RECENSIONE

ANTROPOLOGICO IN FILOSOFIA

Antropologico in filosofia

Leonardo Messinese

Quaderno 4093

pag. 96 - 97

Anno 2021

Volume I

2 Gennaio 2021
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Questo libro di Gianluigi Pasquale si presenta come un significativo contributo all’elaborazione di un’antropologia filosofica che sappia guardare insieme alla storia del pensiero filosofico e alle più attuali problematiche circa la condizione dell’uomo, considerandolo anche nelle situazioni quotidiane. Il titolo del volume, secondo quanto rileva Umberto Galimberti nella Prefazione, non è di «immediata comprensione» e nondimeno è «assolutamente appropriato», in quanto l’autore non mira semplicemente a esporre «che cosa ha pensato la filosofia dell’uomo», ma a evidenziare che «ciò che si vuol conoscere è propriamente: che cos’è l’uomo» (p. 13).

Il volume si snoda attraverso cinque capitoli, preceduti da un’Introduzione e seguiti da una breve Conclusione. Nell’Introduzione l’autore si sofferma su alcune questioni relative allo statuto dell’antropologia filosofica, precisando che essa non dev’essere intesa né come una mera «sintesi» delle conoscenze scientifiche sull’uomo, né come un «sistema costruito sulla base di un unico principio» (p. 20).

Il primo capitolo, intitolato «L’uomo, un problema nella storia», svolge un quadro lineare della ricerca filosofica sull’uomo che va dalla filosofia greca fino a Hegel. L’autore si sofferma su Platone, Aristotele, Agostino, il pensiero medievale, Cartesio, Spinoza e Hegel, mostrando che la ricerca di questi filosofi è guidata dalla convinzione che «la ragione è il principio informatore di tutta la realtà» (p. 29). Sarà dopo Hegel, con Feuerbach, e soprattutto con Nietzsche, che il corso della filosofia verrà a modificarsi e che a un’accentuata spiritualizzazione dell’antropologia subentrerà il primato assegnato al corpo.

All’antropologia filosofica, intesa come «disciplina moderna», in cui gli stessi concetti di spirito e corpo non sono più posti come «entità aproblematiche», è dedicato il secondo capitolo. L’autore si sofferma sul pensiero di Max Scheler, Helmuth Plessner e di Arnold Gehlen, riconosciuti quali rappresentanti canonici di questa nuova impostazione, che tuttavia si articola in modo diverso in ognuno di loro.

Dopo tali ricognizioni di carattere storico, nel terzo capitolo Pasquale indica in modo efficace gli elementi di continuità tra l’animale e l’uomo e delinea gli elementi che differenziano la specie animale da quella umana, quali la socialità, il pensiero simbolico, il linguaggio sintattico, il pensiero concettuale, il senso morale, il formare una cultura, la storicità. Anche riguardo a questo argomento, non mancano alcuni utili riferimenti alla storia della filosofia, al fine di meglio inquadrare la suddetta problematica.

Il quarto capitolo è una riflessione sul classico tema dei rapporti tra corpo e anima. Essa muove da un rilievo di fondo: «Poiché corpo e anima costitui­scono un’unità, non ha propriamente senso parlare dell’uno e dell’altra separatamente» (p. 87). La tesi che fa da filo conduttore della trattazione svolta in questo capitolo è, coerentemente, aliena dal dualismo. L’autore sottolinea che «il corpo è il campo espressivo della persona», così che «non esiste un soggetto umano realizzato e compiuto nell’interiorità della coscienza, che poi secondariamente si esprime mediante simboli e segni» (p. 98). Al contrario, «il soggetto umano si realizza comunicandosi ed esprimendosi nella visibilità del corpo e nella realtà concreta del mondo» (ivi).

Il quinto capitolo, intitolato «La persona tra situazione e trascendenza», è un’essenziale esposizione di alcuni temi che sono particolarmente vivi nell’antropologia filosofica contemporanea. Anche qui è opportuno indicare la tesi che costituisce il filo conduttore della riflessione: la libertà, la temporalità, la sessualità e la morte, secondo quanto indica l’autore, non vanno pensate «come determinazioni a sé stanti costituenti la persona, ma, al contrario, come determinazioni proprie della persona in quanto da essa costituite» (p. 121). In altri termini, «è la persona, in quanto “coscienza incarnata” o “coscienza in prospettiva”, a costituire la libertà, la temporalità, la sessualità e la morte» (ivi).

La Conclusione ha un carattere prospettico: introduce a una problematica che ha assunto un grande rilievo per l’uomo contemporaneo, il quale, mentre nella postmodernità «si consegna(va) alla tecnica», ora invece, nella tardomodernità, «si ritrae dalla tecnica, essendo, tuttavia, impaurito e addirittura scosso» (p. 151).

GIANLUIGI PASQUALE
Antropologico in filosofia
Roma, Armando, 2020, 168, € 18,00.

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