fbpx

Seguici su:

Carrello Accedi Iscriviti alla newsletter
Menu

Attualità

  • Politica
  • Diritti
  • Economia
  • Ecologia
  • Mondo

Pontificato

  • Conversazioni
  • Magistero
  • Viaggi apostolici

Cultura e Società

  • Letteratura
  • Storia
  • Filosofia
  • Psicologia
  • Sociologia
  • Cinema
  • Arte
  • Musica
  • Media
  • Teatro

Scienza e Tecnologia

  • Fisica
  • Astronomia
  • Genetica
  • Intelligenza artificiale

Eventi

  • Conferenze
  • Presentazioni
  • Concerti

Chiesa e Spiritualità

  • Bibbia
  • Dialogo interreligioso
  • Diritto canonico
  • Vita spirituale
  • Teologia
  • Santi
  • Patristica
  • Liturgia
  • Pastorale
  • Il Vangelo dellla Domenica

Edizioni internazionali

RIVISTA CULTURALE DELLA COMPAGNIA DI GESÙ, FONDATA NEL 1850
Shop
Search
  • Attualità
  • Chiesa e spiritualità
  • Cultura e società
  • Scienza e tecnologia
  • Pontificato
  1. Homepage
  2. Quaderni
  3. Quaderno 4206
  4. Francesco d’Assisi e il nostro presente
Chiesa e spiritualità

Francesco d’Assisi e il nostro presente

Giancarlo Pani, Saverio Corradino

4 Giugno 2026

Quaderno 4206

San Francesco d’Assisi, Cimabue.

Ricorrono 800 anni dal «beato transito» di san Francesco d’Assisi, avvenuto il 3 ottobre 1226[1]. Papa Leone XIV, in occasione dell’apertura del centenario, ha inviato una lettera alla Famiglia francescana: «“Nostra sorella morte”, esclamava San Francesco alla Porziuncola, mentre le andava incontro come un uomo finalmente pacificato. Sono trascorsi otto secoli dalla morte del Poverello d’Assisi che ha scritto a caratteri incisivi la parola di salvezza di Cristo nei cuori degli uomini del suo tempo. […] Il [suo] messaggio di pace possa trovare eco profonda nell’oggi della Chiesa e della società»[2].

Nella sua lettera, il Papa ricorda che san Francesco appare ricco di significato per l’uomo del suo tempo, ma anche per l’uomo di oggi, grazie alla radicalità con cui ha vissuto il Vangelo, sine glossa: una scelta che ne ha segnato la vita. Francesco non dà ordini, non insegna, agisce, e il suo agire insegna a vivere. La sua dottrina e la sua autorità rimangono del tutto interne all’azione. Da lì deriva il messaggio di povertà che il Santo ha testimoniato nel cammino di spoliazione radicale, dal distacco dei beni paterni alla rinuncia al proprio ruolo sociale, fino alla completa identificazione con il Cristo crocifisso. Su questi princìpi egli ha fondato la fraternità dei Minori. Se si considerano tutte le realtà maschili e femminili che oggi si ispirano a lui, la Famiglia religiosa francescana è la più numerosa nel mondo[3].

Francesco è universalmente riconosciuto come simbolo di pace, e non solo per il saluto «Il Signore ti dia pace», inconsueto ai suoi tempi, che sta ad augurare la pace che viene solo dal Risorto[4]. In questo senso lo caratterizza l’iniziativa di partire al seguito della VCrociata, passando dalla parte dei musulmani per annunciare loro il Vangelo. Egli tenta anche il dialogo con il sultano d’Egitto, al-Malik al-Kamil, con una straordinaria apertura basata sul confronto piuttosto che sul conflitto.

Il Santo vive oggi nel suo rapporto particolare con il creato: nel Cantico di Frate Sole, ritenuto il primo testo della letteratura italiana, chiama il Sole e la Luna «fratello» e «sorella»; vi riconosce «un riflesso della bellezza divina»[5]. Esorta anche al rispetto per l’ambiente e per l’universo, ciò che lo rende particolarmente attuale anche ai nostri giorni.

Papa Francesco, scomparso lo scorso anno, ha scelto il proprio nome in onore del Poverello, lo ha testimoniato nella sua vita di pontefice cercando povertà e semplicità, lo ha citato moltissimo nei discorsi e negli scritti. Due delle sue encicliche – Laudato si’ e Fratelli tutti – hanno per titolo e per soggetto due proposte del Santo.

Nel 1223, essendo diventato difficile raggiungere la Terra santa, Francesco sa creare a Greccio il primo presepe vivente, fondando una tradizione ancora oggi molto viva nella religiosità popolare. Nella rappresentazione ci sono il bue, l’asinello e la mangiatoia, ma non c’è nessuno per rappresentare Maria e Giuseppe; Gesù invece è presente nella proclamazione del Vangelo della natività, che il Santo stesso canta e commenta, e nell’Eucaristia, che fa celebrare sulla mangiatoia, prefigurando così il mistero eucaristico del Natale[6].

Il fenomeno delle stimmate, le ferite di Gesù sulla croce, che Francesco ebbe alla Verna nel 1224, un segreto custodito gelosamente, è annoverato tra gli eventi straordinari della sua vita mistica: la prima testimonianza è dovuta alla Lettera di frate Elia, dopo la morte di lui, dove si annuncia un «portento che non si è mai udito al mondo, fuorché nel Figlio di Dio»[7].

Anche la gioia è un elemento caratteristico della spiritualità di Francesco: una gioia che nasce dalla sua profonda gratitudine per la vita e per ogni creatura, come si riflette nel Cantico di Frate Sole[8] e nell’episodio Della vera e perfetta letizia[9]. La gioia è gratitudine a Dio, fiducia nella Provvidenza, segno della comunione con il Signore e con i fratelli. Francesco la viveva perfino nelle difficoltà, nella povertà, nelle prove, nella malattia. L’esperienza della gioia non è solo personale, ma diventa testimonianza capace di coinvolgere chiunque lo incontri e di suggerire una spiritualità che abbracci il creato e la fraternità universale. Proprio questa gioia, radicata nell’umiltà e nella povertà, rende il suo messaggio vivo, vicino alle sfide e alle speranze dell’uomo.

Quanto detto non esaurisce una domanda di fondo: quale mediazione culturale si dà tra il Santo e noi? A che cosa sono dovuti il fascino e la modernità di Francesco per noi che viviamo nel terzo millennio?

Iscriviti alla newsletter

Leggi e ascolta in anteprima La Civiltà Cattolica, ogni giovedì, direttamente nella tua casella di posta.

Iscriviti ora

San Francesco e il Signore Gesù

Propriamente non si dà nessuna mediazione culturale tra Francesco e noi[10]. «Elemento essenziale dell’ascesi medievale era il rifiuto del mondo, la condanna in blocco della vita terrena», dicono i sapienti del nostro tempo[11]. E non è vero: per il cristianesimo medievale, sia pure con differenza di accento, il momento unico dell’esistenza umana è Gesù Cristo. Ecco la conferma di come sia difficile una qualsiasi mediazione puramente culturale, spogliata dell’esperienza di fede, tra l’uomo del Medio Evo – e quindi anche Francesco – e noi.

Francesco è nato nove secoli fa, in una città costruita su un colle (da secoli, o piuttosto da un paio di millenni, nell’Italia centrale le città si costruivano sulle alture, per un bisogno di inaccessibilità che sta esattamente agli antipodi di quanto esigiamo noi oggi); figlio di una famiglia di mercanti, ha rinnegato fin dalle radici la logica di una società mercantile in ascesa che è il primo remoto inizio di quella in cui viviamo noi; e rimane lontano da noi nel tempo, nelle istituzioni politiche ed economiche, nelle motivazioni religiose correnti, nel modo degli svaghi, nelle consuetudini dei rapporti tra persone. Perfino il suo linguaggio non è quello della letteratura italiana, gli risulta anteriore o dialetticamente collaterale. La ragione perché ancora oggi san Francesco ce lo troviamo davanti significativo e affascinante come qualcuno o qualcosa che vorremmo essere e non siamo, noi credenti del terzo millennio – ma anche i credenti di altra età o di altra fede, o i non credenti –, questa ragione è semplicemente il Signore. Per ognuno di noi Francesco sta nella direzione dov’è il Signore.

Con il Signore crocifisso e risorto

In qualsiasi punto della Terra siamo nati, con qualsiasi condizionamento culturale o entro qualsiasi tradizione religiosa, in direzione del Signore c’è lui, Francesco. In quella sua limitazione di uomo che sa quanto ha davanti agli occhi e non più, se Dio non gli dà di sapere di più; in quella sua volontà di sottomettersi a Dio mediante la più sincera umiltà verso gli altri; in quella sua naturale piccolezza (piccolo pure di statura), abita l’universalità di Dio, l’ampiezza cosmica della presenza di Cristo. Anche Gesù aveva una patria, una data nel tempo – i Vangeli insistono su questo punto –, una lingua dialettale, un costume, un passato familiare e religioso del tutto particolari, suoi e non di altri, e per noi remoti e non facilmente avvicinabili. E Gesù è in grado, appunto per via di quella sua umanità storicamente puntualizzata che lo lega a noi, di afferrare  la nostra particolarità e contingenza, a qualsiasi patria o età o cultura apparteniamo.

Tutto quello che noi cogliamo, confusamente o distintamente, in Francesco è racchiuso in questa sua vicinanza con il Signore: con il Signore crocifisso e risorto, con Gesù che cammina e annuncia un Vangelo di fatti e parole per le strade e le città della Palestina. «Il glorioso messere santo Francesco, in tutti gli atti della vita sua, fu conformato a Cristo», è detto in apertura dei Fioretti[12]. Nella sua vita – non lunga, 44 anni – Francesco procede per una via che nessuno gli ha mostrato, se non il Cristo. Ecco il maestro e il discepolo: Francesco di fronte al suo unico maestro.

“La Chiesa è il segno sacramentale in cui Francesco coglie presente il Signore più che in qualsiasi altra realtà terrena.

Fedeltà alla Chiesa e perfetta letizia

In lui nessun’ombra di ribellione o di resistenza alla Chiesa, ma la docilità più sincera e commossa: e non per deferenza esterna, che sarebbe fatto di costume, ma perché la Chiesa è il segno sacramentale in cui Francesco coglie presente il Signore più che in qualsiasi altra realtà terrena. Ma la dipendenza istituzionale non attenua in nulla quella sua inesauribile originalità che ha colpito con tanta veemenza i contemporanei e che ha commosso le generazioni venute dopo. L’originalità è frutto dell’immediata presenza del Signore. Nessun’ombra di polemica in Francesco, di nessun genere di polemica, nemmeno confessionale, appunto perché oscurerebbe tale presenza immediata e ne velerebbe l’efficacia.

Un’obbedienza edificante, ma non comoda per nessuno: fatta di estremo rispetto e di massima venerazione, anche quando l’autorità è decadente e mondana. Pur decadente e mondana, essa continua a mostrare e ad offrire, paradossalmente e quasi a controsenso, il volto del Signore, quel medesimo volto, assolutamente il medesimo, che Francesco ha sperimentato nella preghiera.

Noi lo sappiamo uomo di perfetta letizia; conosciamo il suo canto, il suo volo in alto, quell’apparente facilità nel martirio (ed è vero martirio): segni della pienezza di Dio che è in lui, della comunione con il Signore crocifisso e glorificato che egli ha appreso a trovare dappertutto, dentro di sé e intorno a sé, nel mondo come nell’Eucaristia, nelle cose come nelle persone, in chi gli vuol bene e in chi gli vuol male, nel colloquio dell’estasi e nella gerarchia della Chiesa.

Podcast | INTELLIGENZE ARTIFICIALI E PERSONA UMANA

La nostra epoca sarà ricordata come quella della nascita delle intelligenze artificiali. Quella che stiamo vivendo non è altro che la fase iniziale di una rivoluzione informatica e tecnologica che ha lanciato l’intelligenza delle macchine. Qual è l’impatto sociale di queste nuove tecnologie e quali sono i rischi? A queste domande è dedicata una serie in 4 episodi di Ipertèsti, il podcast de La Civiltà Cattolica.

Scopri di più

Francesco ci ha detto chi è il Signore, ce lo ha cantato, danzando.

La memoria di Francesco

Come in un certo senso accade per Gesù stesso, l’immagine che abbiamo di Francesco viene da una memoria di Chiesa che si fa accessibile nei testi: la sua Regola, che ha diverse forme, le poche lettere e ammonizioni e preghiere conservate fino a noi, il lungo leggendario di episodi edificanti concluso redazionalmente a un secolo dalla sua morte nei Fioretti. E con quell’aiuto, di parole senza voce o di ricordi istituzionali, lo incontriamo nel Signore: fatti e parole ci richiamano lui nell’immediata appartenenza al Signore, per quel poco, o quel nulla, di esperienza di Dio che abbiamo noi stessi.

Impossibile trasformare questo incontro con i testi in una somma di suggerimenti pratici, secondo la tentazione invincibile dell’uomo di buon senso. Eccetto che là dove egli ripete materialmente il Vangelo (e lo ripete sempre, per quanto è da lui: si confronti la Regola bollata con la Regola non bollata), quasi ogni indicazione o precetto risulta per noi, in questo momento, inattuale; qualcosa che ci accade di non poter fare e da cui, per un motivo o per l’altro, dobbiamo esentarci. In realtà quei testi ci tengono in comunione con lui e con lo Spirito che parla in lui: altrimenti sarebbe una lettura e meditazione faticosa, per via di questa esenzione ininterrotta che sembra togliere importanza, o incidenza immediata, a quanto ascolto, e che a lungo andare ci pesa. Ci tocca fare a meno di questo o di quell’aiuto, che pure ci viene proposto con esperienza tanto vera e tanto sofferta, e sentire la solitudine desolante che ne deriva. Dobbiamo limitarci a chiedere umilmente che Dio colmi di suo quell’impotenza con l’efficacia del suo Spirito. Proprio tale esenzione continua viene a misurare la distanza culturale che intercorre tra Francesco e noi. Non c’è mediazione storico-filologica che ci salvi; non c’è analogia di pratica religiosa che ci aiuti; fuori dello Spirito del Signore, tra Francesco e noi non può esserci nulla.

Francesco e noi

Al di là dell’alternativa tra una precettistica scarsamente pertinente e l’agitarsi di un ideale altissimo, come una bandiera che si scuota e sbatta al vento in direzione del Signore, c’è qualcosa di determinato che Francesco, uomo del Medio Evo, abbia da dire a me, alla mia presunzione e disperazione, in questo inizio di Terzo millennio?

Sì: c’è innanzitutto un diverso modo di guardare al Signore. Gesù è il salvatore che ama, e che solo per amore mi salva, e mi salva affratellandomi ad altri in sé medesimo. Qui si riassumono tutti i temi cosiddetti «ascetici e medievali» della spiritualità di Francesco: l’amore per Gesù è tutto; la sofferenza, la penitenza, l’umiliazione, il distacco dal mondo sono condizioni per separarmi dall’amore di me stesso e accogliere, riamando, l’amore con cui Dio mi ama; non sono fini a sé medesimi.

E poi la Chiesa, la sua fedeltà di sposa: dove il credente stesso è la sposa; non qualcuno che la guarda, e la giudica da fuori, e che soprattutto è inteso a prenderne le distanze e a non condividerne le responsabilità. Che sono per l’appunto i segni del disamore.

Poi ancora la povertà. «Santo Francesco e i suoi compagni erano da Dio chiamati ed eletti a portare, col cuore e con l’opere, e a predicare la croce di Cristo. […] Parevano, ed erano, uomini crocifissi, quanto all’abito, quanto alla vita austera, e quanto agli atti e operazioni loro: e però desideravano più di sostenere vergogne e obbrobri per l’amore di Cristo, che onori del mondo o riverenze e lode vane. Anzi delle ingiurie si rallegravano e degli onori si contristavano; e così s’andavano per lo mondo come peregrini e forestieri, non portando seco altro che Cristo crocifisso»[13].

Ecco la povertà, questo nodo delicato e quasi inafferrabile, tanto è spontaneo dargli degli equivalenti; eccola colta in prossimità delle origini, e formulata in un testo volutamente programmatico dei Fioretti. Non solo la condizione di chi non è padrone d’altri mediante quello strumento di potere che è il denaro, e non vuole esserlo neanche per un momento: e già sarebbe un lunghissimo passo avanti rispetto al solo non possedere denaro, o altro, e non disporne. È povero chi vive «non portando seco altro che Cristo crocifisso»[14]: non il proprio passato, il proprio prestigio e credito, non relazioni autorevoli, non solidarietà di interessi, non appartenenze di gruppo; non speranze o ideali quali che siano, non propositi d’avvenire, non mete da raggiungere, non l’autorità di giudicare, non soprattutto la propria mediocrità assunta – e giustificata – come norma universale; ma solo Cristo crocifisso, e quindi il suo insuccesso e la sua agonia, e la comunione con lui nell’insuccesso e nell’agonia.

La riforma della Chiesa

Da ultimo – se si dà un ultimo –, una riforma della Chiesa[15] che comincia dall’Eucaristia. È l’aspetto più nuovo per chi legga oggi la Regola e gli altri scritti. La vita di ogni credente ritrova il suo posto e il suo senso nel mistero cristiano quando accetti, cordialmente, appassionatamente, il proprio posto e senso in quel dono della propria vita e della propria morte che Gesù offre ai suoi nella Cena eucaristica[16].

È forse questo l’aspetto più attuale per il cristiano d’oggi, in una Chiesa in cui le speranze di riforma si esprimono appunto così.

Copyright © La Civiltà Cattolica 2026
Riproduzione riservata
***


[1] Il transito di san Francesco è avvenuto il 3 ottobre 1226: era sabato sera, dopo che erano stati celebrati i primi vespri della domenica 4 ottobre, perciò la festa del Santo si celebra il 4 ottobre.

[2] Leone XIV, Lettera ai Ministri Generali della Conferenza della Famiglia Francescana in occasione dell’apertura dell’VIII Centenario della morte di S. Francesco d’Assisi (Assisi, 10 gennaio 2026), 7 gennaio2026, in https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/letters/2026/documents/20260107-lettera-morte-sf.html

[3] Le tre grandi Famiglie francescane – Minori, Conventuali e Cappuccini – comprendono circa 26.000 membri; con le monache e il Terz’ordine si arriva a più di 50.000.

[4] Cfr C. Frugoni, Vita di un uomo: Francesco d’Assisi, Torino, Einaudi, 1995, 50.

[5] Leone XIV, Lettera ai Ministri Generali…, cit.

[6] Cfr G. Pani, «San Francesco: il presepe di Greccio», in Civ. Catt. 2023 IV 443-453; A. Marini, Francesco d’Assisi, il mercante del regno, Roma, Carocci, 2015, 168-173.

[7]      Lettera di frate Elia 5, in Fonti Francescane (FF) 309.

[8]      Cfr G. Pani, «Il “Cantico di Frate Sole”», in Civ. Catt. 2024 III 463-476.

[9]      Francesco d’Assisi, s., Della vera e perfetta letizia 7-15: FF 278; I Fioretti 8: FF 1836.

[10]      Si riprende qui, per gentile concessione del direttore, dott. Giampiero Catone, il testo di p. Saverio Corradino, pubblicato su La Discussione del 12 ottobre 1981; l’articolo fa parte dell’archivio storico della Fondazione «La Discussione».

[11]      Innocenzo III, il papa che ha approvato verbalmente la prima Regola non bollata, ha scritto il trattato Del disprezzo del mondo: cfr M. Sticco, San Francesco d’Assisi, Milano, Opera della Regalità, 1982, 40 s.; P. Sabatier, Vita di San Francesco d’Assisi, Roma, Castelvecchi, 2015, 22 s.; C. Bo, Se tornasse San Francesco, Roma, Castelvecchi, 2013, 10-23.

[12]      Francesco d’Assisi, s., Fioretti I: FF 1816.

[13]      Francesco d’Assisi, s., Fioretti V: FF 1833.

[14]      Ivi.

[15]      Scrive A. Vauchez nella «Prefazione» all’edizione italiana di P. Sabatier, Vie de saint François d’Assise (con una quarantina tra stampe e riedizioni dal 1893 al 1931): per il pastore calvinista «Francesco d’Assisi non era soltanto un oggetto di ricerca, ma una figura alla quale bisognava ritornare per riformare la Chiesa o, meglio, tutte le Chiese, perché […] lui credeva che la vera Riforma non fosse quella di Lutero o di Calvino, ma quella – abortita – che aveva tentato di fare il Povero di Assisi. […] La storia religiosa era maestra di umanità e l’esperienza spirituale di san Francesco conservava un’attualità e un’efficacia permanenti» (P. Sabatier, Vita di san Francesco d’Assisi, cit., 9).

[16]      Cfr C. Paolazzi, Lettura degli Scritti di Francesco d’Assisi, Milano, Biblioteca Francescana, 2015, 266-273; Francesco d’Assisi, s., Dio nelle nostre mani. Lettera di Francesco d’Assisi sul sacerdozio e l’Eucaristia, Assisi (Pg), Ed. Porziuncola, 2020, 15. Tale pietà eucaristica è ripresa integralmente da santa Chiara: cfr C. M. Fusciello, Questo è il mio corpo. Chiara di Assisi e l’Eucaristia, Assisi (Pg), Porziuncola, 2015,18 s.; 69 s.




Pagina di libera consultazione.


Acquista il quaderno Abbonati Sfoglia il quaderno
Francesco d’Assisi e il nostro presente

Giancarlo Pani

Scrittore emerito de La Civiltà Cattolica.


Francesco d’Assisi e il nostro presente

Saverio Corradino


4 Giugno 2026

Quaderno 4206

  • pag. 211 - 218
  • Anno 2026
  • Volume II

Commenta e condividi
Stampa l'articolo

Si parla di:

Francesco d'Assisi Riforma della Chiesa Vita religiosa

Dallo stesso Quaderno

Cristo e la samaritana, Lazzaro Bastiani, 1480-1490, Venezia, Gallerie dell'Accademia.

La parola che crea amicizia: papa Leone XIV legge la Dei Verbum

I documenti del Concilio Vaticano II sono fra i testi più invocati della vita ecclesiale contemporanea e tra i meno...

4 Giugno 2026 Leggi

Le elezioni del 2026 e il futuro del Giappone

Le elezioni generali tenutesi in Giappone l’8 febbraio 2026 hanno confermato il governo della prima ministra Sanae Takaichi con una...

4 Giugno 2026 Leggi

Il magistero delle metafore. Papa Francesco e la parola di Dio

Il carattere inassimilabile di papa Francesco è proporzionale a quello delle Scritture bibliche che egli amava, anch’esse inassimilabili. Nell’Antico e...

4 Giugno 2026 Leggi

Il dialogo tra scienza e fede di fronte alle nuove sfide

Oggi ci vengono poste sfide nuove, non del tutto chiare. Forse possiamo provare gli stessi sentimenti che Teilhard de Chardin...

4 Giugno 2026 Leggi

Jürgen Habermas. Pensare nel tempo della postmodernità

Il 14 marzo 2026 è venuto a mancare, all’età di 96 anni, Jürgen Habermas (nato il 18 giugno 1929 a...

4 Giugno 2026 Leggi
Un fotogramma del film La grazia di Paolo Sorrentino.

La grazia e il cinema: Gabriel Axel e Paolo Sorrentino

La relazione tra la grazia e il cinema può essere pensata in diversi modi. Uno in particolare: la grazia, intesa...

4 Giugno 2026 Leggi

Papa Leone XIV incontra l’Africa

Dal 13 al 23 aprile 2026, papa Leone XIV si è recato in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, nel...

7 Maggio 2026 Leggi

ABBONATI

Ogni mese la rivista cartacea e/o digitale su web e app con i nostri articoli su Società e politica, Teologia e spiritualità, Vita della Chiesa, Scienze Umane, Scienza e tecnologia, Arti e letteratura, in più la foto-notizia del mese e l’Attualità culturale.

Ogni settimana sulla tua email la Newsletter con i nostri articoli in anteprima, i nostri podcast, le news in tempo reale, le notizie dall’Osservatorio astronomico vaticano, il commento al Vangelo della domenica.

Scopri di più

Beatus Populus Cuius Dominus Deus Eius

La testata fruisce dei contributi diretti editoria L. 198/2016 e d.lgs 70/2017 (ex L. 250/90). Importo lordo erogato per l’anno 2024: € 287.619,29.

  • Attualità
  • Cultura e società
  • Scienza e tecnologia
  • Chiesa e spiritualità
  • Eventi
  • Pontificato
  • Chi siamo
  • Le edizioni internazionali
  • Abbonati
  • Dona
  • Biblioteca
  • Shop
  • Ricerca
  • Newsletter
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • Termini e Condizioni
  • Condizioni di vendita
  • Pubblicità
  • Contatti
  • FAQ
  • Accedi
Icona del Livello A di conformità alle linee guida 1.0 del W3C-WAI riguardanti l'accessibilità dei contenuti del Web

© LA CIVILTÀ CATTOLICA 2026 | Partita iva 00946771003 | Iscrizione R.O.C. 6608

I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.