Control and power. Foto: iStock/SergeyNivens

IL RE PREPOTENTE E IL POVERO NABOT: UNA STORIA INFINITA

Quaderno 4034

pag. 119 - 130

Anno 2018

Volume III

21 luglio 2018

ABSTRACT – «La storia di Nabot è antica nel tempo, ma nella realtà è storia di tutti i giorni»: Ambrogio inizia così il racconto del povero Nabot assassinato dal re Acab per impadronirsi della sua vigna, nella quale vuole fare un orto. L’episodio del Primo libro dei Re scolpisce l’avidità del re Acab, che tutto possiede e che vuole anche il piccolo terreno di Nabot. Ma questi – pur avendo ricevuto dal re un’offerta apparentemente vantaggiosa – non può cederlo, perché è eredità santa dei padri, avuta in dono da Dio. Di qui il falso processo – Nabot è accusato di aver bestemmiato Dio e il re – e la lapidazione del povero.

Ambrogio parla di Nabot ma si riferisce al latifondismo della Milano della fine del IV secolo. Ma Acab e Nabot sono anche personaggi della storia di ogni tempo e di ogni luogo, dove il potere diviene prepotenza, e la giustizia ha il volto della corruzione. Nella storia siamo presenti anche noi che non ci accontentiamo di ciò che abbiamo e vogliamo possedere sempre di più a scapito dei poveri e dei meno fortunati. Ma la parola di Dio, su cui si fonda l’opera di Ambrogio, ha una forza inattesa, un valore perenne e risuona attuale ogni volta che si perpetra un’ingiustizia a danno degli ultimi, dei miseri, degli sfruttati, degli affamati.

L’episodio è stato ripreso da papa Francesco che, nelle omelie di Santa Marta e durante un corso di Esercizi annuali della Curia, più volte ha riproposto la lettura attualissima di Ambrogio. Per il Papa, la vicenda di Nabot «è paradigmatica di tanti martiri della storia. È paradigmatica del martirio di Gesù; è paradigmatica del martirio di Stefano; è paradigmatica pure, nell’Antico Testamento, di Susanna; è paradigmatica di tanti martiri che sono condannati grazie a una messa in scena calunniosa». Ma «questa storia – continua Francesco – è anche paradigmatica del modo di procedere nella società di tanta gente, di tanti capi di Stato o di governo: comunicano una bugia, una calunnia e, dopo aver distrutto sia una persona sia una situazione con quella calunnia, giudicano quella distruzione e condannano. Anche oggi, in tanti Paesi si usa questo metodo: distruggere la libera comunicazione». Poi Francesco ha concluso affermando che «il giusto Nabot […] voleva soltanto una cosa: essere fedele all’eredità dei suoi antenati, non vendere l’eredità, non vendere la storia, non vendere la verità», perché «l’eredità era oltre quella vigna: l’eredità del cuore non si vende».

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THE PREPOTENT KING AND POOR NABOTH: AN INFINITE HISTORY

“The history of Naboth is as old as time, but it is also the story of today”: This is the way Ambrose begins the story of poor Naboth who was assassinated by King Ahab to take possession of his vineyard. The episode in the First Book of the Kings depicts King Ahab’s greed, who owns everything, and even wants Naboth’s small piece of land. But he cannot give it away, because it is his family’s holy heritage, given as a gift from God. Hence the false process and the stoning of poor Naboth. Biblical history is an infinite story: then and now. Ambrose refers to the latifundism in Milan at the end of the fourth century. The episode was taken up by Pope Francis,  who in the homilies of Saint Marta and during a course of annual Exercises of the Curia, has repeatedly suggested the very current reading of Ambrose.

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