RECENSIONE

AUTOCURRICULUM

Paolo Cattorini

Quaderno 4040

pag. 203 - 204

Anno 2018

Volume IV

20 Ottobre 2018
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Artista concettuale e pittore, ma anche scrittore, poeta e drammaturgo, Emilio Isgrò ha ormai fama internazionale e le sue installazioni sono richieste da importanti musei, città, istituzioni culturali e collezionisti privati. Questo libro è la sua biografia avventurosa, densa di incontri, animata dal confronto con artisti delle avanguardie, impegnata in curiose sperimentazioni tra i generi artistici, fortunata negli esiti, sorniona nella sobria autoconsapevolezza. L’autore scrive in prima persona: «Se è vero che si nasce e si muore, allora è vero che io sono nato e ancora non sono morto. Sono nato infatti il 6 ottobre 1937 a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. “Alle quattro del mattino”, a sentire mio padre e mia madre. Una levataccia che ancora oggi mi pesa» (p. 9).

Il lettore apprende dell’infanzia di Emilio in famiglia; degli studi al liceo classico; dei primi premi di poesia; del trasferimento a Milano per iscriversi a Scienze politiche nell’Università Cattolica; della frequentazione di cenacoli intellettuali; del lavoro di redattore presso importanti testate; del periodo veneziano al Gazzettino; di molteplici contatti con luoghi e personaggi rievocati con affetto e divertimento.

Docente alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, progettista della rifondazione teatrale di Gibellina dopo il terremoto, Isgrò ricorda episodi grandi e piccoli di una vita spesa nella ricerca artistica e nel dialogo culturale.

Il poeta visivo Isgrò sperimenta «lettere estratte», «particolari ingranditi» e soprattutto «cancella». Cancella frasi, cancella nomi dalle mappe, cancella ritratti, cancella fotografie. In questo gesto, che lo ha reso internazionalmente famoso, c’è anzitutto una denuncia: la società dell’immagine oscura gli strumenti di una comunicazione autentica, e i fari della chiacchiera spengono la visibilità di ciò che dovrebbe parlare alle coscienze. Ne consegue un disorientamento, una perdita dei riferimenti geo­grafici interiori, la sorpresa di essere gettati in una terra di tracce sparse, di segni ambigui, che – come l’oracolo di Delfi – non dicono e non negano, ma accennano.

L’artista assume a questo punto il compito di far passare nella cultura ciò che nel mondo passa da sé. Oscura lui stesso le parole e le cose e si fa demiurgo di un altrove, in cui lo spettatore abita per la prima volta, venendo privato della competenza più esercitata e familiare: la facoltà di vedere, l’abilità di leggere. C’è ben poco da leggere in un testo oscurato da eleganti macchie orizzontali. C’è piuttosto da immaginare, da cercare, da sperare.

L’ironica, eloquente evoluzione della denuncia (troppe parole dissimulano il reale) e della proposta (dar credito a una rivelazione che avanza mascherata) è rappresentata dalla metamorfosi della cancellatura in figure zoomorfe. Formiche e api prendono vita dal nero larvale che si era depositato sulla pagina. Gli insetti sciamano allegramente sopra i significanti, inventano forme, minacciano il substrato cartaceo, ma liberano dalla condanna alla scrittura. C’è la vita, infatti, prima della scrittura, e le api fremono febbrilmente per il volo, il lavoro, l’offerta di altro miele.

Trasfigurando le pagine, coprendo le parole già viste, Isgrò focalizza gli scarti testuali, i contorni, le silhouette. Nemmeno la Bibbia è risparmiata, e il corpo della Scrittura viene anch’esso velato, perché ci sono verità che non possiamo guardare in faccia, ma solo testimoniare nella carne. Gesù non scrisse testi di dottrina, e il «Cristo cancellatore» del 1968 (38 volumi fittamente cancellati da Isgrò, che attribuisce l’operazione al Maestro) sembra opporsi alla ricezione idolatrica dell’annuncio di salvezza. La Parola non coincide – potremmo dire – con singole parole materiali. Allo stesso modo le farfalle si posano sui Prologhi pentagrammati degli «Evangeli» (1985), e nel «Trittico dedicato a Sant’Ambrogio» (1997) si legge che il Santo «apre questo libro, ma non riesce a chiuderlo». La Verità non è possesso di nessuno. E un poeta vero è tale se gli altri vedono per lui (cfr p. 222).

EMILIO ISGRÒ
Autocurriculum
Palermo, Sellerio, 2017, 232, € 14,00.

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