ARCHITETTURE DEL SILENZIO E POSTSECOLARISMO

Quaderno 4034

pag. 188 - 194

Anno 2018

Volume III

21 luglio 2018

ABSTRACT – La secolarizzazione non ha prodotto soltanto frammentazione e indebolimento della pratica religiosa, ma anche innovazione ed emancipazione del sacro dalle religioni tradizionali. Una nuova ondata di interessi e pratiche religiose, soprattutto in ambito occidentale, sembrerebbe definitivamente archiviare l’età secolare a vantaggio di un’età postsecolare. La teoria della secolarizzazione non è più in grado di riflettere le poliedriche sfaccettature delle nostre società contemporanee. Oggi assistiamo piuttosto a una de-privatizzazione della religione e a una trasformazione dell’offerta religiosa in genere.

L’esperienza postsecolare cambia il rapporto tra l’uomo e gli spazi urbani della socialità. Ai luoghi identitari del passato (chiese, sedi di partito, circoli culturali ecc.) l’uomo postsecolare preferisce i «terzi luoghi»: spazi di socialità e di confronto, luoghi di svago e di condivisione intellettuale, crocevia metropolitani dove sperimentare forme di appartenenza spontanea, favoriti dalla progettazione di spazi confortevoli e facilmente accessibili.

Un effetto evidente di questa emancipazione del sacro da luoghi tradizionalmente adibiti al culto e alla socialità si può avvertire nella nascita di «cappelle» interconfessionali, dedicate alla meditazione e al raccoglimento. Fra le molteplici proposte, una in particolare sembra negli ultimi anni attirare curiosità e interesse: le «stanze del silenzio», spesso situate in aeroporti, ospedali, alberghi e università.

Come diceva Leon Battista Alberti, «stare assieme genera forma». L’architettura religiosa può allora diventare un ambiente capace di generare comunione, un luogo pedagogico che esprime la realtà della convivenza attraverso spazi di reciproca accoglienza. Come realizzare questi luoghi senza cedere a un ingenuo sincretismo o a una semplice giustapposizione fisica di differenti contenitori religiosi?

Non si tratta di progettare templi interreligiosi che, per quanto affascinanti possano sembrare, finirebbero per generare confusione e ambiguità, quanto piuttosto di pensare a luoghi di prossimità dove persone diversamente credenti possano convergere, incontrarsi, senza confondersi.

D’altra parte, il desiderio di avere spazi di meditazione e di silenzio non deve essere demonizzato, respinto a priori come un ambiguo prodotto del relativismo postsecolare, ma indirizzato al fine di una ricerca spirituale che può essere evangelizzata. L’esperienza spirituale potrà allora essere un autentico luogo di incontro.

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ARCHITECTURES OF SILENCE AND POSTSECULARISM

Secularization has produced not only fragmentation and a weakening of religious practice, but also innovation and emancipation of the sacred from traditional religions. A new wave of religious interests and practices, especially in the Western world, would seem to definitively dismiss the secular age for the benefit of a post secular age. An evident effect of this emancipation can be felt in the foundation of inter-confessional “chapels”, dedicated to meditation and silence. It is a matter of thinking of places of proximity where people with different beliefs can converge, meet, and overcome confusion. The Author is an expert in the conservation of cultural heritage.

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