Quando si pensa al Medioevo, molti sostengono che l’elemento essenziale dell’ascesi di quel tempo sia il rifiuto del mondo e la condanna in blocco della vita terrena: l’affermazione, che è dato trovare anche nei libri di storia, non è del tutto vera. Basterebbe dare uno sguardo alle poche lettere che ci sono rimaste di san Francesco d’Assisi.
Una in particolare, scritta per un frate che chiedeva di essere sollevato dal suo incarico, appare significativa per capire quanto egli fosse radicato nel mondo e nella storia. È da collocare probabilmente tra il 1221 e il 1223[1], quattro anni prima della sua morte, ma costituisce una «perla» che ci fa conoscere la personalità del santo, in che modo aveva a cuore il Vangelo e come lo viveva realmente nelle relazioni quotidiane.
Un documento che, più di altri poi tramandatici nel tempo, rivela il vero volto di Francesco e fa capire quanto egli fosse attento agli altri, disponibile, comprensivo, e nello stesso tempo capace di applicare la parola del Signore ai casi concreti della vita. Se si confronta questa lettera con diversi testi successivi – per esempio, con l’immagine che ne danno i Fioretti –, la differenza è enorme. È noto tuttavia che tali testi, scritti a più di un secolo dalla morte di Francesco, ne esaltano in modo eccessivo, e talora favoloso, la figura e la santità, quale «modello ascetico inarrivabile, ma più da ammirare che da imitare, perché autore di atti e scelte che solo lui poteva compiere»[2].
La lettera rivela lo spessore umano e religioso del santo, il suo modo di essere cristiano, ma anche l’essere il capo di una fraternità, e insieme padre spirituale e amico.
La ragione della lettera di Francesco
Il punto centrale della lettera è detto subito all’inizio: qualsiasi cosa che ti impedisca di amare il Signore va ritenuta «una grazia».
«A frate N... ministro. Il Signore ti benedica. Io ti dico come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti impediscono di amare il Signore Iddio, ed ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti percuotessero, tutto questo devi ritenere come una grazia. E così tu devi volere e non diversamente. E questo tieni per te in conto di vera obbedienza [da parte] del Signore Iddio e mia, perché io so con certezza che questa è vera obbedienza. E ama coloro che ti fanno queste cose.
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