RECENSIONE

IL TRECENTO RISCOPERTO

Gli affreschi della chiesa di sant’Agostino a Rimini

Il Trecento riscoperto

Lydia Salviucci Insolera

Quaderno 4079

pag. 517 - 518

Anno 2020

Volume II

6 Giugno 2020
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La chiesa di Sant’Agostino «sta al Trecento riminese come gli affreschi di Santa Croce a Firenze stanno al Trecento fiorentino» (p. 13). Con questa frase lo studioso Antonio Paolucci con epigrafica chiarezza colloca gli importanti affreschi della chiesa di Sant’Agostino a Rimini all’interno del ricco panorama culturale trecentesco.

Il lettore è «invitato» a entrare nella chiesa, come si legge nello scritto iniziale di mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, il quale fa notare che nel silenzio della chiesa si è pervasi dallo stupore della bellezza delle pitture presenti e dalla memoria di quelle passate.

Il volume si presenta come un vero caposaldo per gli studi di arte medievale sulla pittura riminese. Due saggi complementari forniscono una lettura completa degli affreschi riminesi nella chiesa di Sant’Agostino, che in precedenza era dedicata a San Giovanni Evangelista.

L’analisi stilistica e critica delle pitture è affidata alla competenza dello storico dell’arte medievale Daniele Benati. Egli spiega che l’attività dei pittori riminesi, a cominciare da Giovanni da Rimini, è profondamente segnata dalla presenza decisiva di Giotto nella città. Il grande pittore umbro soggiorna a Rimini negli ultimi anni del XIII secolo e lavora principalmente nell’antica chiesa di San Francesco, ora Tempio Malatestiano: la magnifica Croce dipinta, ivi conservata, è l’unica testimonianza rimasta della sua presenza. La traccia però indelebile del suo passaggio si rivela nel rinnovamento stilistico ed espressionistico operato dagli artisti locali, e in modo particolare dalle mae­stranze che hanno lavorato nella chiesa di Sant’Agostino.

Benati mostra come l’attività a più riprese della scuola riminese, «nel senso di autonomo centro di produzione artistica» (p. 22), inizi proprio nella chiesa prima dedicata a San Giovanni Evangelista, come sfida intrapresa dagli agostiniani per rivaleggiare con la committenza francescana nel complesso monumentale assisiate della basilica del Santo. A Giovanni da Rimini si devono le pitture del 1303 nella cappella della Vergine; il ciclo pittorico raffigurante episodi mariani riapparve miracolosamente dopo il terremoto del 1916.

A una fase stilisticamente più matura dello stesso maestro risale il Giudizio finale, affrescato nell’arco trionfale, che è conservato nel Museo della città. Probabilmente è stato dipinto nel 1318, in quanto Benati ipotizza che quella grandiosa decorazione venne decisa dagli eremitani per celebrare il loro capitolo generale, che si sarebbe svolto proprio in quella chiesa.

L’attività della fiorente bottega riminese prosegue, nella metà del Trecento, con altre importanti opere pittoriche, le cui connotazioni stilistiche sviluppano «un grado di naturalezza fino a quel momento intentato» (p. 32). Per Benati, il ciclo pittorico con le storie di san Giovanni, nell’omonima cappella maggiore, si può attribuire a Zangolo, uno dei fratelli di Giovanni da Rimini. Questa cappella viene tradizionalmente considerata la «cappella del coro», e da qui la denominazione di «maestro del coro di Sant’Agostino» data all’autore. Infine, alla medesima mano – ma già protesa verso una gotica tensione espressiva – si può attribuire la grande Croce dipinta, posta un tempo sul tramezzo della chiesa a definire lo spazio sacro liturgico, mentre ora si trova sulla parete laterale destra.

La restituzione della corretta lettura iconologica e del significato cristiano dell’intero progetto iconografico è attuata magistralmente da Alessandro Giovanardi. Ora ogni scelta iconografica riacquista il suo significato sacro e l’intero complesso monumentale viene compiutamente ricondotto alla sua originaria e viva funzione liturgica.

Il fine scientifico del libro emerge anche dalla scelta delle riproduzioni fotografiche: il progetto editoriale ha comportato una campagna fotografica a colori di Gilberto Urbinati, arricchita da un notevole numero di particolari figurativi ingranditi, che aiutano a comprendere i dettagli. Si tratta quindi di una pubblicazione completa, da leggere per lo spessore scientifico ed ermeneutico dei saggi critici, e da guardare per la bellezza delle immagini riprodotte.

Il Trecento riscoperto. Gli affreschi della chiesa di sant’Agostino a Rimini
a cura di DANIELE BENATI
Cinisello Balsamo (Mi), Silvana Editoriale, 2019, 256, € 35,00.

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