Tricolore italiano - Foto: iStock/Stadtratte

UNA CIVILIZZAZIONE ITALIANA O ITALICA?

Quaderno 4034

pag. 178 - 187

Anno 2018

Volume III

21 luglio 2018

ABSTRACT – Con una consapevolezza maggiore, anche se con una certa lentezza, si stanno delineando i tratti più concreti di una «civilizzazione italica». È un concetto del quale la nostra rivista si è già occupata, ma sul quale crediamo valga la pena di tornare. Una «civilizzazione italica», cioè non soltanto «italiana», è qualcosa che, sull’esempio delle più note civilizzazioni (o Global Communities) anglosassone, ispanica, francofona, e in futuro probabilmente cinese, africana ecc., travalichi i vecchi confini territoriali, dando vita a un insieme che raccolga tutto ciò che fa riferimento all’Italia, alla sua cultura, lingua, made in Italy, stile, arte, gusto e così via.

Gli «italici» – a cui appartengono evidentemente anche gli italiani – sono tutti coloro che hanno un legame, anche solo parziale o indiretto, con l’Italia. Il legame può essere di natura familiare o sociale (come per le seconde o terze generazioni di immigrati), ma anche di tipo culturale o economico, come quello di tutti coloro che hanno avviato o partecipano a un’attività imprenditoriale che si ispira all’Italian Way of Life. Sono italici perciò anche i cittadini di nazioni o regioni di lingua italiana, come il Canton Ticino, la Dalmazia, l’Istria, ma pure gli italofili, gli italianisti, gli stranieri che scelgono per lavoro, ma soprattutto per passione, di vivere in Italia, senza avere magari nessuna goccia di sangue italiano, ma che hanno valori o stili di vita che si ispirano al sentire italiano.

Si sono moltiplicate le iniziative per far prendere coscienza di questo soft power italiano (riconosciuto più dagli stranieri che dagli italiani), ma anche per capire che questa civilizzazione italica si inserisce bene in un mondo sempre più transnazionale e interconnesso, in cui le identità diventano pluriformi.

Il mondo del business sembra il più recettivo rispetto alla diffusione dell’idea, anche per la sua concretezza, ma ha sempre bisogno di correttivi che ne valorizzino l’etica. Tra i vari aspetti, quello meno sviluppato in termini di consapevolezza è finora l’aspetto politico. Ciò si spiega anche con il fatto che, se la politica è la gestione del potere costituito, i politici vedono di cattivo occhio ciò che si oppone al loro potere e alle loro competenze, per definizione concepiti nei termini nazionali classici.

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AN ITALIAN OR “ITALIC” CIVILIZATION?

The article revisits the topic of “the Italics” – that is, the Italians, but also of all those who in some way refer to Italy, its values, culture, taste and to the Italian way of life – now estimated to be over 300 million people throughout the world. We may equate it as something similar to the Anglo-Saxon Commonwealth, or Hispanidad. Initiatives have been multiplied to increase awareness of this Italian soft power, but also to help people understand that this Italic civilization fits neatly into an increasingly transnational and interconnected world, where identities become pluriform. The business world seems to be the most receptive to the dissemination of the idea, because of its concreteness; however, it always needs corrective measures that enhance its ethics.

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