RECENSIONE

Claudio Magris

CROCE DEL SUD

Croce del Sud

Enrico Paventi

Quaderno 4107-4108

pag. 334 - 335

Anno 2021

Volume III

7 Agosto 2021
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La narrativa di Claudio Magris che, soprattutto nell’ultimo decennio, ne ha felicemente accompagnato l’attività saggistica, appare spesso caratterizzata da una complessa relazione sia con la storia sia con alcune realtà che – seducenti e sconcertanti – si rivelano più imprevedibili di ogni finzione e riescono dunque sovente a sorprendere il lettore.

Dopo aver illustrato, nel suo romanzo Non luogo a procedere (2015), le drammatiche vicende che hanno segnato il Novecento e riflettuto sull’enigmatico flusso temporale che contraddistingueva i racconti di Tempo curvo a Krems (2019), il germanista triestino ci parla ora di tre vite che appaiono davvero bizzarre e stupefacenti. Si tratta, in altri termini, di tre storie che trovano il proprio sviluppo e il proprio contesto storico-geografico in alcune remote regioni dell’America Latina come la Patagonia e l’Araucania: territori che impressionano per la loro selvaggia, desolata bellezza, mentre i tre stravaganti personaggi mostrano il loro profondo attaccamento a quelle terre e alle popolazioni che – seppure sconfitte e perseguitate – continuano a viverci.

Ci troviamo nel «grande Sud», dunque: il «laggiù» per eccellenza, il baratro in cui ci si inabissa; un «giù» metafisico, in cui precipitano il tempo, la vita, gli anni, i secoli e i millenni. È la terra degli eccessi, una coltre di ghiaccio spessa addirittura due, tre miglia, un iceberg esteso centinaia e centinaia di chilometri.

Colpisce in questo contesto la storia di suor Angela Vallese, la risoluta e avventurosa monferrina che non trascura minimamente la preghiera, la Messa, i sacramenti, le pratiche devozionali. Animata da un’inesauribile gioia di vivere, sembra tuttavia che non perda mai la testa, decisa com’è a portare a termine ogni iniziativa. Dedicherà la propria esistenza agli indigeni della Terra del Fuoco, ultimi tra gli ultimi, vittime di un abietto sfruttamento e di un insensato massacro: una vicenda che ha luogo in una sorta di abisso antartico, sconvolto dalle tempeste di vento, tra temperature gelide e una desolazione pressoché assoluta.

L’autore parla poi di Janez Benigar: sbarcato a Buenos Aires il 1° ottobre 1908, è un uomo molto legato alla famiglia, alla quale darà un gran numero di figli. Sedentario, vivrà sempre lontano dalle metropoli, in primis dalla capitale argentina. Il poliglotta, l’antropologo, l’etnologo, anche se perennemente in bilico tra la scienza e il dilettantismo, è lo studioso di una cultura lontana, che – malgrado sia diventato araucane e patagone – non dimentica la sua Slovenia; ciononostante, scrive Magris, «finisce per entrare in quella civiltà, per farla almeno in parte sua, uno specchio del suo volto. Non solo un oggetto, ma una modalità, una musica del suo pensiero » (p. 28).

Orélie-Antoine de Tounens, procuratore legale nella francese Perigeux, si proclama invece sovrano di un regno immaginario, in nome del quale decide di combattere una tragica battaglia. Il suo è un fantomatico trono che, fino a Capo Horn, avrebbe dovuto porre fine alle violenze, ruberie, espropriazioni delle quali erano stati vittime gli indios. Intanto, però, le grandi compagnie ne distruggono il mondo.

Per quanto riguarda i temi che emergono dalla disamina dei racconti, occorre notare come alla doppia o tripla identità si accompagni l’impulso a partire, e in particolare il viaggio: un percorso letterario e interiore, segnato da autori che hanno scritto di terre estreme, esplorazioni, confini – esistenziali e fisici –: da Bruce Chatwin a Francisco Coloane, da Jules Verne fino a Daniele Del Giudice e Judith Schalansky, gli esempi citati sono numerosi ed eloquenti. Magris prende le mosse dalla consultazione di parecchi testi; ha frequentato centri di ricerca, coltivato il confronto con la storia e tante diverse civiltà, arricchito il testo di brani seducenti. La sua scrittura richiama alla nostra memoria suggestioni di ogni genere, che ci restituiscono la complessità e il fascino di un mondo perduto, inabissato non soltanto nelle profondità marine, ma anche in quelle del tempo. E che perciò resta del tutto imperscrutabile.

CLAUDIO MAGRIS
Croce del Sud. Tre vite vere e improbabili
Milano, Mondadori, 2020, 132, € 15,00.

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