Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, ha incontrato una popolazione a maggioranza cristiana e una Chiesa che celebra e vive la propria fede non solo con gioia e con speranza, ma anche con uno spirito missionario che egli ha incoraggiato. 

Algeria: «gesti semplici, relazioni vere e un dialogo vissuto giorno per giorno»

La mattina del 13 aprile 2026, papa Leone XIV, accompagnato dal suo seguito e da un gruppo di circa 70 giornalisti, è partito dall’aeroporto di Fiumicino con un volo speciale di ITA Airways alla volta di Algeri[1]. Così, ha dato inizio al suo terzo viaggio apostolico e il primo in Africa che, nella tappa in Algeria – la prima volta di un Papa in questo Paese – ha avuto come motto «La pace sia con voi», reso in arabo con il saluto Assalamu Alaykom.  Parole che richiamano il dialogo e l’incontro tra cristiani e musulmani, numericamente sproporzionato, ma non per questo meno significativo.  Infatti, in una popolazione di circa 47 milioni di abitanti, i cattolici sono una piccola minoranza di circa 9.000 fedeli, in un Paese a stragrande maggioranza musulmana. 

Al suo arrivo all’aeroporto di Algeri, il Papa è stato accolto dal presidente della Repubblica, Abdelmadjid Tebboune.  Dopo la cerimonia di benvenuto, ha raggiunto il Memoriale dei martiri, un monumento inaugurato nel 1982, in occasione del 20º anniversario dell’indipendenza dalla Francia.  Qui, il Papa si è rivolto al popolo algerino, ricordando le due precedenti visite come religioso agostiniano e, ritornato ora come successore dell’apostolo Pietro, si è presentato come un fratello.  Ha evocato quindi la storia lunga e ricca dell’Algeria, pur segnata da periodi di violenza, e ha fatto riferimento alla pace, collegandola alla riconciliazione e al perdono.  Questo è stato il primo dei tanti appelli alla pace che il Pontefice ha fatto durante il suo viaggio in Africa[2].

Successivamente, ha avuto luogo la visita di cortesia al presidente della Repubblica, nel Palazzo El Mouradia.  Leone XIV ha quindi raggiunto il Centro convegni Djamaa el Djazair, dove si è svolto l’incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico.   Dopo il discorso del presidente della Repubblica, il Papa ha ripreso e approfondito alcune tematiche affrontate nella cornice del Memoriale dei martiri, tra cui la pace, la fratellanza, l’incontro e la riconciliazione.  Non è mancato il riconoscimento della generosità e ospitalità del popolo algerino, che hanno radici nelle comunità arabe e berbere.  Leone XIV ha poi accennato alle vicissitudini della storia dell’Algeria, affermando che essa «potrà contribuire a immaginare e a realizzare una maggiore giustizia fra i popoli», tanto più urgente «a fronte di continue violazioni del diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali».  Ha voluto anche esortare le autorità alla promozione di «una società civile viva, dinamica, libera, in cui specialmente ai giovani sia riconosciuta la capacità di contribuire ad allargare l’orizzonte della speranza per tutti».  In modo significativo, si è riferito anche al Mediterraneo e al Sahara, che segnano la geografia algerina, come «crocevia geografici e spirituali» dove si trovano «immensi tesori di umanità», per cui, ha avvertito, «guai, se ne facciamo cimiteri dove muore anche la speranza».  Un riferimento chiaro alla tratta di persone e allo sfruttamento dei migranti.   Infine, il Pontefice ha rivolto un appello «alla guarigione della memoria e alla riconciliazione fra antichi avversari», un dono che ha chiesto per tutto il popolo algerino.

Al termine della mattinata, Leone XIV ha raggiunto la Nunziatura apostolica, la sua residenza in Algeria.  La prima tappa del pomeriggio l’ha poi portato alla Grande Moschea di Algeri, capace di ospitare 120.000 fedeli, dove è stato accolto dal Rettore del vasto complesso religioso.  Di seguito, ha visitato il Centro di accoglienza e di amicizia delle Suore agostiniane missionarie di Bab El Oued, per rendere omaggio alla memoria di due religiose di questa comunità che, durante la guerra civile algerina, sono state tra i 19 martiri uccisi dal 1994 al 1996.  Al termine, il Pontefice si è recato alla basilica di Nostra Signora d’Africa, costruita in un promontorio alto 124 metri a nord del centro di Algeri, inaugurata nel 1872.  Qui si è svolto l’incontro con la comunità algerina. 

Dopo le parole di benvenuto dell’arcivescovo di Algeri, il Papa ha ascoltato quattro testimonianze che, per la loro diversità di appartenenza – non solo cattolica, ma anche pentecostale e musulmana – hanno ben rappresentato il quotidiano della Chiesa in Algeria, fatto di incontro, di dialogo e di servizio ai bisognosi.  Nel suo discorso, Leone XIV, dopo aver ricordato le radici antiche del cristianesimo in Algeria, nonché i martiri del XX secolo, ha ribadito l’importanza della preghiera, della carità e dell’unità come pilastri della presenza cristiana nel Paese.  La comunione tra cristiani e musulmani, sotto il manto di Nostra Signora d’Africa, è stata anche evocata con parole significative: «In un mondo dove divisioni e guerre seminano dolore e morte tra le nazioni, nelle comunità e perfino nelle famiglie, il vostro vivere uniti e in pace è un segno grande.  Uniti, diffondete fratellanza».  Terminato l’incontro, Leone XIV è tornato alla Nunziatura, dove si è incontrato con i vescovi dell’Algeria.

Il giorno dopo, 14 di aprile, è stato dedicato ad Annaba, l’antica Ippona nel litorale del nord-est dell’Algeria, che il Papa ha raggiunto con un volo speciale di Air Algérie.    Di questa città è stato vescovo sant’Agostino, all’inizio del secolo V, per cui qui si trovano le radici spirituali della famiglia agostiniana.  Leone XIV ha visitato il sito archeologico dell’antica Ippona e si è recato nella casa delle Piccole Sorelle dei Poveri che accolgono una quarantina di anziani bisognosi, per lo più musulmani.  A conclusione di questa visita, è stato accolto nella casa della comunità agostiniana che ha la custodia della basilica di sant’Agostino dal 1933; qui si è intrattenuto con i religiosi ed è rimasto a pranzo. 

Nel pomeriggio, sempre nella basilica di sant’Agostino, Leone XIV ha presieduto la celebrazione eucaristica con cui si è conclusa la visita-pellegrinaggio ad Annaba.  Durante l’omelia, commentando l’incontro tra Gesù e Nicodemo, ha rivolto a tutti l’invito a rinascere dall’alto.  Di questa rinascita, ha proseguito, è esempio sant’Agostino, prima per la sua conversione e poi per la sua sapienza.  Ha quindi rivolto a tutti un sentito appello: «Testimoniate il Vangelo con gesti semplici, relazioni vere e un dialogo vissuto giorno per giorno: così date sapore e luce là dove vivete».   Terminata la celebrazione, Leone XIV ha fatto ritorno ad Algeri.   Il giorno dopo, 15 aprile, ha visitato brevemente l’asilo Notre Dame d’Afrique delle Suore missionarie della carità e ha raggiunto l’aeroporto internazionale, dove si è congedato dal presidente della Repubblica ed è partito alla volta del Camerun.

Camerun: «In Dio, nella sua pace, possiamo sempre ricominciare»

Il Camerun ha circa 29 milioni di abitanti, di cui il 29% sono cattolici.  Antico protettorato tedesco, il territorio è stato spartito nel 1920 tra la Francia e il Regno Unito. La Repubblica del Camerun si è costituita nel 1961 attraverso la riunificazione della parte francese, che aveva ottenuto l’indipendenza l’anno precedente, con l’area meridionale della parte britannica. All’inizio, un sistema federale ha aiutato a garantire il rispetto dell’identità dei due territori.  Successivamente, l’instaurazione di uno Stato unitario ha messo in crisi questo equilibrio.  In tale contesto, dal 2016 la regione anglofona è teatro di una crisi violenta che ha già provocato migliaia di morti e lo sfollamento di oltre un milione di persone[3].  A sua volta, le zone dell’estremo nord del Paese rimangono esposte alla violenza jihadista, che compie attacchi contro comunità religiose, inclusi i musulmani che non accettano l’ideologia estremista.  Come riflesso della complessità di questa situazione, il motto del viaggio, «Che siano tutti uno», già anticipava il nucleo del messaggio che il Papa voleva trasmettere al popolo camerunese.

Nel pomeriggio del 15 aprile, l’aereo con a bordo Leone XIV è atterrato all’aeroporto internazionale di Yaoundé, la capitale del Paese.  Ad accogliere il Pontefice è stato il Primo ministro, Joseph Dion Ngute.  Dopo la cerimonia di benvenuto, il Papa si è recato al Palazzo dell’Unità per la visita di cortesia al presidente della Repubblica, Paul Biya, in carica dal 1982, e per l’incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico.  Dopo le parole di benvenuto del presidente Biya, Leone XIV ha pronunciato il suo discorso, affermando di venire «come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace».  Di seguito, ha condiviso il proprio desiderio di «raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo».  Leone XIV si è poi riferito alle tensioni e alle violenze presenti in alcune regioni del Camerun, che provocano «profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro».  Davanti a una tale situazione, il Papa ha esortato ad accogliere la pace e a «costruire soluzioni durature ai problemi», coinvolgendo la società civile, «forza vitale per la coesione nazionale». 

Proseguendo il suo intervento, Leone XIV ha riconosciuto che la sicurezza è «una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani».  Ha quindi chiesto alle autorità che lo ascoltavano una duplice testimonianza: la collaborazione tra gli organi dello Stato a servizio del popolo, specialmente dei più poveri; e l’integra condotta di vita come esigenza delle proprie responsabilità.  Non è mancato nemmeno un appello esplicito a proposito della corruzione: «Occorre rompere le catene della corruzione, che sfigura l’autorità, svuotandola di autorevolezza».  Infine, il Papa ha invitato a «investire nell’istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità dei giovani» come «scelta strategica per la pace» e ha esplicitato che la Chiesa cattolica «desidera collaborare lealmente con le autorità civili e con tutte le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione».  Al termine dell’incontro, Leone XIV ha fatto visita all’Orfanotrofio Ngul Zamba e, alla fine del pomeriggio, ha incontrato i vescovi del Camerun nella sede della Conferenza episcopale.   Successivamente, ha raggiunto la Nunziatura apostolica per la cena in privato e il pernottamento. 

Il giorno seguente, 16 aprile, è stato interamente dedicato a Bamenda, città situata a 1600 metri di altitudine nella regione anglofona del Camerun, dove il Papa è arrivato con un volo speciale della compagnia aerea Camair-Co.   Qui, al mattino, nella cattedrale di san Giuseppe, ha avuto luogo l’incontro per la pace.  Dopo il benvenuto dell’arcivescovo di Bamenda, sono seguite alcune testimonianze sul drammatico conflitto nella regione, le sue conseguenze e i tentativi di promozione della pace.  Nel suo discorso, Leone XIV ha affermato con emozione: «Sono qui per annunciare la pace, ma subito trovo che voi la annunciate a me e al mondo intero».  A questo proposito, ha rammentato che la crisi nella regione ha avvicinato le comunità cristiane e musulmane, portando alla fondazione di un Movimento per la Pace, che cerca di mediare tra le parti avverse.  Il Papa ha quindi ricordato che sono «beati gli operatori della pace», aggiungendo con toni forti: «Guai, invece, a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici o politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso». A conclusione dell’incontro, sul sagrato della cattedrale, il Papa e altri leader presenti hanno liberato sette colombe bianche, simbolo della pace desiderata da tutti.  Il Pontefice ha quindi raggiunto l’arcivescovado di Bamenda per il pranzo in privato. 

Nel pomeriggio, presso l’aeroporto della città, ha avuto luogo la Messa per la pace e la giustizia, alla presenza di circa 20.000 fedeli.  Durante l’omelia, il Papa ha fatto riferimento alla tensione tra la speranza in un futuro di pace e di riconciliazione e i tantissimi problemi, tra i quali ha elencato: «le numerose forme di povertà […]; la corruzione morale, sociale e politica […]; i gravi e conseguenti problemi che interessano il sistema educativo e quello sanitario, così come la grande migrazione all’estero, in particolare dei giovani».  Alle problematiche interne, il Papa ha voluto aggiungere esplicitamente «il male causato dall’esterno, da coloro che in nome del profitto continuano a mettere le mani sul continente africano per sfruttarlo e saccheggiarlo».   Uguale chiarezza ha usato per l’appello fatto in seguito: «Oggi e non domani, adesso e non in futuro, è giunto il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell’unità […], di edificare una società in cui regnino la pace e la riconciliazione».   Alla fine della celebrazione eucaristica, il Papa si è congedato dalle autorità locali e ha fatto ritorno a Yaoundé.

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La mattinata del giorno dopo, il 17 aprile, è stata dedicata a Douala, che Leone XIV ha raggiunto con un volo speciale di Ita Airways.  La città è situata sul golfo di Guinea ed è considerata la capitale commerciale del Paese. La celebrazione eucaristica ha avuto luogo nel parcheggio adiacente il Japoma Stadium, alla presenza di circa 120.000 fedeli.  All’omelia, il Pontefice si è soffermato sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci, così come raccontata dal vangelo di Giovanni (cfr Gv 6,1-15).  Davanti al pochissimo cibo per la tanta gente che lo seguiva, Gesù benedice quello che c’è e lo divide.  «La moltiplicazione dei pani e dei pesci accade nella condivisione: ecco il miracolo!», ha affermato il Papa, per poi esplicitare: «C’è pane per tutti se viene preso non con una mano che afferra, ma con una mano che dona».   Al bisogno di cibo per il corpo, occorre unire – ha ribadito – «il nutrimento dell’anima che alimenta la nostra coscienza […]. Questo cibo è Cristo, che sempre nutre in abbondanza la sua Chiesa e ci rafforza nel cammino con il suo Corpo».   Il Papa ha quindi voluto indirizzare una parola speciale ai giovani, incoraggiandoli a essere «per primi i volti e le mani che portano al prossimo il pane della vita», e invitandoli a non cedere alla sfiducia e allo scoraggiamento.  Infine, chiedendo ai giovani di essere «buona notizia» per il loro Paese e di custodire i valori del loro popolo, ha concluso: «Siate dunque protagonisti del futuro, seguendo la vocazione che Dio dona a ciascuno, senza lasciarvi comprare da tentazioni che sperperano le energie e non servono al progresso della società». 

Al termine della celebrazione, Leone XIV ha fatto una visita privata all’Ospedale cattolico Saint Paul, dopo la quale ha raggiunto di nuovo l’aeroporto per ritornare a Yaoundé, all’inizio del pomeriggio.  La giornata si è conclusa con l’incontro con il mondo universitario, all’Università cattolica dell’Africa centrale.  Accolto con grande entusiasmo, dopo le parole di benvenuto del Rettore e le testimonianze di due studenti, il Papa si è rivolto alla comunità accademica.  Ha richiamato la necessità che «le Università, a maggior ragione gli Atenei cattolici, divengano vere e proprie comunità di vita e di ricerca, che introducano studenti e docenti a una fraternità nel sapere».   Davanti al bisogno di «allargare gli orizzonti troppo angusti di un’umanità che fatica a sperare», ha poi esortato i ricercatori «ad aprirsi a prospettive interdisciplinari, internazionali e interculturali».   In modo particolare, ha invitato l’Università a «formare coscienze libere e santamente inquiete», «condizione affinché la fede cristiana appaia come una proposta pienamente umana, capace di trasformare la vita dei singoli e della società».  Davanti all’erosione dei punti di riferimento morali e alle «cose nuove» di cui non si deve avere paura, il Papa ha chiesto all’Università di «formare pionieri di un nuovo umanesimo nel contesto della rivoluzione digitale, di cui il continente africano conosce bene non soltanto gli aspetti ammalianti, ma anche il lato oscuro delle devastazioni ambientali e sociali procurate dall’affannosa ricerca di materie prime e terre rare». 

Rivolgendosi agli studenti, Leone XIV ha riconosciuto la «comprensibile tendenza migratoria, che può indurre a credere che altrove si possa trovare facilmente un futuro migliore».  A questa tendenza, ha contrapposto una richiesta: «Vi invito anzitutto a rispondere con un ardente desiderio di servire il vostro Paese e di volgere a beneficio dei vostri concittadini le conoscenze che state acquisendo qui».  E ai docenti, ha chiesto: «Oltre che guide intellettuali, siate modelli il cui rigore scientifico e la cui personale onestà educhino la coscienza dei vostri studenti».    Infine, l’ultima raccomandazione ha riguardato l’umiltà, la virtù principale che deve animare tutta la comunità universitaria, perché «siamo tutti discepoli, cioè compagni di studio con un unico Maestro».  A conclusione della giornata, Leone XIV ha fatto ritorno alla Nunziatura. 

La mattina dopo, il 18 aprile, il Papa si è recato all’aeroporto di Yaoundé-Ville dove ha presieduto la celebrazione eucaristica alla presenza di circa 200.000 fedeli.   All’omelia, ha incoraggiato i fedeli, prendendo spunto dalle parole di Gesù che, camminando sulle acque, dice ai discepoli: «Sono io, non abbiate paura» (Gv. 6, 20).   «Per questo – ha proseguito – ci rialziamo da ogni caduta e non ci lasciamo fermare da nessuna tempesta, ma andiamo avanti, con coraggio e con fiducia, sempre».  Ha quindi ricordato la dimensione sociale della fede, per cui «serve una decisione comune, che integri la dimensione spirituale ed etica del Vangelo nel cuore delle istituzioni e delle strutture, facendone strumenti per il bene comune».   Alla fine della celebrazione, il Papa ha raggiunto l’aeroporto internazionale di Yaoundé, dove si è congedato dal presidente della Repubblica.  Quindi, è stato accompagnato dal Primo ministro all’aereo che lo avrebbe portato a Luanda. 

Angola:  «la grazia di ripartire e di ricostruire il futuro»

L’Angola ha circa 38 milioni di abitanti, di cui il 41% sono cattolici.  Un «grande Paese a sud dell’equatore, di plurisecolare tradizione cristiana, legata alla colonizzazione portoghese»[4], come è stato ricordato da Leone XIV il 29 aprile, nell’udienza generale in cui ha ripercorso le tappe del suo viaggio in Africa.  Dopo l’indipendenza dal Portogallo nel 1975, il Paese ha sofferto le tragiche conseguenze di una guerra civile che si è protratta fino al 2002, distruggendo delle infrastrutture essenziali e compromettendo il sistema produttivo.  Provata dal conflitto, la popolazione si è rifugiata nelle città, in particolare Luanda, la capitale, che oggi è una grande metropoli con circa 8 milioni di abitanti, molti dei quali vivono in situazione di grande precarietà, nonostante le ricchezze naturali del Paese.   Risulta significativo, quindi, il motto del viaggio apostolico che, riferendosi alla venuta del Pontefice, lo ha definito «pellegrino di speranza, di riconciliazione e di pace».

All’inizio del pomeriggio del 18 aprile, l’aereo con a bordo Leone XIV è atterrato all’aeroporto internazionale di Luanda, dove è stato accolto dal presidente della Repubblica, João Lourenço, in carica dal 2017.   Dall’aeroporto, sempre salutato dalla gente che fiancheggiava le strade, il Pontefice si è recato al Palazzo Presidenziale per la visita di cortesia al presidente della Repubblica e, di seguito, al Padiglione Protocollare per l’incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico.   Qui, dopo il saluto del presidente della Repubblica, Leone XIV ha pronunciato il suo discorso, facendo riferimento, innanzitutto, ai «tesori non vendibili, né derubabili» del popolo angolano, in particolare la «gioia che neppure le circostanze più avverse hanno saputo spegnere».  Poi, ha voluto allargare lo sguardo a tutta l’Africa, per dire che è «per il mondo intero una riserva di gioia e di speranza», virtù che ha definito «politiche», perché «i suoi giovani e i suoi poveri sognano ancora, sperano ancora, non si accontentano di ciò che già c’è, desiderano rialzarsi, prepararsi a grandi responsabilità, giocarsi in prima persona». 

Successivamente, Leone XIV ha fatto riferimento «alle ricchezze materiali su cui prepotenti interessi mettono le mani», segnalando «quanta sofferenza, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali porta con sé questa logica estrattivistica!»  Ha quindi invitato tutti all’incontro e al dialogo, senza timore del dissenso, senza spegnere le visioni dei giovani e i sogni degli anziani, e sapendo gestire i conflitti, in modo che si trasformino in percorsi di rinnovamento.  Ribadendo di nuovo che la gioia e la speranza sono caratteristiche del popolo angolano, il Pontefice ha messo in guardia contro i «despoti e tiranni del corpo e dello spirito» che «vogliono rendere le anime passive e le passioni tristi, inclini all’inerzia, docili e asservite al potere».  Infine, ha esortato i presenti a «fare dell’Angola un progetto di speranza» nel quale la Chiesa cattolica «desidera essere lievito nella pasta e favorire la crescita di un modello giusto di convivenza».  Conclusasi la cerimonia, il Papa ha raggiunto la Nunziatura apostolica per un incontro con i vescovi dell’Angola e per trascorrere la notte.

Il giorno dopo, il 19 aprile, Leone XIV ha presieduto la Messa domenicale nella spianata di Kilamba, un nuovo quartiere alla periferia di Luanda, alla presenza di circa 100.000 fedeli.  Durante l’omelia, ha paragonato lo scoraggiamento dei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24, 13-35) alla storia recente dell’Angola, un «Paese bellissimo e ferito, che ha fame e sete di speranza, di pace e di fraternità».  Anche gli angolani, ha detto il Papa, possono ricordare il dolore di «una lunga guerra civile con il suo strascico di inimicizie e divisioni, di risorse sperperate e di povertà» e avere la tentazione di «perdere la speranza e rimanere paralizzati dallo scoraggiamento».   Invece, ha proseguito il Pontefice, Gesù risorto, come ha fatto con i discepoli di Emmaus, apre i nostri occhi, «donandoci la grazia di ripartire e di ricostruire il futuro».  Infine, ha esortato tutti a «costruire un Paese dove siano superate per sempre le vecchie divisioni, dove scompaiano l’odio e la violenza, dove la piaga della corruzione venga guarita».  Solo così, ha concluso, «sarà possibile un futuro di speranza, soprattutto per i tanti giovani che l’hanno perduta».

Nel pomeriggio, Leone XIV ha raggiunto in elicottero il santuario di Mamã Muxima («Madre del Cuore»), il principale centro mariano del Paese, a 130 km da Luanda, dove si venera un’antica immagine dell’Immacolata Concezione.  La chiesa è stata costruita nel XVI secolo dai portoghesi, sulla sponda del fiume Kwanza, che scorre maestoso, a poca distanza, in mezzo al verde della foresta. Nella spianata antistante il santuario, il Papa ha presieduto la preghiera del Rosario, mentre, come accade nelle regioni equatoriali, rapidamente calava la notte.  Rivolgendo la parola ai circa 30.000 fedeli presenti, egli ha ricordato che, a Muxima, tante persone hanno pregato «in momenti gioiosi e anche in circostanze tristi e molto dolorose» della storia del Paese.  Ha quindi proseguito, affermando che recitare il Rosario «ci impegna ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso, e a spenderci per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri».  È quanto «ci insegna il cuore di Maria, il cuore della Mamma di tutti», ha voluto ribadire il Pontefice che, alla fine della celebrazione, è tornato a Luanda, alla Nunziatura apostolica.

Il giorno seguente, il 20 aprile, Leone XIV, è partito dall’aeroporto di Luanda con un volo speciale della compagnia aerea angolana TAAG alla volta di Saurimo.  Situata a 945 km da Luanda, nel nordest del Paese, la città sorge a un’altitudine di 1.081 metri ed è la capitale della provincia di Lunda Sul, dove l’economia si basa prevalentemente sull’estrazione di diamanti e sull’agricoltura.  Dopo l’arrivo, il Papa ha fatto visita a una casa di accoglienza per anziani, seguita da una breve sosta di preghiera nella cattedrale; quindi ha raggiunto la spianata per la celebrazione eucaristica, alla presenza di circa 60.000 fedeli.     All’omelia, a proposito della richiesta di Gesù ai suoi ascoltatori di cercare «il cibo che rimane per la vita eterna» (Gv 6,27), il Pontefice ha ricordato come «in Lui prende voce l’annuncio della nostra risurrezione».  Essa non è scollegata dalla vita terrena, poiché «ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna nega la risurrezione di Cristo».  D’altronde, ha continuato, la «liberazione dal male e dalla morte, infatti, non accade soltanto alla fine dei giorni, ma nella storia di tutti i giorni».  Ascoltando il grido dei popoli, Cristo «da ogni caduta ci rialza, in ogni sofferenza ci conforta, nella missione ci incoraggia», ha sintetizzato il Papa.  Infine, ricordando la testimonianza dei martiri e dei santi, ha ribadito che essa «ci sprona a un cammino di speranza, di riconciliazione e di pace», come recita il motto del viaggio apostolico nella sua tappa angolana.

Dopo la mattinata trascorsa a Saurimo, Leone XIV è tornato a Luanda, dove si è recato alla parrocchia di Nostra Signora di Fatima, affidata ai frati cappuccini, per l’incontro con i vescovi, i sacerdoti, i consacrati, le consacrate e gli operatori pastorali.  Dopo aver ascoltato diverse testimonianze, il Papa si è rivolto all’assemblea con un ringraziamento per l’opera di evangelizzazione compiuta nel Paese, «per la speranza di Cristo seminata nel cuore del popolo» e «per la carità verso i più poveri».  Poi, ha incoraggiato i tanti giovani dei seminari e delle case di formazione, affermando: «Non abbiate paura di dire “sì” a Cristo, di modellare completamente la vostra vita sulla sua!»  Non è mancato un riferimento ai catechisti, riconoscendo il loro ruolo che in Africa «è un’espressione fondamentale della vita della Chiesa».  A tutti, il Pontefice ha voluto ricordare l’importanza della dimensione contemplativa, senza la quale «cessiamo di essere coerenti con il Vangelo e di rispecchiare la potenza della risurrezione». Sono stati significativi i riferimenti al servizio alla società, in particolare a quello dell’annuncio della pace.  In passato, ha detto il Papa, la Chiesa ha «dimostrato coraggio nel denunciare il flagello della guerra».  Adesso, essa deve promuovere «una memoria riconciliata, educando tutti alla concordia» e al perdono. Infine, il Pontefice ha incoraggiato la Chiesa a continuare a essere generosa e a cooperare allo sviluppo integrale del Paese, in particolare nel campo dell’istruzione e della sanità: «Dio benedica e faccia fruttificare la vostra dedizione e la vostra missione!».  Concluso l’incontro, il Papa ha fatto rientro in Nunziatura, dove ha trascorso l’ultima notte in Angola.

Il giorno dopo, 21 aprile, all’aeroporto internazionale di Luanda, Leone XIV si è congedato dal presidente della Repubblica ed è partito alla volta di Malabo, nella Guinea Equatoriale, per dare inizio all’ultima tappa del suo viaggio apostolico. 

 Guinea Equatoriale: «verso un futuro di speranza»

La Guinea Equatoriale ha circa 1,98 milioni abitanti, di cui il 75% sono cattolici.  Nel 1968, ha ottenuto l’indipendenza dalla Spagna. Il Paese possiede giacimenti di petrolio che gli garantiscono importanti risorse finanziarie ma, allo stesso tempo, vi sono grandi disuguaglianze sociali.  Fino al 2 gennaio del 2026, Malabo, nell’isola di Bioko, l’antica Fernando Pó, è stata la capitale del Paese e rimane ancora il principale centro sociale ed economico.  Da tale data, il ruolo di capitale è passato a Ciudad de la Paz, ubicata nella parte continentale del territorio.  Ancora in costruzione, si prevede che l’amministrazione del Paese si trasferisca nella nuova città entro un anno.  Il motto del viaggio proclamava: «Cristo, luce della Guinea Equatoriale, verso un futuro di speranza».

Alla fine della mattina del 21 aprile, l’aereo con a bordo Leone XIV è atterrato all’aeroporto internazionale di Malabo, dove è stato accolto dal presidente della Repubblica, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, al potere dal 1979.  Il Papa si è quindi recato al Palazzo Presidenziale per la visita di cortesia e per l’incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico.  Dopo il discorso del presidente della Repubblica, è intervenuto il Pontefice.  Alludendo al progetto di costruzione della nuova capitale del Paese, ha chiesto che ogni coscienza si interroghi su quale città vuole servire, ricordando che sant’Agostino «ritiene che i cristiani siano chiamati da Dio ad abitare nella città terrena con il cuore e la mente rivolti alla città celeste, la loro vera patria».  Di conseguenza, è fondamentale che ognuno avverta «la differenza fra ciò che dura e ciò che passa, conservandosi libero dall’ingiusta ricchezza e dall’illusione del dominio».   

Successivamente, il Papa si è riferito alla Dottrina sociale della Chiesa come «un aiuto per chiunque voglia affrontale le “cose nuove” che destabilizzano il pianeta e la convivenza umana».   Proprio in questo senso, ha ribadito che fa parte della missione della Chiesa «contribuire alla formazione delle coscienze, mediante l’annuncio del Vangelo, l’offerta di criteri morali e di autentici principi etici, nel rispetto della libertà di ogni individuo e dell’autonomia dei popoli e dei loro governi».  Sui conflitti armati, Leone XIV ha usato parole pungenti, affermando che la loro proliferazione «ha tra i suoi principali moventi la colonizzazione di giacimenti petroliferi e minerari, senza riguardo al diritto internazionale e all’autodeterminazione dei popoli».  Infine, ha esortato la Guinea Equatoriale «a verificare le proprie traiettorie di sviluppo e le positive opportunità di collocarsi sulla scena internazionale a servizio del diritto e della giustizia».   Al termine della cerimonia e dopo una breve sosta nella cattedrale, il Papa si è recato alla Casa arcivescovile, la sua residenza durante il soggiorno in questo Paese. 

Nel pomeriggio, Leone XIV ha fatto visita all’Università Nazionale per l’inaugurazione del nuovo campus, che porta il suo nome, e per l’incontro con il mondo della cultura.  Dopo le parole di benvenuto del Rettore e delle testimonianze di uno studente, di un docente e di un rappresentante del mondo della cultura, ha tenuto il suo discorso.  Paragonando la missione universitaria a un grande albero che mette radici profonde, ha sottolineato che spetta a un’università essere «una realtà ben radicata nella serietà dello studio, nella memoria viva di un popolo e nella ricerca perseverante della verità» che «non si fabbrica, non si manipola né si possiede come un trofeo, ma si accoglie, si cerca con umiltà e si serve con responsabilità».   

Podcast | INTELLIGENZE ARTIFICIALI E PERSONA UMANA

La nostra epoca sarà ricordata come quella della nascita delle intelligenze artificiali. Quella che stiamo vivendo non è altro che la fase iniziale di una rivoluzione informatica e tecnologica che ha lanciato l’intelligenza delle macchine. Qual è l’impatto sociale di queste nuove tecnologie e quali sono i rischi? A queste domande è dedicata una serie in 4 episodi di Ipertèsti, il podcast de La Civiltà Cattolica.

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Al termine della visita all’Università, papa Leone XIV si è recato all’Ospedale psichiatrico Jean-Pierre Olie, dove è stato accolto dai responsabili, dagli operatori e dagli assistiti.  Nel suo breve saluto, il Papa ha condiviso i sentimenti contrastanti che sperimenta quando visita un ospedale o una casa di accoglienza: «Da una parte, provo dolore o tristezza per le persone che stanno soffrendo» e per le loro famiglie; «al tempo stesso provo ammirazione e conforto per tutto ciò che lì ogni giorno si fa per servire la vita umana».  Il Pontefice ha voluto anche riprendere le parole che il direttore dell’istituzione aveva pronunciato nel suo saluto iniziale: «Una società veramente grande non è quella che nasconde le sue debolezze, ma quella che le circonda di amore».  Infine, ha definito la missione di un ospedale, specialmente di ispirazione cristiana: «un luogo dove la persona è accolta così com’è, rispettata nella sua fragilità, ma per aiutarla a stare meglio, in una visione integrale» nella quale la dimensione spirituale è essenziale.  Con la visita all’ospedale giungevano a termine gli impegni pubblici del Pontefice nella sua prima giornata in Guinea Equatoriale.  Lo attendeva ancora, di ritorno alla Casa arcivescovile, un incontro privato con i vescovi del Paese.

Il giorno seguente, il 22 aprile, con un volo speciale della compagnia aerea locale CEIBA Intercontinental, Leone XIV è partito alla volta di Mongomo, nella zona continentale del Paese, a circa 320 km da Malabo.  La città, immersa nella foresta, è diventata un importante centro economico dopo la scoperta del petrolio negli anni ‘90.   Dopo l’arrivo, il Papa si è recato alla basilica dell’Immacolata Concezione, il più grande edificio religioso dell’Africa centrale, per la celebrazione della Messa alla presenza di circa 10.000 fedeli.   Nell’omelia, ha ricordato i 170 anni dell’evangelizzazione del Paese, affermando che una tale storia rende visibile il legame alla Chiesa universale e richiede ora la responsabilità di diventare «protagonisti dell’annuncio del Vangelo e della testimonianza di fede».   Perciò, ha proseguito rivolgendosi direttamente all’assemblea: «A tutti e a ciascuno è richiesto un impegno personale che coinvolge la vita totalmente, perché la fede, celebrata in modo così festoso nelle vostre comunità e nelle vostre liturgie, nutra le vostre attività caritative e la responsabilità nei confronti del prossimo, per la promozione del bene di tutti».  È un impegno, ha ribadito ancora, che «richiede perseveranza, costa fatica, talvolta sacrificio, ma è il segno che siamo davvero la Chiesa di Cristo». 

Al termine della celebrazione, il Papa ha fatto visita alla Escuela Tecnológica Papa Francisco. Dopo il pranzo in privato nella casa vescovile, Leone XIV ha preso di nuovo l’aereo alla volta di Bata, una città costiera fondata nel XVII secolo dai portoghesi, dove successivamente sono arrivati i francesi e in seguito gli spagnoli.  Dall’aeroporto, dopo una breve sosta di preghiera in cattedrale, il Papa ha raggiunto la prigione di Bata, dove, nell’incontro con i detenuti, si è svolto uno dei momenti più coinvolgenti dell’intero viaggio.  Leone XIV stesso lo ha menzionato quando ha ripercorso il viaggio in Africa, nell’udienza generale del 29 aprile in Piazza san Pietro, affermando di non poterlo dimenticare: «I detenuti hanno cantato a gola spiegata un canto di ringraziamento a Dio e al Papa, chiedendo di pregare “per i loro peccati e la loro libertà”.  Non avevo mai visto nulla di simile.  E poi hanno pregato con me il “Padre nostro” sotto una pioggia battente.  Un segno genuino del Regno di Dio»[5].  Ai detenuti, nel suo saluto, il Pontefice si è fatto vicino, affermando: «La vita non è definita solo dagli errori commessi, esito in genere di circostanze pesanti e complesse: c’è sempre l’opportunità di rialzarsi, di imparare e di diventare una persona nuova […] Non permettete che il passato vi rubi la speranza nel futuro». 

La giornata a Bata è stata lunga.  Dopo la visita ai detenuti, Leone XIV, si è fermato brevemente per una preghiera davanti al Monumento commemorativo dell’esplosione in una caserma militare, il 7 marzo 2021, in cui almeno 107 persone sono morte.  Di seguito, è arrivato allo stadio di Bata per l’incontro con i giovani e le famiglie, svoltosi sotto la pioggia.  Dopo aver ascoltato testimonianze e canti, il Papa si è rivolto ai presenti, esordendo in modo spontaneo: «Chi ha paura della pioggia? Chi vuole la benedizione di Dio?  Grazie per essere qui! Continuiamo a far festa!  La Chiesa ha bisogno dell’entusiasmo di tutti voi!»  Sempre riferendosi alle testimonianze ascoltate, Leone XIV ha incoraggiato i giovani che hanno detto di sì a una vita consacrata a Dio come sacerdoti, religiose, religiosi o catechisti e quelli che si preparano al sacramento del Matrimonio.  A tutti ha chiesto di lasciarsi «entusiasmare dalla bellezza dell’amore» e di farsi «testimoni dell’amore che Gesù ci ha lasciato e insegnato».   Dopo l’incontro, il Papa ha raggiunto l’aeroporto ed è tornato a Malabo.

Il giorno seguente, il 23 aprile, Leone XIV ha presieduto la Messa, allo stadio di Malabo, alla presenza di circa 30.000 fedeli.  Durante l’omelia, ha incoraggiato l’assemblea ad approfondire la lettura della parola di Dio, «un atto sempre personale e sempre ecclesiale, non un esercizio solitario o meramente tecnico», così come a ringraziare per l’Eucaristia, «pane di vita eterna» che ci fa vivere per sempre.  Alla fine, nuove parole di incoraggiamento: «Incoraggio tutti voi, Chiesa che vive nella Guinea Equatoriale, a continuare nella gioia la missione dei primi discepoli di Gesù.  Leggendo insieme il Vangelo, siatene appassionati annunciatori, come fu il diacono Filippo.  Celebrando insieme l’Eucaristia, testimoniate con la vita la fede che salva, affinché la parola di Dio diventi pane buono per tutti!». 

In un ringraziamento finale al termine della celebrazione, che ha segnato anche la conclusione del lungo viaggio apostolico in Africa, il Pontefice ha voluto anche lasciare una sua prima sintesi personale, dicendo: «Parto dall’Africa con un tesoro inestimabile di fede, di speranza e di carità: è un tesoro grande, fatto di storia, di volti, di testimonianze gioiose e sofferte che arricchiscono grandemente la mia vita e il mio ministero di successore di Pietro».  Di seguito, Leone XIV ha raggiunto l’aeroporto di Malabo, si è congedato dal presidente della Repubblica ed è partito alla volta di Roma, dove è atterrato in serata.

***

Come affermato dal Papa durante la conferenza stampa nel volo di ritorno a Roma, «il viaggio è da interpretare soprattutto come un’espressione della volontà di annunciare il Vangelo, di proclamare il messaggio di Gesù Cristo».  Infatti, Leone XIV, nei suoi interventi, è partito dalla centralità del Vangelo e dalla sequela di Cristo, ricordando allo stesso tempo che la fede ha delle conseguenze sociali, economiche e politiche.  Perciò, ha parlato con schiettezza, annunciando, denunciando, suggerendo e incoraggiando i suoi ascoltatori.  Si è riferito apertamente alla povertà, all’ingiusta distribuzione della ricchezza, alla corruzione, ai conflitti, al neocolonialismo e allo sfruttamento delle risorse del sottosuolo.  E ha fatto appelli alla pace, alla riconciliazione e alla speranza, indirizzandosi specialmente ai giovani.

Il Papa ha messo in rilievo il contributo della Chiesa alla società e ha valorizzato quanto di positivo ha incontrato, in particolare la gioia e la speranza, che ha denominato «virtù politiche».  Ha agito nel modo che gli è congeniale, ovvero con una forma di rispetto che non impedisce la prossimità, la semplicità e la vicinanza, lasciandosi toccare e commuovere da ciò che vede e ascolta.  Negli incontri personali o di gruppo, si fa prossimo, si interessa, dialoga, si inchina, se necessario, sull’interlocutore per ascoltarlo.  In circostanze molto diverse, con gesti e con parole, si è lasciato coinvolgere dall’ambiente di festa che lo ha circondato dappertutto, accettando con semplicità la calda ospitalità africana e contribuendo, in questo modo, a rendere visibile la centralità dell’Africa nella vita della Chiesa universale.

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[1] Ita Airways ha anche assicurato i voli tra i Paesi visitati e il ritorno a Roma.  All’interno di ogni Paese, i voli sono stati effettuati da compagnie aeree locali, tranne uno dei voli in Camerun, assicurato da Ita Airways. 

[2] Gli interventi del Papa e le immagini del viaggio si possono trovare in https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/travels/2026/documents/africa-13-23aprile2026.html

[3] Cfr. M. Bomki, «La storia della crisi del Camerun anglofono», in Civ. Catt. 2026 I 396-404.

[4]https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260429-udienza-generale.html

[5] Leone XIV, Udienza generale, 29 aprile 2026, in https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2026/documents/20260429-udienza-generale.html




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Papa Leone XIV incontra l’Africa

Nuno da Silva Gonçalves

Direttore de La Civiltà Cattolica.


4 Giugno 2026

Quaderno 4206

  • Anno 2026
  • Volume II

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